“Il Governo non abolisca le Consigliere regionali di Parità”. A chiederlo sono Simona Lembi (Pd) e Simona Larghetti (Avs) intervenute nel corso della commissione Parità presieduta da Elena Carletti, durante la quale sono state audite delle docenti universitarie in merito al recepimento delle direttive europee del 2024 proprio sul tema Consigliere di Parità. A imporsi nella scaletta degli interventi è stata proprio la richiesta di Pd e Avs affinché il governo ritorni sui propri passi in merito alla decisione, già messa nero su bianco in un decreto del 19 febbraio scorso, di sostituire le Consigliere regionali di parità regionali con un nuovo Organismo per la parità con sede a Roma.
Proprio la decisione di accentrare a Roma attività fino ad ora delegate sui territorio è stato al centro dell’intervento di Simona Lembi (Pd), la quale ha detto di manifestare “molta preoccupazione sul tentativo di questo Governo nazionale di affossare la figura della consigliera di parità, se si vuole individuare un unico ufficio per una figura che è ora presente su tutto il territorio nazionale dico no. So come lavorano sul territorio e bisognerebbe delle due rafforzare la rete. Quando si parla di futuro delle consigliere di parità e contrasto alle discriminazioni di genere sul lavoro, il rischio di fare passi indietro è fortissimo: le politiche di pari opportunità sono vere e proprie policy, è tempo di considerale come le altre. Siamo ultimi in Europa per occupazione delle donne e delle giovani donne”. Sulla stessa linea è intervenuta Simona Larghetti (Avs) per la quale “è inevitabile manifestare preoccupazione per questa dinamica di accentramento, c’è una tendenza a riportare tutto al governo centrale, come è successo per Italia meteo. Questa perdita della cultura della prossimità è un tema politico. È un ulteriore rafforzamento della fragilità: allontanare l’approdo di ascolto del soggetto in difficoltà significa scoraggiarlo. Riavvolgere il nastro non sarà possibile, sono crepe che difficilmente si possono rimettere in ordine quando si creano”. “Avremmo un percorso da compiere e una figura da rilanciare nell’interesse dei territori”, spiega la presidente Carletti.
Fuori dal più contingente dibattito politico, è intervenuta anche la nuova Consigliera di parità della Regione Emilia-Romagna, Carmelina Fierro: “Sono onorata di questa nomina frutto anche del lavoro di questa commissione. La Regione – spiega – deve pensare a un modello ed essere ancora una volta la Regione che ha visioni. In questi dieci anni abbiamo promosso tante azioni positive, significa mantenere il posto di lavoro delle donne e affiancare le aziende. Quando parliamo di pari opportunità non parliamo solo delle donne, ma di non perdere un importante potenziale per la società e le aziende. C’è ancora tempo, iniziamo a proporre modifiche a questo decreto”.
All’inizio della Commissione ci sono state le audizioni di Valentina Cardinali, responsabile della valutazione di impatto di genere delle politiche pubbliche INAPP e di Laura Calafà, professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro presso l’Università di Verona, sulle nuove direttive europee in materia di Consigliere di Parità e le proposte del Governo Meloni.
Valentina Cardinali, ha sottolineato che “queste direttive intervengono in un sistema italiano che non è digiuno: da un lato UNAR Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che ha la funzione di garantire l’effettività del principio di parità di trattamento tra le persone, incluse le persone LGBT e le figure delle consigliere di parità che si occupano della parità tra uomo e donna in ambito lavorativo”. Il nuovo organismo di parità sarà anche un centro di raccolta dei dati di monitoraggio per la parità di genere sul lavoro, ma, secondo Cardinali “la copertura a livello territoriale rischia di essere parziale ed è il principale punto critico, – da una parte, dall’altra la diversità di competenze – poteva generare una diversità di applicazione sul territorio nell’esercizio del ruolo della consigliera di parità”. Per Laura Calafà “essere in sede regionale è fondamentale, perché c’è una dimensione internazionale su cui la Regione si interseca tenendo in considerazione la fragilità del sistema degli organismi di parità. Semplificare gli organismi di parità non rende giustizia alla questione discriminatoria, in questa fase di discussione degli organismi è stata accantonata la disabilità, che rimane separata”. Inoltre, ha evidenziato come “la questione di genere è accompagnata anche dalla questione pensionistica di genere, gli interlocutori non sono solo le aziende ma anche lo Stato”.
(Giorgia Tisselli)



