Rendere obbligatorio il microchip per tutti i gatti nati o acquisiti a partire dal 1° gennaio 2026. A chiederlo è Tommaso Fiazza (Lega) che ha presentato una risoluzione, sulla scia di quanto già disposto in Regione Lombardia, per far sì che anche in Emilia-Romagna si possa “avere un maggior controllo della popolazione felina, contrastarne l’abbandono, agevolare il ricongiungimento del gatto con il proprietario e dimostrare la titolarità dell’animale in caso di furti e appropriazione degli animali da parte di terzi”.
“Nonostante l’Anagrafe nazionale felina (Anf) sia attiva dal 2011 -ha sottolineato il consigliere- attualmente non è obbligatorio
microchippare il proprio gatto, a differenza di quanto avviene per i cani. Inoltre, in base all’Accordo Stato-Regioni del 24 gennaio 2013, per la vendita o cessione di uno o più cani e gatti è previsto il divieto di vendita e cessione, a qualsiasi titolo, di cani e gatti non identificati e registrati, nonché di cani e gatti di età inferiore ai due mesi, fatti salvi i casi in cui i cuccioli devono essere allontanati dalla madre per motivi sanitari certificati da un medico veterinario pubblico o privato abilitato ad accedere all’anagrafe canina regionale”.
“Il microchip -ha concluso Fiazza- rappresenta la carta d’identità dell’animale e permette un maggior controllo della popolazione felina, contrastando così l’abbandono e il ricongiungimento di un gatto smarrito con il proprietario. Inoltre, in caso di appropriazione degli animali da parte di terzi o in caso di furto, il microchip consente la riconsegna del felino al vero titolare. La procedura è indolore per l’animale, in quanto il microchip viene inoculato con un’iniezione sottocutanea, solitamente all’altezza delle scapole, da un veterinario autorizzato o dai servizi veterinari delle Asl”.
(Lucia Paci)