COMUNICATO
Parità, diritti e partecipazione

Diritti. Formazione, sensibilizzazione, coinvolgimento di comunità e vittime: le raccomandazioni del garante regionale dei detenuti sulla giustizia riparativa in carcere

Il garante Roberto Cavalieri ha scritto ai consiglieri regionali per sensibilizzare l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna su quanto previsto dalla riforma Cartabia. Un volume indica le otto raccomandazioni frutto del monitoraggio sulle attività di giustizia riparativa

Coinvolgere la comunità e soprattutto le vittime, superando modelli esclusivamente punitivi che risultano poco efficaci al raggiungimento dell’obiettivo della reintegrazione sociale. È uno degli obiettivi della giustizia riparativa, così come prevista dalla cosiddetta riforma Cartabia.

Su questo tema il garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri ha indirizzato un lettera ai consiglieri regionali contenente otto raccomandazioni.

“C’è la necessità di elaborare modalità operative regionali strutturate, così come è sostanziale integrare in modo sistematico i valori della giustizia riparativa all’interno delle attività trattamentali svolte in ambito penitenziario. Senza una rigorosa valutazione del rischio, le mediazioni autore-vittima rischiano di trasformarsi in interventi simbolici e formali, quindi poco efficaci (servono, quindi, anche misure di sicurezza specifiche per gli incontri riparativi). Rafforzare i sistemi di monitoraggio e valutazione dei programmi è una condizione necessaria per garantire qualità dei servizi offerti e rispetto dei diritti delle parti coinvolte. Serve, inoltre, il coinvolgimento attivo della comunità e delle vittime, dirette e indirette, estendendo il perimetro di tutela alle famiglie di entrambe le parti. Quest’ultima è una prospettiva che solleva un interrogativo spesso rimosso dal dibattito pubblico: perché le famiglie delle persone detenute continuano a essere colpevolizzate, marginalizzate o rese invisibili, quando anch’esse subiscono conseguenze sociali, economiche ed emotive che le collocano, a tutti gli effetti, in una posizione di vittime indirette? Ripensare le categorie che definiscono il concetto di ‘vittima’ è una condizione necessaria per evitare approcci autoreferenziali e per costruire percorsi di riparazione realmente inclusivi. Infine, è importante l’aspetto della formazione rivolta agli attori coinvolti in questi percorsi, così come serve un’attività informativa in carcere sulle opportunità collegate alla giustizia riparativa”, sottolinea Cavalieri.

Le raccomandazioni sono frutto del monitoraggio sulle attività di giustizia riparativa avviate negli istituti penitenziari per adulti dell’Emilia-Romagna. La ricognizione, condotta dall’Ufficio del garante regionale delle persone private della libertà, ha passato in rassegna tutti i progetti finanziati da Cassa delle ammende e Regione Emilia-Romagna nel periodo 2022-2024. Un lavoro che è ha portato a una pubblicazione:

GIUSTIZIA RIPARATIVA IN CARCERE: UN QUADRO RICOSTRUTTIVO DELLE ESPERIENZE ATTIVATE IN EMILIA-ROMAGNA”.

“L’obiettivo del monitoraggio – spiega Cavalieri – è stato quello di individuare criticità ma anche le buone pratiche, oltre ai bisogni, nell’applicazione della giustizia riparativa nelle carceri della regione”. Uno strumento che per il garante va utilizzato in modo massivo: “Si tratta di uno strumento che non può essere trascurato nelle attività trattamentali rivolte ai detenuti”.

“Il quadro che emerge dall’indagine – si legge nel testo del volume – è segnato da una marcata disomogeneità territoriale nell’applicazione della giustizia riparativa: l’attuazione di questi percorsi risulta condizionata da ostacoli di natura strutturale, culturale e organizzativa, che ne limitano l’effettiva diffusione”. Si evidenzia, poi, nella ricerca: “Fra le criticità rilevate c’è anche l’insufficiente coordinamento tra gli istituti penitenziari e i soggetti attuatori dei servizi di mediazione, con ricadute su efficacia ed effettività degli interventi”.

Il volume è stato redatto da Silvia Mannone, dottoranda in Sociologia e ricerca sociale all’Università di Bologna, che collabora attraverso l’Anci con il garante.

“Il tempo trascorso in carcere – spiega Mannone – resta spesso un tempo ‘vuoto’ che esaspera sofferenze pregresse, mentre i programmi trattamentali che si realizzano negli istituti penitenziari risultano scollati da un orientamento realmente capace di promuovere processi di elaborazione critica. Da qui nasce la necessità di integrare e coniugare i percorsi di giustizia riparativa e le attività trattamentali che ne derivano.

(Cristian Casali)

Le otto raccomandazioni del garante:

  1. Promuovere percorsi formativi strutturati e continuativi rivolti al personale penitenziario, ai professionisti dei centri di giustizia riparativa e agli attori istituzionali coinvolti con una forte connotazione pratico-operativo e orientato alla gestione del rischio.
  2. Potenziare la sensibilizzazione delle persone detenute e delle vittime attraverso l’utilizzo di specifici strumenti quali attività informative, attraverso materiali divulgativi e incontri dedicati, finalizzati a definire finalità, modalità e potenziali benefici dei percorsi di giustizia riparativa. Una maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dalla giustizia riparativa facilita l’accesso volontario e informato ai suoi programmi.
  3. Sviluppare una strategia regionale organica per la partecipazione alle attività e pratiche di giustizia riparativa all’interno degli istituti penitenziari, definendone obiettivi, modalità operative, criteri, tempi, strumenti, spazi utilizzabili, parti da coinvolgere.
  4. Assicurare misure di protezione delle vittime coinvolte nei percorsi riparativi in carcere. È opportuno adottare procedure condivise di valutazione del rischio, prevedere misure di sicurezza specifiche per gli incontri riparativi e preparare adeguatamente le parti prima e dopo gli incontri.
  5. Sostenere una maggiore partecipazione delle vittime e della comunità (familiari, persone di supporto segnalate dalle parti, enti rappresentativi di interessi lesi, associazioni, rappresentanti istituzionali, autorità locali e servizi sociali), la partecipazione delle vittime deve essere sempre volontaria e rispettosa dei tempi e delle modalità che queste definiscono. In questo senso, per le attività da predisporre all’interno degli istituti penitenziari, è preferibile coinvolgere vittime aspecifiche.
  6. Integrare i valori della riparazione nelle attività trattamentali dei penitenziari al fine di favorire la riuscita dei percorsi di giustizia riparativa, predisponendo attività come i cerchi riparativi in modo strutturato e protratto nel tempo, può incoraggiare una revisione critica del reato.
  7. Sviluppare strumenti di monitoraggio e valutazione dei percorsi di giustizia riparativa. È opportuno predisporre sistemi di raccolta dati e indicatori che consentano di analizzare l’efficacia degli interventi, il grado di partecipazione degli utenti, l’impatto sulle parti e i risultati raggiunti.
  8. Porre attenzione al rischio rappresentato dagli eventi critici messi in atto dalla persona detenuta prima e dopo la partecipazione a percorsi di giustizia riparativa. Pertanto, è doveroso prevedere l’obbligo di attivare meccanismi di valutazione di tale rischio che deve essere più stringente nel caso in cui venga richiesta una mediazione.
Parità, diritti e partecipazione