COMUNICATO
Governo locale e legalità

Bilancio Regione. Manovra 2020, inizia l’esame in Aula

Relatore Iotti (Pd): “risanamento conti e miglioramento capacità di spesa dei fondi a disposizione hanno accresciuto gli investimenti”. Bargi (Lega) relatore minoranza: “troppe spese discrezionali e sprechi per partecipate e consulenze”

Prende il via in Assemblea legislativa, nell’ultima seduta della legislatura, l’esame della manovra di bilancio per il 2020, composta dalla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanzia regionale (Nadefr) 2019-2020, dalle Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2020, dal Bilancio di previsione della Regione per il 2020-2022 (legge di stabilità regionale 2020) e dalle Disposizioni per la formazione del Bilancio di previsione della Regione per il 2020-2022. Relatori dei progetti di legge che compongono la manovra sono Massimo Iotti (Pd), per la maggioranza, e Stefano Bargi (Lega), per la minoranza.

La manovra di bilancio – sottolinea Massimo Iotti – vale 12,2 miliardi, di cui 8,4 miliardi per la sanità. “L’indebitamento- precisa il relatore- continua a scendere, altri 50 milioni in meno solo nel 2020, permettendo l’alleggerimento del carico fiscale, misure espansive e di potenziamento del welfare e l’aumento della capacità di spesa per investimenti in tutti i settori (1,44 miliardi da qui al 2022 rispetto ai 960 milioni dei tre anni precedenti). Riordino e razionalizzazione sono le leve che hanno consentito di articolare la manovra di bilancio, assieme al consolidamento delle misure sul welfare”. Fra le misure più significative, il dem ricorda: l’abolizione dei superticket sanitari (33 milioni), il dimezzamento dell’Irap per aziende, artigiani e commercianti in montagna (12 milioni), l’abbattimento delle rette dei nidi (18 milioni), il bonus affitto per le famiglie in difficoltà (12 milioni) e i bus gratis per gli abbonati al servizio ferroviario regionale (6,2 milioni). “Si tratta- spiega il consigliere- di provvedimenti, come nel caso dei superticket e delle rette dei nidi, sui quali la Regione ha anticipato analoghe decisioni su cui lavora il governo e che, una volta approvate, potranno liberare per l’Emilia-Romagna ulteriori risorse già nei prossimi mesi”. E ancora: 13 milioni aggiuntivi per il piano di riqualificazione dei lungomare nei comuni di tutta la Costa adriatica (33 milioni in totale); 14 milioni per il Tecnopolo di Bologna, attorno al quale sta nascendo l’Emilia-Romagna Data Valley; 100 milioni per il progetto definitivo della Cispadana; oltre 3 milioni per misure di prevenzione e contrasto alla presenza della cimice asiatica nei campi; 1 milione a favore delle famiglie numerose mentre 10 milioni vanno a costituire il fondo per contributi alle giovani coppie che risiedono o decidono di vivere nei comuni montani per l’acquisto o la ristrutturazione della casa (fino a 30mila euro a fondo perduto). “L’housing sociale- ha spiegato il relatore- ha riscontrato un consenso e un’adesione diffusi e convinti”. Altri interventi, infine, – evidenzia Iotti – riguardano: l’elettrificazione della linea Reggio Emilia-Ciano D’Enza (11 milioni nel triennio) e un pacchetto di interventi di manutenzione straordinaria sulle infrastrutture esistenti, compresa la messa in sicurezza dei passaggi a livello con circa 7 milioni il prossimo anno; 4,3 milioni vengono destinati alla cultura, anche per programmi da realizzare insieme agli enti locali in occasione di Parma capitale italiana della cultura nel 2020, quando cadranno anche i cento anni della nascita di Federico Fellini e del poeta e scrittore Tonino Guerra, e, nel 2021, i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, nonché a sostegno di grandi eventi, come il Giro d’Italia e il raduno nazionale degli alpini a Rimini, per valorizzare i territori anche dal punto di vista turistico. “Si tratta di un bilancio- ha concluso Iotti- che consente a chi vincerà le prossime elezioni di impostare con risorse certe e senza ritardi l’azione di governo”.

“Mercato del lavoro con crescita dell’occupazione nella fascia tra i 25 e i 34 anni inferiore alle altre regioni; flessione dell’11,3% nel passaggio tra posti di lavoro precari e stabili; tasso di lavoratori irregolari salito del 10% (208 mila unità); tasso di infortuni mortali o causa di inabilità permanente aumentato del 25%”. Parte dal mercato del lavoro, Stefano Bargi, per criticare le scelte della maggioranza e l’imposta della manovra di bilancio voluta dalla Giunta. Dal 2017 – prosegue il leghista – è rallentata la crescita delle start-up innovative, con un’inversione di tendenza nell’ultimo anno. È diminuita l’occupazione nel settore agricolo e crollata in quello delle costruzioni, comparto in cui le imprese hanno dimezzato il fatturato (dato peggiore fra le regioni del Nord Italia). L’artigianato sta attraversando un momento di forte decrescita della produzione e del fatturato, che ha portato migliaia di attività a chiudere (ogni anno il numero di imprese attive si riduce di oltre 500 unità). “I più colpiti- sottolinea il relatore di minoranza- sono i piccoli artigiani (ditte individuali e società di persone) e la situazione è in peggioramento, con un calo degli ordini del 3% nel secondo trimestre del 2019. Non va meglio alle imprese, il cui tasso di natalità segna un meno 15,3%, che aumentano il ricorso alla cassa integrazione, in particolare straordinaria”. Il quadro che emerge porta Bargi ad affermare che “il Patto per il lavoro è lungi dall’aver raggiunto i risultati propagandati dal presidente Bonaccini”. Il sistema regionale dei trasporti pubblici – incalza l’esponente del Carroccio – è inadeguato: “l’utilizzo dei mezzi pubblici per raggiungere il luogo di lavoro è fra i più bassi d’Italia, il numero di utenti del trasporto pubblico è inferiore agli standard del Nord Italia, così come il numero dei posti per chilometro, e la decisione della Giunta, per come è stata riportata dai media, di cedere le tratte ferroviarie di FER a RFI entro il 2020 non appare né conveniente sotto il profilo economico né funzionale al raggiungimento degli obiettivi del Piano dei trasporti regionale”. Il dato più macroscopico del bilancio – conclude il relatore di minoranza – “riguarda i circa 500 milioni all’anno impiegati dagli assessorati per spese discrezionali, cioè per finanziare progetti scelti direttamente dal singolo assessorato, e gli sprechi che ancora si annidano nei vari capitoli per consulenze, premi ai dirigenti, finanziamenti a società partecipate in perdita”.

(Luca Govoni)

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