Salvaguardare il servizio veterinario del Servizio sanitario nazionale, che si occupa dei controlli su mangimi e materie prime provenienti dall’estero. Lo chiede Daniele Marchetti della Lega nord, con un’interrogazione nella quale porta alla Giunta la preoccupazione di chi ritiene che, depotenziando il servizio, ci sia il rischio di “ridurre i controlli su ciò che proviene da altri paesi e che viene immesso nella nostra filiera”.
Sono i veterinari ufficiali, infatti, a rilasciare il certificato sanitario che deve accompagnare tutte le partite in esportazione dei prodotti alimentari di origine animale, garantendone la salubrità e la sicurezza, e sono loro che vigilano su tutta la filiera di produzione, dai mangimi alla salute degli animali. Si tratta di un mercato- fa notare il consigliere regionale Ln- vitale per l’economia emiliano-romagnola, che è tra le prime regioni in Italia per l’export di prodotti alimentari di grande pregio verso paesi Ue ed extra Ue. “Il servizio veterinario- spiega però l’esponente del Carroccio- ormai non rappresenta nemmeno il 3% della spesa del fondo sanitario regionale e la stessa percentuale si ritrova nei bilanci delle Ausl”. Secondo Marchetti quella dei veterinari sarebbe la categoria di sanitari “più anziana” della Regione e “non programmare la imminente futura sostituzione dei professionisti in servizio è un imperdonabile errore di pianificazione che creerà sicuramente enormi disagi alla tutela della salute pubblica e al mondo produttivo e di cui gli amministratori dovranno rendere conto”.
Il consigliere della Lega, dunque, interroga la Giunta per sapere se, visto il flusso di mangimi e materie prime provenienti dall’estero, si ritengano sufficienti e sicuri i controlli. Marchetti chiede se siano state coinvolte le categorie interessate e se così “non si corra il rischio che il servizio veterinario perda autonomia e quindi efficacia”. Inoltre, domanda alla Regione se non ritenga che il servizio, se depotenziato, debba ridurre i controlli sui prodotti di importazione che vengono immessi nella filiera emiliano-romagnola e chiede informazioni su quali siano i territori maggiormente interessati dall’import di mangimi o materie prime per la loro produzione.
(Giulia Paltrinieri)


