Ambiente e territorio

Neutralità carbonica e consumo di suolo zero entro il 2050: al via l’esame della proposta di Avs

Nel corso dell’illustrazione sono emerse le posizioni diametralmente opposte tra il relatore di maggioranza Paolo Burani (AVS) e il relatore di minoranza Priamo Bocchi (FdI). Burani: “Legge necessaria per affrontare il cambiamento climatico”. Bocchi: “Proposta ideologica e pericolosa”

Raggiungere gli obiettivi della neutralità carbonica e del consumo di suolo zero entro il 2050, ponendo obiettivi a lungo termine per ridurre le emissioni climalteranti e per dare vita a una nuova cultura della prevenzione.

La proposta di legge regionale “Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici” presentata dal gruppo di Alleanza verdi e sinistra (AVS) composto da Paolo Burani, Paolo Trande e Simona Larghetti, approda nella commissione Territorio e Ambiente. L’iter della proposta ha preso il via con l’illustrazione da parte del relatore di maggioranza Paolo Burani (AVS) e del relatore di minoranza Priamo Bocchi (FdI). 

Per Burani uno dei punti di forza del progetto di legge è l’introduzione di “un piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici costruito in collaborazione con gli enti locali, che fornisce linee guida per affrontare gli effetti già visibili del cambiamento climatico e rendere le città e le comunità più resilienti”. Netta, invece, la bocciatura di Bocchi per il quale il progetto di legge è “ideologico, pericoloso, sbagliato nelle premesse e negli obiettivi, poiché confonde la tutela dell’ambiente con la pretesa di controllare il clima”.

La relazione di maggioranza

Paolo Burani, nel richiamare i principi della Costituzione, la normativa europea e internazionale in materia, gli obblighi assunti dallo Stato italiano con la legge 204/2016 di ratifica degli Accordi di Parigi e le 70 procedure di infrazione aperte a carico del nostro Paese, ha evidenziato la necessità di un intervento organico a livello regionale. “Il 70% di queste infrazioni – precisa Burani – riguarda i settori dell’ambiente e dell’energia: dal 2012 ad oggi l’Italia ha pagato 1,2 miliardi tra sanzioni e penalità”.

“Negli anni, – prosegue Burani – l’Emilia-Romagna ha costruito un patrimonio di strumenti strategici e di programmi che affrontano il tema del cambiamento climatico, come il patto per il lavoro e per il clima. Tuttavia, in assenza di una cornice legislativa, si è rimasti spesso in una fase programmatica, con sovrapposizione di competenze ed effetti non sempre così misurabili. Questa legge mette insieme programmi e strategie, rendendo obbligatorio l’allineamento alle politiche settoriali, come trasporti, edilizia, agricoltura, introducendo indicatori misurabili e meccanismi di governance multilivello”. Burani ha anche ricordato come l’Emilia-Romagna sia tra i territori più esposti agli effetti del cambiamento climatico per questioni geografiche, per intensità e per consumo di suolo. “Le basi scientifiche ci dicono che il cambiamento climatico è di origine antropica, cioè è colpa nostra”, prosegue Burani.

“Fra le novità di questa proposta di legge, composta da 19 articoli, – va avanti l’esponente di Avs – vi è l’introduzione, all’articolo 6, del piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, costruito in collaborazione con gli enti locali, che fornisce linee guida per affrontare gli effetti già visibili del cambiamento climatico e rendere le città e le comunità più resilienti. All’articolo 10 viene creata l’Assemblea dei giovani per il clima, che si riunisce due volte l’anno per proporre idee e contribuire alla definizione delle politiche regionali. Con l’articolo 12 si istituisce l’osservatorio per la transizione giusta, mentre all’articolo 14 viene introdotto il concetto di ‘green budget’, un bilancio che tiene conto degli obiettivi climatici. Per la prima volta, inoltre, in una legge regionale, si stabilisce un legame tra crisi climatica e salute: con l’articolo 15 si promuovono interventi di supporto psicologico anche in riferimento all’eco-ansia”.

La relazione di minoranza

Non ha risparmiato critiche il relatore di minoranza Priamo Bocchi (FdI) nei confronti di un progetto di legge definito “ideologico, pericoloso, sbagliato nelle premesse e negli obiettivi, poiché confonde la tutela dell’ambiente con la pretesa di controllare il clima”.

Il primo attacco va all’articolo 2 del progetto di legge che prevede il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. “Come sarà misurabile e, soprattutto, quali saranno i costi in termini di deindustrializzazione, perdita di competitività del territorio, ripercussioni sul fronte occupazionale? – si chiede Bocchi -. Per non parlare dell’eco-ansia cui si fa riferimento, un fatto quasi surreale se pensiamo che è proprio la visione catastrofista e apocalittica di chi propone questo progetto di legge ad alimentarla. L’innovazione deve restare l’approccio più efficace: non è imponendo rinunce che una comunità cresce. E una comunità che cresce ha bisogno di consumare energia”.

“E va detto che, nonostante le riduzioni di emissioni da parte dell’Europa, a livello mondiale nulla cambia perché le emissioni di India e Cina sono aumentate del 300% – ribadisce Bocchi -. I sacrifici europei hanno portato solo a un progressivo processo di deindustrializzazione in settori base come l’acciaio: siamo passati da una produzione del 2010 di 173 milioni di tonnellate a una produzione di 116 milioni nel 2025, con una perdita di 100mila unità nel settore siderurgico”.

“Si tratta di un progetto di legge utopico e propagandistico – affonda ancora l’esponente di FdI -, basato sull’ossessione che le emissioni di anidride carbonica siano la manopola di controllo del clima che, invece, ha in sé una straordinaria complessità. Una proposta di legge dai benefici incerti, pressoché nulli, che impone una iper-regolamentazione che scoraggerà la vita delle imprese. E che risulta, peraltro, anche intempestiva, visto che la stessa Unione europea si è resa conto degli eccessi del Green Deal. E che dire di questa alfabetizzazione climatica di cui si parla e che sa tanto di indottrinamento ideologico? E chi definisce il concetto di transizione giusta? E giusta per chi? In definitiva, una proposta che si illude di poter mitigare il clima, che ritiene l’uomo un virus e il benessere una colpa”.

(Brigida Miranda)

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