COMUNICATO
Assemblea

Covid. Ristorazione, Lega: restrizioni creano disparità di trattamento al limite del legale; Corsini: confronto con prefetture

Il recepimento da parte della Regione del DPCM del 3 novembre, che regolamenta la ristorazione e stabilisce limitazioni per bar ristoranti e catering, inficia la produttività delle aziende del settore soggette alle norme ATECO 56 (ristorazione con somministrazione). Eppure in altre regioni, come avvenuto in Friuli-Venezia Giulia, a questa categoria di ristoratori è permesso l’esercizio. Lega: “L’interpretazione del Dpcm spettava alla Prefettura non alla Regione, violato l’articolo 97 della Costituzione”; assessore Corsini: “Discrepanze nazionali inopportune, ma non illegittime”.

Discussa oggi in Commissione Politiche Economiche (presieduta da Gabriele Delmonte) l’interrogazione del gruppo Lega firmata da Michele Facci e sottoscritta dai consiglieri  Stefano Bargi e Matteo Rancan . L’intervento ha avuto lo scopo di portare all’attenzione della Giunta le rimostranze di alcuni operatori del settore Ho.Re.Ca (nello specifico i ristoratori con somministrazione) . Il tema non è affatto passato nonostante il cambio di colore della nostra regione, viste e considerate anche le restrizioni che il governo ha intenzione di istituire per le prossime settimane” spiega Facci. “Il settore della ristorazione  sostiene la Lega- a causa dell’emergenza sanitaria è da mesi in grave crisi. Secondo i dati diffusi prima del DPCM dall’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) la spesa per consumi alimentari fuori casa sarebbe precipitata del -48% rispetto al 2019: vuol dire quasi 41 miliardi di euro in meno. E questo studio non teneva ancora conto delle successive disposizioni ulteriormente restrittive e delle loro conseguenze”. La Regione Emilia-Romagna, nel ‘j’accuse’ della Lega, avrebbe interpretato malamente le norme descritte per il settore dal Dpcm del 3 novembre, causando così disuguaglianze: “Ha di fatto introdotto un’indebita disparità di trattamento all’interno della categoria dei ristoratori, alterando l’equilibrio nella concorrenza tra imprenditori e violando così il principio di buon andamento e imparzialità nella Pubblica Amministrazione, costituzionalmente garantito dall’articolo 97 della Costituzione. Ha contribuito quindi ad aggravare le conseguenze economiche non certo incoraggianti del Covid sul settore”. La Lega punta il dito contro la scelta interpretativa del governo regionale, accusando la norma prevista dalla Giunta di violare, tra gli altri, i principi descritti dell’articolo 97 del testo costituzionale. Inoltre, definisce la mossa una “invasione di campo” rispetto alle competenze in materia che, sottolinea il gruppo di minoranza, fanno capo non alla Regione ma alla Prefettura: “la Prefettura è Ufficio Territoriale del Governo, dal quale scaturisce il DPCM in questione, e quindi solo la Prefettura è l’unica Autorità deputata a esprimersi in materia, per evitare che vengano diffuse interpretazioni errate e comunque non autentiche del Decreto del Presidente del Consiglio. Quanto stabilito dalla Regione Emilia-Romagna, nella parte in cui esclude la possibilità per le attività di ristorazione di effettuare somministrazione in convenzione, è quindi del tutto non corretto, anzi illegittimo”. Per questo la Lega chiede conto alla Giunta della disparità di trattamento tra imprese che esercitano attività di ristorazione, domandando se questo provvedimento regionale abbia visto la consultazione con l’Ufficio territoriale del Governo, o se sia stato frutto di una propria unilaterale valutazione; ma soprattutto chiede di “intervenire con urgenza per correggere le proprie errate disposizioni interpretative”. Il Dpcm del 3 novembre 2020 all’art 1 (“Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”) comma 9 dispone che “allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale” le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) “sono consentite dalle ore 5.00 fino alle ore 18.00”. Prescrive, inoltre, che “continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale”, ma a patto che esse garantiscano “la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”. In seguito all’ordinanza 13 novembre 2020 del Ministro della Salute Roberto Speranza, nella quale è stata stabilita la suddivisione delle regioni italiane in zone di diverso colore a seconda della gravità dei dati dei contagi, si è deciso di sospendere le attività dei servizi di ristorazione ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, sempre a condizione che questi rispettassero le misure anti-contagio. Gli stessi atti nazionali consentivano la consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, e la ristorazione da asporto fino alle 22, con divieto però di consumare il pasto in prossimità dei locali. A rimanere aperti si è disposto fossero gli autogrill, ma anche i servizi di ristorazione in ospedali e aeroporti. “Il passaggio dalla zona gialla a quella arancione” spiega insomma Facci “prevede la chiusura dei locali, ma non delle mense. Il ragionamento dell’Emilia-Romagna, cioè di permettere il servizio a tutti coloro che ricadendo in un codice ATECO per le mense, ha comportato che i ristoranti che erano dotati di convenzioni in questo senso, cioè per somministrare i pasti in convenzione con le aziende, ma non ricadevano sotto questi codici, si siano dovuti limitare all’asporto”. In Emilia-Romagna infatti il governo locale ha deciso di interpretare la norma prevedendo “la sospensione delle attività dei servizi di ristorazione, eccezion fatta, tra le altre, per le mense e per il catering continuativo su base contrattuale, le cui attività potranno pertanto proseguire, a condizione che vengano rispettati i protocolli o le linee guida di settore”. Si tratta delle attività identificate dai codici ATECO per le mense e il catering su base contrattuale, tranne quelle indicate dal codice 56.10.11, cioè relative alla Ristorazione con somministrazione. Nonostante, come sottolineato dal consigliere firmatario, in altre regioni come il Friuli-Venezia Giulia l’interpretazione delle norme sia stata diversa.  Nella replica l’assessore con delega a Turismo e Commercio Andrea Corsini argomenta: “La Regione si è attivata con un coordinamento di confronto e di verifica con le prefetture, in particolare quella di Bologna, per avere indicazioni da fornire agli operatori. Certo le differenze di interpretazione tra prefetture nazionali non è opportuna, ma non è illegittima; tuttavia proprio per questo abbiamo deciso di coordinarci con le Prefetture regionali, in modo che almeno sul nostro territorio ci fosse omogeneità non solo nelle disposizioni, ma anche nelle eventuali sanzioni”. Una risposta che soddisfa in parte la Lega, sebbene Facci nella replica torniall’attacco, questa volta del governo a Roma; definisce infatti queste discrepanze: “l’ennesima prova dell’incapacità del governo di gestire i propri provvedimenti spesso disordinati e improvvisati, non attenti alle ricadute sull’economia e sulla società  e conclude  se vi è stato questo coordinamento è evidente che il mio ‘j’accuse’ va dalla Giunta direttamente al governo. C’è però un aspetto, su cui mantengo la critica nei confronti della Regione: la disparità di trattamento che si è creata tra medesime categorie di imprese. Quando si dovrà parlare dei ristori, ci dovrà essere una valutazione attenta per intervenire nelle mancanze dello Stato”. ”

 

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