Sottoporre la proposta di regolamento per la gestione venatoria delle aree contigue al Parco del Delta del Po (per il periodo 2021-2026), approvato dal Comitato esecutivo dell’ente di gestione per i parchi e la biodiversità del Delta del Po, all’esame preventivo, come previsto dalla normativa in materia, della Consulta per il Parco, questo prima di trasmettere il documento alla Giunta regionale.
La richiesta arriva, con un’interpellanza, dalla consigliera Giulia Gibertoni (Misto), che chiede poi all’esecutivo regionale, per evitare l’illegittimità del procedimento approvativo dello stesso regolamento, “se non ritenga, ai sensi della legge quadro nazionale sulle aree naturali protette, di dover adeguare la legislazione regionale relativa all’accesso venatorio nelle aree contigue ai parchi regionali”.
Sul tema, infatti, la capogruppo vuole anche sapere dal governo regionale “a che punto sia il procedimento di istituzione dell’Azienda faunistica venatoria comunale relativa all’area umida-valliva di Comacchio, prevista dalla legislazione regionale, e se si intenda, come appare doveroso e legittimo, inibire, come prevede la stessa normativa regionale, l’attività venatoria nell’area, che non risulta, al momento, coperta da alcuno degli istituti venatori previsti tanto dalla legge nazionale che da quella regionale in materia”.
Gibertoni sollecita poi, visto la presenza in questi territori di numerose aree protette, “uno studio approfondito per comprendere le incidenze complessive che l’attività venatoria prevista può produrre sui 21 siti della Rete natura 2000 interessati direttamente o indirettamente, in particolare adeguando le analisi tecnico-scientifiche dello Studio di incidenza, data l’importanza dell’area del Delta del Po”.
Chiede poi all’esecutivo regionale, citando disposizioni comunitarie, “se non si intenda conteggiare in termini di densità e pressione venatoria complessiva anche gli appostamenti/apprestamenti previsti nelle aziende faunistico venatorie per ottenere in questo modo un dato più reale; se non ritenga più congruo prevedere la fissazione di orari omogenei di inizio e di termine dell’attività venatoria giornaliera per tutte le aree contigue cacciabili relative alle zone umide e vallive; se, infine, non reputi necessario garantire una pressione venatoria che avvicini gli indici previsti del rapporto cacciatore per ettaro (appare del tutto ingiustificata la fortissima differenziazione della pressione venatoria prevista tra la parte ravennate e quella ferrarese nelle aree contigue)”.
È poi necessario, spiega la capogruppo, allineare il periodo di validità del regolamento a quello di validità del piano faunistico regionale”. Infine, sui prelievi massimi chiede “dati congrui, ovvero ‘sostenibili’ rispetto all’effettiva disponibilità di esemplari prelevabili”.
Questo regolamento, che per Gibertoni andrebbe modificato, “presenta numerosi punti, sia di merito che di carattere generale, poco chiari, contraddittori e, soprattutto, non conformi rispetto alla legislazione vigente, sia nazionale che regionale, relativa alle aree protette”. Inoltre, evidenzia la consigliera, “nel documento non viene dimostrato, in chiave analitica e con precisi dati numerici, la differenza quantitativa, se esistente, tra la pressione e la densità venatoria interna all’area contigua e quella dei territori a essa esterni, non è poi indicato il numero massimo di cacciatori e, in più, presenta limiti relativamente ai dati sulla densità e sulla pressione venatoria effettiva”.
Nel regolamento, conclude la capogruppo, “evidentemente si garantisce innanzitutto il diritto dell’esercizio venatorio, fin quasi a elevarlo a diritto inviolabile e prioritario anche in una area protetta, mentre c’è poca attenzione alla protezione, alla conservazione e alla salvaguardia degli ecosistemi naturali”.
(Cristian Casali)


