COMUNICATO
Ambiente e territorio

Agroalimentare. Gibertoni (Misto): subito etichettatura con impronta ecologica

L’introduzione di un’etichettatura contenente l’impronta ecologica del prodotto, spiega la consigliera, “costringerà, inevitabilmente, a un’analisi economica e ambientale dei modelli della filiera agroalimentare e a una ricostruzione esatta della catena dei valori che potrà diventare maggiormente trasparente e, in parallelo, sarà svolta la necessaria valutazione dell’impatto ambientale di cui dare conto al consumatore”

“Anticipare e agevolare, anche su base regionale e volontaria, l’introduzione dell’etichettatura degli alimenti recante la loro impronta ecologica nonché assumere tutte le iniziative possibili al fine di prepararsi, sperimentare, anche su larga scala, e rendere già attuabile da subito l’obiettivo di etichettare i prodotti alimentari al fine di consentire ai consumatori di scegliere un’alimentazione sana e sostenibile (con una etichettatura dei prodotti che dia conto della loro impronta ecologica coprendo gli aspetti nutrizionali, climatici, ambientali e sociali degli stessi prodotti)”.

A chiederlo, con un doppio atto (una risoluzione e un’interpellanza) rivolto al governo regionale, è Giulia Gibertoni (Misto).

In quest’ottica, rimarca la consigliera, “occorre promuovere azioni concrete, anche nell’ambito dei sistemi incentivanti dei programmi europei, a partire dal Programma di sviluppo rurale, ma non solo, affinché le filiere agroalimentari regionali aderiscano a un sistema di etichettatura che contempli l’impronta ecologica, introducendo, in particolare, già nel corrente programma per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare, l’inserimento di prodotti alimentari a bassa impronta ecologica nella ristorazione collettiva pubblica”.

L’Unione Europea con la strategia “dal produttore al consumatore”, sottolinea poi Gibertoni, “si propone di ridurre l’impronta ambientale e climatica del suo sistema alimentare e di fare in modo che la stessa filiera, che abbraccia la produzione, il trasporto, la distribuzione, la commercializzazione e il consumo dei prodotti alimentari, abbia un impatto ambientale neutro o positivo”. L’impronta ecologica, prosegue, “può essere quindi vista come un indice statistico creato per definire quanto territorio biologicamente produttivo (o biocapacità) è utilizzato per produrre un certo alimento. Alimentandoci, infatti, consumiamo cibo e per produrlo sfruttiamo una parte dell’ambiente in cui viviamo, quindi, è come se lasciassimo un’impronta sulla terra, rendendola non più utilizzabile per altri scopi, nemmeno per produrre nuovi alimenti”.

Si calcola, spiega la capogruppo, “che la filiera generale della produzione del cibo sia tra i settori economici meno sostenibili, responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra del mondo”. L’introduzione di una etichettatura contenente l’impronta ecologica del prodotto, conclude, “costringerà, inevitabilmente, a un’analisi economica e ambientale dei modelli della filiera agroalimentare nonché a una ricostruzione esatta della catena dei valori che potrà diventare maggiormente trasparente e, in parallelo, sarà svolta la necessaria valutazione dell’impatto ambientale di cui dare conto al consumatore”.

(Cristian Casali)

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