La Regione contrasti il disegno di legge cosiddetto “Salomone” in materia di affido dei figli minori di genitori separati.
A chiederlo è una risoluzione a prima firma di Simona Lembi (Pd) sottoscritta anche da tutta la maggioranza di centrosinistra: i consiglieri del Pd Maria Costi, Paolo Calvano, Anna Fornili, Emma Petitti e Marcella Zappaterra, da Lorenzo Casadei (Movimento 5 Stelle), i Civici Vincenzo Paldino e Giovanni Gordini e Simona Larghetti (Avs) per i quali “il provvedimento rischia di incidere profondamente nella vita dei figli di genitori separati o divorziati e ha già sollevato molte critiche, fino ad essere ribattezzato “DDL Salomone” (dalla storia della Bibbia in cui il re noto per la sua saggezza, di fronte a due madri che si contendevano un figlio, suggerì di tagliare a metà il bambino per far emergere quale delle due tenesse davvero alla sua vita), dato che il nuovo impianto è incentrato su un modo errato di intendere l’affido paritario e viene meno l’obbligo per il giudice di considerare come preminente l’interesse del minore”.
Lembi e gli altri firmatari elencano puntualmente le critiche al disegno di legge “Salomone”, ovvero il fatto che “il ddl stabilisce il principio secondo cui l’affido dei figli e delle figlie debba essere completamente paritetico, e questo a prescindere dalle concrete condizioni di vita della famiglia, dalle situazioni professionali dei genitori e dal tempo e dalle cure realmente dedicati ai figli da madri e padri e a prescindere da qualsiasi valutazione circa la salvaguardia del benessere psicofisico dei figli e la nuova disciplina dell’affido elimina il concetto di residenza abituale e lo sostituisce con quello di domicilio paritetico prevedendo l’obbligo per i/le figli/e (minori di qualsiasi età, anche neonati, senza alcuna valutazione del caso concreto) di alternarsi in modo paritetico tra l’abitazione materna e quella paterna, obbligo che nega il diritto del minorenne di godere della casa come centro degli affetti e delle consuetudini”. Fra gli altri aspetti ritenuti gravi c’è anche la proposta di eliminare “l’obbligo per il giudice di adottare provvedimenti in favore della ‘sostituzione dell’attuale assegno di mantenimento con il mantenimento diretto da parte del padre e della madre’ e il testo non prende in considerazione i casi di violenza domestica che caratterizza il 30% delle separazioni e ciò nonostante la Convenzione di Istanbul, che con la ratifica del 2013 è diventata legge dello Stato, all’articolo 31 imponga all’Italia di adottare misure legislative o di altro tipo ‘necessarie per garantire che, al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della Convenzione’, nonché’«le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini’”.
In sintesi: “Questo testo di riforma, se approvato, farà venir meno l’attuale valutazione degli interessi del minore come prioritari, e –si legge nella risoluzione- potrebbe paradossalmente portare a un aumento della conflittualità tra genitori penalizzando le madri, su cui grava la maggior parte del lavoro di cura, nonché mettere in pericolo donne e minori nei casi di violenza familiare, obbligandoli a permanere in dinamiche relazionali asimmetriche e potenzialmente dannose”.
Da qui la risoluzione per chiedere alla giunta di “intraprendere, in tutte le sedi istituzionali opportune, anche per il tramite della Conferenza delle Regioni, ogni azione utile a contrastare l’adozione delle modifiche normative dell’affido condiviso di cui al DDL 832, al fine di evitare superficiali automatismi nell’applicazione del principio di bigenitorialità, ricercando invece nella sua traduzione pratica sempre l’interesse ed il benessere del minore e garantendo l’autonomia delle parti coinvolte”.
(Luca Molinari)
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