Il Parlamento approvi la legge sulla fiscalità incentivante per la montagna proposta dall’Emilia-Romagna e depositata alla Camera dei Deputati: i parlamentari emiliano-romagnoli di ogni partito si attivino per garantire un celere e favorevole iter del provvedimento. La commissione Bilancio presieduta da Annalisa Arletti ha approvato, con il voto favorevole del centrosinistra e quello contrario del centrodestra, una risoluzione a prima firma Giancarlo Muzzarelli (Pd) e sottoscritta da tutti i gruppi di maggioranza: Pd, Avs, Civici, Movimento 5 Stelle. Bocciata, invece, una risoluzione di Fratelli d’Italia a prima firma Ferdinando Pulitanò in cui si chiedeva alla Regione, in attesa del varo dei decreti attuativi della legge nazionale sulla montagna approvata nel 2025, di intervenire con i propri strumenti normativi e finanziari per garantire la tenuta dei territori montani.
“I territori appenninici soffrono da anni una grave crisi demografica, caratterizzata da spopolamento, invecchiamento della popolazione, rarefazione insediativa e difficoltà di accesso ai servizi essenziali, aggravata da tante fragilità che impongono soluzioni complesse e non semplificabili a criteri altimetrici. L’Appennino interessa 15 regioni italiane e circa 10 milioni di abitanti”, ricorda Muzzarelli per il quale “intervenire sulle sue aree svantaggiate significa rispondere a una sfida nazionale, capace di innescare una rigenerazione economica e sociale che superi la marginalizzazione, rilanciando le potenzialità produttive, culturali e ambientali di questi territori”. L’esponente dem sottolinea che il progetto di legge, articolato in sei capi, definisce nei primi due articoli i principi generali e le modalità di individuazione delle aree montane appenniniche svantaggiate, stabilendo che tali aree siano identificate da ciascuna Regione sulla base dell’Indice di Fragilità Comunale (IFC) e di altri criteri oggettivi legati a vulnerabilità socioeconomiche e demografiche. Tra i vari punti, il pdl prevede il regime fiscale agevolato per il personale sanitario e docente neo-residente, offrendo condizioni favorevoli per il rientro in Italia di professionisti che abbiano trascorso almeno cinque anni all’estero. Inoltre, viene garantito il sostegno alle microimprese e PMI preesistenti, permettendo anche alle attività già operanti nei territori montani prima del 1° gennaio 2025 di accedere ai benefici previsti dalla legge. “Con questa proposta di legge la Regione Emilia-Romagna ha saputo svolgere con responsabilità e lungimiranza il proprio ruolo di promotrice legislativa contribuendo con una proposta concreta e di ampio respiro a un dibattito di interesse nazionale”, evidenzia Muzzarelli che sottolinea come “l’urgenza di intervenire è oggi rafforzata anche dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalla crisi dei servizi sanitari e scolastici nelle aree marginali, e dalla necessità di rafforzare la resilienza delle comunità locali in vista delle future sfide ambientali e demografiche”.
Il dibattito
“Con la nuova classificazione diversi comuni che erano montani ora non lo sono più”, sottolinea Lodovico Albasi (Pd) che ricorda come “la legge 131 stanzia 200milioni per tutti i Comuni montani, li vedo come una mancia. Da quando è stata fatta questa legge ho chiesto davvero che i Comuni di montagna venissero tenuti in considerazione, ma la risposta è stata non ci sono i soldi. Chiedere oggi alla Regione Emilia-Romagna di sostituirsi al Governo nazionale come fa Fratelli d’Italia lo trovo fuori luogo”.
Per Fausto Gianella (FdI): “Se era così facile trovare tutti questi fondi perché non l’hanno fatto prima. La legge nazionale del 2025 sta entrando in vigore e propone, tra le cose, sostegno alle scuole, al personale sanitario, alle professioni montane e una flat tax al 15% per giovani imprenditori. Certo, si può sempre fare meglio ma i governi precedenti non l’hanno presentata. Nella risoluzione del centrosinistra ci sono soluzioni molto vaghe e un’incongruenza con l’aiuto alle imprese. Non vediamo l’utilità della risoluzione”.
“L’incentivo fiscale che propone Muzzarelli deve farci riflettere perché – commenta Vincenzo Paldino (Civici) – se la fiscalità è una delle condizioni importanti non è sufficiente, gli scogli principali sono anche i servizi. Inoltre, è giusto mettere al centro il discorso sulla residenza in appennino: per avere benefici sul lungo periodo serve evitare lo spopolamento. Questo impegno ha bisogno di politiche concrete, dobbiamo garantire servizi non solo stagionali. Il Governo nazionale dovrebbe fare di più, su questo tema dobbiamo lavorare insieme”. E per Maria Costi (Pd) “il sostegno della montagna è importante anche per la pianura: la risoluzione del Pd è altamente condivisibile e merita attenzione non solo contrapposizione”.
“Su questo tema credo sia difficile non ammettere che l’interesse sia condiviso: ricordo che – evidenzia Alessandro Aragona (FdI) – il Governo in carica ha fatto finalmente una legge, dopo decenni nei quali si è parlato di una legge sulla montagna. Certo, tutti speriamo ci siano il massimo delle risorse possibili. Va riconosciuto un merito al Governo, quello di avere preso una palla che scotta: lo sappiamo che potrà portare a scelte coraggiose e dolorose. Perché altrimenti potremmo fare come gli altri Governi che di scelte non ne hanno fatte. A livello nazionale il percorso è iniziato, – continua l’esponente meloniano – bisogna avere una posizione molto equilibrata e molto seria”.
Per Marta Evangelisti (FdI) “oggi la popolazione continua a diminuire: ci sono accorpamenti scolastici, problemi sul trasporto pubblico locale, sono dinamiche non certo nuove e sono il risultato di anni di programmazione in cui in questa Regione non si è fatto nulla. La risoluzione che ci viene presentata dalla maggioranza concentra tutto solo sulla leva fiscale, con incentivi sulla residenza, residenze che rischiano di essere temporanee, in generale, non sul radicamento. Ci aspettavamo che avreste sostenuto la legge prevista dal Governo, coordinando gli strumenti presenti e rafforzando le politiche regionali sui servizi essenziali. L’appennino non si è svuotato da solo e non è ascrivibile a questa parte politica. La risoluzione del Pd è una scorciatoia, rimandando il problema ad altri: modalità che non ci trova d’accordo”.
Fabrizio Castellari (Pd) dice che la risoluzione del centrosinistra “è un testo preciso e puntuale sui vari temi. La legge 131/2025 non coglie tutta la complessità socioeconomica dei territori montani. Inoltre, la riclassificazione dei comuni montani ha prodotto danni, tant’è che le associazioni non ne hanno ravvisato la necessità. Spero che il tema della riclassificazione sia rimesso in discussione e che ci sia spazio per fare un provvedimento più preciso. Peraltro, a fronte di un portafoglio ridottissimo, parliamo di quasi nulla”.
(Giorgia Tisselli)


