Ambiente e territorio

Biodiversità e turismo sostenibile: ecco il futuro della Riserva naturale dei Ghirardi a Parma

L’area si amplia di 159 ettari. La commissione Territorio e Ambiente, presieduta da Paolo Burani, ha approvato le novità per la riserva naturale dell’Appennino parmense. Ora la parola passa all’Assemblea legislativa per il voto definitivo

Si amplia il perimetro della Riserva Naturale Regionale dei Ghirardi, situata tra i Comuni di Borgo Val di Taro e Albareto, nell’Appennino parmense. Si tratta di una delle aree protette più consolidate della Regione, che ha trovato nel 2010 una prima forma di tutela dal punto di vista della normativa regionale: normativa che oggi arriva a ulteriore aggiornamento, con un ampliamento della superficie di 159 ettari. L’area dunque raggiunge la superficie di 500 ettari.

Lo schema di delibera, con l’atto istitutivo, ha ricevuto parere favorevole oggi dalla Commissione Territorio e Ambiente presieduta da Paolo Burani, per poi passare al vaglio dell’Assemblea legislativa.

L’assessora a Parchi e forestazione, Gessica Allegni, ospite della commissione, ha chiarito come “l’agenda europea 2030 vada a fissare obiettivi ambiziosi: c’è l’urgenza di fare il possibile per aumentare le aree a tutela rigorosa ed è una sfida che ci chiama direttamente in causa”. “L’ampliamento nasce da un percorso di condivisione con l’ente di gestione del parco e con i soggetti coinvolti – prosegue Allegni -. Ecosistemi più estesi sono maggiormente stabili e resilienti, includendo una maggiore quantità di habitat e favorendo l’incremento della biodiversità. Questo provvedimento consente di includere nella riserva anche pareti rocciose idonee per la nidificazione dei rapaci”.

Il dibattito

Matteo Daffadà (Pd) si è detto particolarmente contento del provvedimento. “L’iter è iniziato nella scorsa legislatura – ricorda -. C’è stato un ampio percorso partecipativo, non solo con le amministrazioni locali ma con tutti gli attori coinvolti: mondo ambientalista, venatorio, agricolo, proprietari dei fondi. E il fatto che non ci siano state osservazioni è perché, fin da subito, abbiamo messo tutti intorno a un tavolo, per arrivare a un provvedimento condiviso da tutti”.

Fausto Gianella (FdI) e Marta Evangelisti (FdI) hanno chiesto chiarimenti sul fatto che, nella riserva, è consentita la raccolta del tartufo da parte dei proprietari dei fondi mentre è vietata quella dei funghi (sul punto è stato chiarito che si tratta di due diverse normative. La raccolta funghi è vietata nelle riserve mentre, per quanto riguarda il tartufo, viene lasciata agli enti libertà di regolamentazione).

Priamo Bocchi (FdI) ha evidenziato: “In realtà qualche elemento critico c’è. Si ha una visione eccessivamente ideologica della tutela di questi luoghi. Proibire o limitare troppo le attività agricole, ricettive e antropiche in generale può creare danni al possibile sviluppo del territorio o problemi legati al rischio di abbandono di queste aree”.

Simona Larghetti (Avs) ha parlato di un provvedimento positivo “che si inserisce in un contesto emiliano-romagnolo che presenta molte aree a rischio desertificazione”. “Quindi, ben venga qualsiasi progetto che vada a incrementare la tutela della biodiversità – afferma -. Spiace constatare che puntualmente venga agitato lo spauracchio della limitazione delle attività umane, quando il problema è proprio il contrario”.

Nicola Marcello (FdI) ha chiesto chiarimenti sulla nuova riserva che dovrebbe nascere nel comune di Montescudo-Monte Colombo (sul punto è stato precisato che c’è un procedimento simile in corso, che prevede il coinvolgimento delle comunità locali e che, in caso di esito positivo, avrà un simile percorso normativo).

I contenuti del provvedimento

La modifica si è resa necessaria per adeguare il quadro normativo della Riserva alle evoluzioni legislative regionali e per rispondere agli obiettivi europei, per rafforzare gli strumenti di conservazione di un’area che, per effetto dell’ampliamento, è stata portata a 500 ettari, caratterizzata da un mosaico unico di biodiversità, prati stabili e nuclei rurali storici.

Tra gli obiettivi confermati, figura la tutela della biodiversità e la protezione di specie e habitat di interesse comunitario, con particolare attenzione alla gestione delle zone umide per gli anfibi e alla conservazione degli alberi senescenti per la fauna forestale. Previsti interventi gestionali per gli ungulati, come il cinghiale, per garantire l’equilibrio dell’ecosistema e la tutela delle attività agricole.

Sul fronte del turismo sostenibile, il piano punta a potenziare l’accoglienza presso il centro visite in località Pradelle, promuovendo una fruizione dolce (a piedi, in bici o a cavallo) e garantendo l’accessibilità anche alle persone con disabilità. Vengono incentivate le pratiche agricole tradizionali e il recupero della viabilità storica, favorendo accordi con gli agricoltori per la tutela degli uccelli terricoli attraverso lo sfalcio ritardato dei prati. Il provvedimento mira a tutelare l’equilibrio tra presenza umana e natura, confermando la possibilità di svolgere attività tradizionali. Restano consentite le attività agricole esistenti e le forme di ospitalità rurale, così come sono ammessi interventi di restauro, risanamento conservativo e manutenzione degli edifici e della viabilità esistente.

A tutela dell’ecosistema, è vietata la cattura o il danneggiamento degli animali selvatici, l’attività venatoria e a pesca, le attività rumorose o impattanti come il campeggio. E’ proibita l’apertura di nuove strade o l’edificazione di strutture non funzionali alla gestione della Riserva. La gestione della Riserva è di competenza dell’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia occidentale.

(Brigida Miranda)

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