Da un lato Fratelli d’Italia che, con una risoluzione a firma di Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti, chiede di condannare con fermezza l’assalto dei pro-Pal alla sede de “La Stampa” avvenuto il 28 novembre 2025, esprimendo solidarietà alla redazione; dall’altro, la coalizione di maggioranza (Pd, civici, Movimento 5 Stelle e Avs) che, con una risoluzione abbinata quest’oggi (con prima firmataria Ludovica Carla Ferrari del Pd), chiede di esprimere piena vicinanza e solidarietà della Regione Emilia-Romagna a direttore, giornalisti e collaboratori de “La Stampa”, riaffermando il valore della libertà di espressione.
Il botta e risposta ha portato, infine, all’approvazione della risoluzione della maggioranza. Risoluzione considerata irricevibile da FdI per l’assenza di qualunque riferimento al centro sociale “Askatasuna”.
Il dibattito si è sviluppato nel corso della Commissione Giovani presieduta da Maria Costi.
Particolarmente critico Ferdinando Pulitanò (FdI):”A seguito di quei fatti, il Tribunale di Torino ha emesso 18 ordinanze di custodia cautelare a carico di esponenti del centro sociale. Con la nostra risoluzione ribadiamo che quel giorno, a Torino, è successo qualcosa di estremamente grave e oggi anche la magistratura ha stabilito che tali azioni provengono da un centro sociale ben identificato. Anche il capogruppo del Pd della città di Torino ha preso una posizione netta, mentre il Pd emiliano-romagnolo, oggi, si dimostra politicamente ‘schiavo’ di Avs. Credevo si potesse giungere a una condanna unanime su questo caso specifico, invece no. Ne prendiamo atto. La maggioranza presenta una risoluzione dove non compare il nome del centro sociale: un atto politico grave e un totale appiattimento verso le logiche di Avs.”
Ludovica Carla Ferrari (Pd) ha evidenziato, invece, la chiarezza della risoluzione presentata dalla maggioranza. “Abbiamo voluto riaffermare il diritto alla libertà di stampa come pilastro fondamentale del nostro ordinamento democratico. Il pluralismo dell’informazione rappresenta un presidio essenziale che va sempre tutelato” ha chiarito. “In merito ai fatti collegati allo sciopero nazionale proclamato lo scorso 28 novembre, determinati comportamenti violenti non possono in alcun modo essere considerati compatibili con una società pluralista e democratica. Quando si colpisce l’informazione, viene leso un principio generale di libertà che appartiene all’intera comunità. Esprimiamo quindi piena vicinanza e solidarietà al direttore, ai giornalisti, a tutto il personale, ribadendo il valore imprescindibile del loro lavoro”.
“Ribadisco l’importanza di quanto affermato dalla consigliera Ferrari” ha evidenziato Giovanni Gordini (Civici). “Il tema della libertà di stampa non può e non deve essere ridotto a un singolo evento. Si tratta di una questione di rilevanza globale, che non riguarda solo l’Italia ma il mondo intero. Oltre a condannare fermamente ogni episodio di violenza, dobbiamo prendere atto di come la qualità dell’informazione stia peggiorando in gran parte dell’Occidente. Diventa quindi ancora più urgente accendere i riflettori su quelle aree del mondo in cui si registrano violenze terribili contro i reporter, per riaffermare, ovunque e senza distinzioni, il pieno rispetto della libertà di stampa”.
Si è detto perplesso il consigliere Alberto Ferrero (FdI): “Sebbene la presentazione di una risoluzione alternativa sia nelle facoltà di ogni gruppo politico, qui emerge una palese difficoltà, da parte della maggioranza, a condannare determinati atti e determinate realtà chiamandoli con il loro nome e cognome. La risoluzione di Fratelli d’Italia specifica chiaramente che si è verificato un gravissimo atto di violenza, che ha avuto, come corollario, una serie di commenti e mezze giustificazioni vergognose. Di fronte a fatti del genere non si possono cercare linee giustificazioniste: si deve soltanto condannare”.
Simona Larghetti (Avs) ha ribadito: “Nella nostra risoluzione la posizione è netta e di chiara condanna. Le divergenze risiedono nella contestualizzazione politica dei fatti e nella lettura della realtà che noi affrontiamo con spirito democratico e onesto rispetto a quanto sta accadendo. E ciò senza rinunciare alla fermezza della condanna per atti che vanno ascritti alle responsabilità individuali dei singoli, i quali ne risponderanno. Comprendere non significa affatto giustificare o avallare: questa risoluzione porta avanti questi principi con il nostro linguaggio e la nostra visione del mondo.”
“Il documento di FdI era assolutamente necessario, visto che la maggioranza non lo aveva presentato, poiché non lo considerava una priorità – ha affermato Alessandro Aragona (FdI) -. La nostra risoluzione è ancor più importante in questo momento storico, in cui continuano a registrarsi vicinanza e contiguità, da parte di alcuni partiti e associazioni, verso coloro che si rendono responsabili di queste violenze. Leggendo la controrisoluzione, presentata dalla maggioranza dopo sei mesi, salta all’occhio la scomparsa della condanna specifica di questo gravissimo episodio: gli impegni sono stati modificati per inserire tutto in un generico calderone. C’è una precisa volontà di disallinearsi dal nostro documento: non si vuole mettere nero su bianco la condanna di quel centro sociale e di quegli estremisti per ciò che hanno fatto in quel contesto.”
Nel suo intervento Lorenzo Casadei (M5 Stelle) ha sottolineato che: “Condanniamo con fermezza ogni forma di minaccia e intimidazione nei confronti di giornalisti e operatori dell’informazione. La politica deve smetterla di fare la caccia alle streghe nel tentativo di spostare l’attenzione dai propri doveri: il suo compito è gestire la cosa pubblica, non improvvisarsi un tribunale di turno per colpevolizzare le singole realtà. La politica ha il preciso dovere di affermare principi generali validi per tutti, e non mirati ai singoli come avviene nella risoluzione di Fratelli d’Italia”.
Nel dibattito è intervenuta Annalisa Arletti (FdI): “Quando un centro sociale attacca con violenza un organo di stampa, ci troviamo di fronte a un fatto inaccettabile. Non è possibile condannare un gesto senza dare un nome e un cognome a chi lo ha compiuto. Nella risoluzione della maggioranza c’è una condanna generica, priva di riferimenti precisi. Il tema vero è la contiguità di una certa sinistra alla realtà del centro sociale Askatasuna. Basti pensare alle posizioni di esponenti nazionali di AVS che hanno definito quella realtà come un ‘bene comune’, una voce che deve restare libera. Ma libera di cosa? Di aggredire e devastare? La condanna di quei fatti dovrebbe essere unanime, citando esplicitamente i responsabili di quel gesto.”
“Se il consigliere Pulitanò non avesse presentato la sua risoluzione lo scorso 3 dicembre, oggi, 4 giugno, non assisteremmo sicuramente a questa mossa della maggioranza – ha concluso Nicola Marcello (FdI) -. Chi, come Pulitanò, ha sollevato il problema e accusato i responsabili lo ha fatto a tempo debito; chi, invece, si sveglia solo oggi, lo fa palesemente a tempo scaduto”.
(Brigida Miranda)


