COMUNICATO
Governo locale e legalità

Fusione Comuni Bologna. Castenaso-Granarolo e Baricella-Malalbergo: stop al percorso

Si ferma il percorso dei due progetti di legge per istituire un nuovo Comune unico tramite la fusione dei rispettivi due. Decisiva la vittoria del ‘no’ al referendum consultivo del 7 ottobre

Doppio parere negativo in commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli, ai progetti di legge per l’istituzione di nuovo Comune unico tramite fusione di Comuni in provincia di Bologna: il primo riguardante la fusione tra Castenaso e Granarolo dell’Emilia, di cui sono relatori, rispettivamente di maggioranza e di minoranza, Giuseppe Paruolo (Pd) e Silvia Piccinini (M5s); il secondo concernente la fusione tra Baricella e Malalbergo, di cui sono relatori Stefano Caliandro (Pd) e Daniele Marchetti (Ln), rispettivamente di maggioranza e di minoranza.

Il percorso legislativo di entrambe le proposte, pertanto, si interrompe e i quattro Comuni rimarranno distinti. Decisiva, al referendum consultivo del 7 ottobre, la vittoria del ‘no’ in tutti i comuni (oltre il 70% dei voti nei due comuni di Castenaso e Granarolo e oltre il 60% in quelli di Baricella e Malalbergo, ndr).

In merito alla fusione abortita tra Castenaso e Granarolo dell’Emilia, Silvia Piccinini (M5s) ha parlato di fallimento annunciato, tanto che, ha sottolineato, nemmeno la maggioranza ci ha messo la faccia in campagna elettorale.

Riguardo alla fusione mancata tra Baricella e Malalbergo, Daniele Marchetti (Ln) ha parlato di gestione del processo pessima e di fusione contro natura, richiamando la fondatezza dell’invito a fermarsi e a riconsiderare il percorso più volte rivolto alla maggioranza dalla Lega, che, se accolto, avrebbe potuto far risparmiare soldi pubblici per l’indizione di un referendum dall’inutilità annunciata. Pronta la replica di Stefano Caliandro (Pd), che, nell’evidenziare il ripensamento della Lega, promotrice dei referendum consultivi sull’autonomia in Lombardia e Veneto, circa l’utilità di questo strumento di consultazione, ha confermato il favore del Pd sia riguardo ai processi di fusione tra Comuni sia la fiducia nell’espressione della volontà popolare, qualsiasi essa sia. Marchetti gli ha risposto che sarebbe bastato partecipare agli incontri pubblici nei due comuni per rendersi conto di quanto forte fosse la contrarietà alla fusione. Gian Luigi Molinari (Pd) ha ricordato come i processi di fusione non siano imposti dalla Regione, ma nascano dalla volontà delle comunità locali. L’ente regionale, ha sottolineato, si limita semplicemente a recepire l’espressione della volontà popolare. Per Andrea Bertani (M5s) i risultati referendari impongono una riflessione sulle fusioni, dato che, dal 2016, più della metà non è andata a buon fine. Dunque, secondo il pentastellato, si dovrebbe rivedere tutto il percorso legislativo, a partire da una rilevazione preliminare della volontà popolare. Per Roberto Poli (Pd) ogni processo di fusione dovrebbe mettere in conto, in modo laico, che la volontà dei cittadini potrebbe essere sfavorevole. La Lega, ha criticato il Dem, è favorevole alle fusioni a parole ma nella sostanza non è d’accordo, dato che dove governa non li avvia. Silvia Piccinini (M5s) ha puntato il dito contro le Amministrazioni comunali, colpevoli, a suo avviso, di aver fatto campagna elettorale in modo assai poco istituzionale. Igor Taruffi (Si), infine, ha richiamato il testo della legge regionale, che non lascia dubbi interpretativi circa l’applicazione della norma.

(Luca Govoni)

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