COMUNICATO
Imprese lavoro e turismo

Imprese. Facci (Lega): “Fare chiarezza sulla possibilità per gli esercizi pubblici di fornire pasti ai lavoratori di ditte convenzionate” 

“Si può fornire il cibo solo se c’è un contratto, come stabilito dal governo. Ma alcuni Comuni chiedono un’autorizzazione in più che non è prevista: una vessazione burocratica” 

La Regione faccia chiarezza sulla possibilità per gli esercizi pubblici di fornire pasti ai lavoratori di quelle aziende con cui hanno stipulato un contratto. La possibilità è data da un’interpretazione di alcuni articoli dell’ultimo Dpcm, del 2 marzo, che consentono una deroga per questi esercizi. Alcuni Comuni, infatti, hanno previsto un’ulteriore autorizzazione, un appesantimento burocratico che, però, non è previsto né nel documento del governo né in quello delle Regioni. Un carico improponibile per le imprese della ristorazione, in sofferenza da un anno. La richiesta alla Giunta è di Michele Facci (Lega), che ha presentato un’interrogazione firmata anche da altri otto consiglieri del Carroccio.

Il Dpcm, in deroga alle disposizioni restrittive vigenti per le zone “arancioni” e “rosse”, consente attività di somministrazione di cibi e bevande al personale lavoratore dipendente di aziende con le quali sussiste un’apposita convenzione, senza la previsione di ulteriori adempimenti e/o procedure se non l’osservanza delle disposizioni antiCovid. Facci, quindi, chiede chiarezza “anche per evitare un’indebita disparità di trattamento all’interno della categoria dei ristoratori, tale da alterare l’equilibrio nella concorrenza fra imprenditori”. Il consigliere, poi, ricorda che sul piano giuridico, la Regione – che prima non riteneva possibile la deroga – ha consentito, successivamente, la ristorazione dopo la risposta data dal governo a un quesito delle prefetture del Friuli-Venezia Giulia e, in ultimo, della prefettura di Latina. Il ministero, rispondendo ai quesiti, aveva anche tolto i riferimenti ai codici Ateco, prima necessari per poter somministrare i pasti. Alcuni Comuni, però, hanno aggiunto un’autorizzazione, non prevista da governo o Regioni, richiedendo il codice Ateco agli esercizi pubblici, gravandoli così di un atto burocratico. Una scelta che “appare del tutto illogica, ingiustamente vessatoria nei confronti di un settore ampiamente in difficoltà e in contrasto con lo stesso spirito della norma”.

L’atto ispettivo è stato firmato anche da Gabriele Delmonte, Andrea Liverani, Matteo Montevecchi, Maura Catellani, Stefano Bargi, Massimiliano Pompignoli, Fabio Rainieri, Matteo Rancan.

(Gianfranco Salvatori)

 

 

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