Le norme contenute nel decreto legge 3/2015, sulle “Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”, produrrebbero “conseguenze negative” al “risparmio nazionale” e all’”accesso al credito delle famiglie e delle piccole e medie imprese”.
Lo afferma il consigliere Tommaso Foti (Fdi) in un’interrogazione rivolta alla Giunta regionale, in cui segnala che il decreto è anche “ingiustificato”, in quanto non ci sarebbero i presupposti per il ricorso alla decretazione d’urgenza, e “ingiustificabile” nel “merito”, visto che “impone ad alcune Banche popolari di trasformarsi da cooperative in società per azioni”.
La “trasformazione in società per azioni delle prime dieci Banche popolari, con un totale attivo superiore agli 8 miliardi di euro (oltre il 90 per cento dell’intera categoria del credito popolare), penalizzerà fortemente – a parere di Foti – i territori di riferimento e l’economia reale del paese”, visto che attualmente queste banche “erogano crediti alla clientela per circa 375 miliardi di euro, un valore che rappresenta il 27 per cento degli impieghi complessivi del sistema bancario italiano”.
“Le norme contenute nel decreto legge, se approvate, – prosegue il consigliere – determineranno una contrazione del prodotto interno lordo di oltre 3 punti percentuali, aggravando ulteriormente l’attuale situazione recessiva” e quella occupazionale e, nei fatti, il decreto – segnala – “produrrà un meccanismo speculativo tale da determinare un progressivo trasferimento della proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali, con effetti drammatici per i cittadini, che dovranno subire la riduzione di 80 miliardi di euro dei crediti loro accordati”.
Visto che le Banche popolari hanno “un peso rilevate anche in Emilia-Romagna”, Foti chiede se la Giunta non consideri doveroso e urgente esprimere al Governo la “piena contrarietà” rispetto ai contenuti del decreto, invitando l’esecutivo nazionale a “non insistere” per la sua conversione in legge. (AC)


