La Regione valuti se sia corretta la richiesta di esclusione della procedura di Via proposto da un’azienda agricola di Modena che intende ingrandirsi. Inoltre, la Giunta dica se non intenda sottoporre il progetto a screening o Via nel caso venissero meno le condizioni che hanno portato all’esclusione.
Lo chiede la consigliera Giulia Gibertoni (Gruppo Misto) in un’interrogazione che riguarda il Piano di sviluppo aziendale (Psa) proposto dall’impresa. Il Comune di Modena, con una delibera del luglio 2020, ha approvato la relazione urbanistica e la proposta alla formazione e presentazione del Psa.
L’azienda è specializzata nell’allevamento di vacche da latte e produzione di formaggi e ha sostenuto di volere aumentare la produzione di latte (destinato al Parmigiano Reggiano bio) con criteri innovativi di sostenibilità e benessere animale. Aumenterebbero così la superficie (oltre il doppio di quella attuale, passando da 70mila metri quadri a 169mila), la dimensione della mandria, nascerebbero pascoli per i bovini e si piantumerebbero alberi, riducendo l’impatto ambientale. L’azienda, continua Gibertoni, “si obbliga a mantenere la destinazione d’uso agricolo dei nuovi fabbricati di progetto per almeno 10 anni” dal termine dei lavori.
La consigliera, però, dopo un’articolata disamina normativa, afferma che i capi sarebbero meno di quelli indicati nel Psa e nella Relazione tecnico agronomica. I numeri sono importanti “per dimostrare l’esclusione del progetto presentato dallo screening di Via”.
Nell’atto ispettivo, Gibertoni chiede anche alla Giunta di conoscere “la effettiva nuova consistenza della mandria” quando il progetto sarà a regime e quale sarà l’impatto ambientale “riguardo al consumo di suolo vergine e alle relative impermeabilizzazioni, nonché, alla gestione degli effluenti zootecnici e alla gestione dei reflui”. La consigliera prosegue chiedendo di sapere quanti saranno i controlli e chi li svolgerà. Infine, la Giunta dica “se non reputi utile e necessario obbligare a mantenere la destinazione d’uso agricolo dei nuovi fabbricati di progetto per un tempo superiore ai 10 anni a far tempo dalla data di ultimazione dei lavori”.
(Gianfranco Salvatori)


