Scuola giovani e cultura

ASSEMBLEA E-R. SCONTRO IN AULA SU GADGET FASCISTI, ATTO RINVIATO

Pd, Sel e AltraEr: “banalizzazione del male rappresentato dal totalitarismo”. Fdi-An, Fi e Ln: “Proibizionismo rischia di amplificare il fenomeno e colpisce antiquari e collezionisti”

La discussione in merito all’estensione del reato di apologia del fascismo anche alla vendita e diffusione di gadget con immagini del regime, prevista nella risoluzione dei gruppi Pd, Sel e AltraEr, prima firmataria la consigliera Nadia Rossi (Pd), ha innescato uno scontro in Aula fra i consiglieri sottoscrittori dell’atto di indirizzo e quelli dei gruppi Fdi-An, Fi e Ln. Nella risoluzione si chiedeva alla Giunta regionale “di intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo”.

Per il Pd, oltre alla consigliera Rossi, che ha evidenziato come “il folklore della commercializzazione dei gadget rischia di alimentare una sorta di ricordo nostalgico del fascismo che mal si concilia con i valori dell’antifascismo, della libertà e della democrazia che le istituzioni devono presidiare”, sono intervenuti i consiglieri Stefano Caliandro, Enrico Campedelli e Valentina Ravaioli. Caliandro ha giudicato inaccettabile la commercializzazione di gadget inneggianti al fascismo, perché non sono simboli privi di significato ma rappresentano una sfregio alla storia e alla cultura. Per Campedelli, il tema di fondo è quale messaggio si vuole dare alle giovani generazioni; prendere posizione sulla vendita dei gadget dimostra che l’Assemblea tiene in considerazione la storia, presidia valori come la democrazia e la libertà e testimonia senza banalizzazioni l’antifascismo. Ravaioli, infine, ha ricordato il comune di Predappio stia agendo concretamente per uscire dal folklore promuovendo l’istituzione di un centro studi sui totalitarismi, nella consapevolezza che la conoscenza della storia è la chiave per difendere la libertà e la democrazia.

Per Tommaso Foti (Fdi-An), la risoluzione, alla stregua di due disegni di legge presentati in Parlamento da deputati del Pd, è un puro manifesto, tanto inapplicabile, dato che non fa distinzione fra gadget e oggetti d’epoca, quanto inutile per difendere i valori dell’antifascismo. “I rigurgiti dei totalitarismi- ha affermato il capogruppo- si combattono con le idee e non colpendone i simboli, perché altrimenti si fa mera strumentalizzazione politica”. Foti, quindi, ha proposto il ritiro dell’atto, invitando i proponenti alla stesura di una risoluzione per vietare il commercio di tutti i gadget con immagini di qualsivoglia totalitarismo. La richiesta è stata respinta.

Per la Ln sono intervenuti Massimiliano Pompignoli, Stefano Bargi e Gabriele Delmonte. Pompignoli ha sottolineato come “nell’ordinamento italiano le norme contro il reato di apologia del fascismo ci sono e sono chiare, tanto che non si ravvisa alcuna necessità né di inasprirle né di introdurne di nuove”. La storia non si cancella, ha sottolineato il consigliere, e perseguire la vendita di gadget ha come unico risultato quello di mettere in ginocchio l’economia di due paesi del forlivese. Per Bargi, si tratta di un atto velleitario e inutile che rischia di riaccendere divisioni e ferite, perché se il problema sono i simboli, allora tutti i gadget che richiamano i totalitarismi dovrebbero essere vietati. Delmonte, infine, ha ammonito riguardo alle possibili ricadute per gli antiquari che vendono oggetti d’epoca, che non possono essere messi sullo stesso piano dei gadget.

Igor Taruffi (Sel), partendo dal presupposto che il giudizio sul fascismo è acquisito e dovrebbe essere condiviso da tutti, ha invitato a chiedersi “se sia normale che il ricordo del regime fascista sia divenuto un business; denunciarlo, pertanto, è doveroso”.

Per Enrico Aimi (Fi) siamo di fronte “a una bizzarra iconoclastia da respingere, perché lascia trapelare l’idea che la nostra democrazia ha paura di semplici gadget”. Secondo il consigliere, il proibizionismo sarebbe un male peggiore e il fascismo si deve combattere con le idee non prendendosela con le effigi.

Per Piergiovanni Alleva (Altra Er), “l’aspetto più grave è la banalizzazione del male connessa con la vendita dei gadget, perché si rischia una propaganda di altri contenuti ben più profondi e da condannare”.

Il presidente Stefano Bonaccini, infine, ha rivolto un appello all’Aula “a presidiare uniti il valore dell’antifascismo e della democrazia”.

Oltre alla consigliera Rossi, hanno firmato il documento: Paolo Calvano, Stefano Caliandro, Francesca Marchetti, Roberta Mori, Roberto Poli, Antonio Mumolo, Barbara Lori, Massimo Iotti, Silvia Prodi, Marcella Zappaterra, Katia Tarasconi, Giuseppe Boschini, Luca Sabattini, Luciana Serri, Giorgio Pruccoli, Gianni Bessi, Mirko Bagnari, Lia Montalti, Valentina Ravaioli, Paolo Zoffoli, Gian Luigi Molinari e Giuseppe Paruolo (Pd), Piergiovanni Alleva (AltraEr), Igor Taruffi e Yuri Torri (Sel).

(Luca Govoni)

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