Al via in Assemblea legislativa la discussione del progetto di legge sugli affitti brevi.
La principale novità della legge, composta da 4 titoli e 13 articoli totali, è l’introduzione della destinazione d’uso urbanistica “locazione breve”, alla quale tutte le unità immobiliari utilizzate per affitti brevi dovranno adeguarsi.
Al fine di evitare interpretazioni in senso retroattivo, attraverso gli emendamenti discussi durante l’iter nelle commissioni assembleari, sono state apportate dalla relatrice di maggioranza alcune modifiche rispetto al testo originale. In particolare, è stato riscritto in toto l’articolo 13 (‘Disposizioni transitorie’) in cui si stabilisce che la disciplina urbanistica introdotta dai Comuni si applica agli immobili destinati ad affitto breve in data successiva alla sua adozione, oppure agli immobili che effettuino interventi di manutenzione che implichino la modificazione del titolo edilizio.
Spetterà ai Comuni il compito di definire, nei propri strumenti di pianificazione, in quali ambiti del territorio l’attività sarà consentita oppure subordinata a determinate condizioni. Le amministrazioni potranno inoltre vietare o limitare interventi edilizi come frazionamenti, demolizioni o recuperi di sottotetti per la creazione di nuovi alloggi da destinare a locazione breve. Gli immobili destinati agli affitti brevi dovranno comunque rispettare rigorosi standard di sicurezza, igiene, efficienza energetica e conformità degli impianti, mentre le amministrazioni comunali potranno introdurre ulteriori criteri di qualità edilizia per qualificare l’offerta e migliorare la vivibilità dei quartieri. Un altro elemento riguarda poi la leva fiscale: i Comuni, infatti, avranno la possibilità di modulare i contributi di costruzione legati ai cambi di destinazione d’uso, aumentandoli o riducendoli fino al 30% per orientare il mercato.
Durante i passaggi nelle commissioni assembleari sono stati numerosi i portatori di interessi ascoltati: parere favorevole da sindacati, associazioni degli inquilini, dei consumatori e ricreative che sottolineano l’aspetto sociale del provvedimento. Dubbi, invece, da parte delle associazioni imprenditoriali e dei proprietari che temono contraccolpi sul diritto alla proprietà privata senza risolvere il problema della carenza di alloggi per affitti a lungo termine oltre ad invocare un aggiornamento della legge regionale che regola il settore turistico.
Prima della discussione, è stata respinta una pregiudiziale di incostituzionalità presentata dal capogruppo della Lega Tommaso Fiazza. Per il leghista “affrontare il tema degli affitti brevi utilizzando la competenza residuale del turismo è infatti pratica contraria al dettato costituzionale che riserva in via esclusiva allo stato la libertà di iniziativa economica, il diritto alla proprietà privata oltre al principio di uguaglianza e ragionevolezza, motivazioni già utilizzate dall’esecutivo nazionale per impugnare la Legge regionale della Toscana innanzi alla Corte Costituzionale”. La capogruppo di Fratelli d’Italia Marta Evangelisti ha appoggiato la richiesta presentata dalla Lega “che fa seguito a quanto sostenuto da tutta la minoranza nell’esame in commissione”, mentre il capogruppo Pd Paolo Calvano ha difeso la legge e il suo iter “confortati in questa scelta dalla stessa Suprema Corte che in diverse sentenze ha confermato la competenza regionale per regolare le destinazioni d’uso degli immobili”.
La parola ai relatori
“Con l’avvio della discussione in Assemblea legislativa di questa legge affrontiamo un tema che incide in modo diretto sulla vita delle persone, sulla tenuta delle nostre città e sull’accesso alla casa. La crescita delle locazioni brevi, soprattutto nei contesti urbani più attrattivi, ha prodotto negli ultimi anni effetti evidenti: riduzione dell’offerta abitativa stabile, aumento dei canoni, pressione sui quartieri e sui servizi. Era necessario intervenire, senza demonizzare il turismo ma governando il fenomeno”, spiega la relatrice di maggioranza Simona Larghetti (Avs) per la quale “questa legge non introduce divieti generalizzati, ma mette finalmente a disposizione dei Comuni strumenti chiari per pianificare, regolare e monitorare l’uso delle locazioni brevi, nel rispetto delle specificità territoriali. È una scelta di equilibrio: tra diritto all’abitare e sviluppo turistico, tra iniziativa privata e interesse collettivo. L’obiettivo è riportare la locazione breve dentro una cornice di regole urbanistiche trasparenti, tutelare la residenzialità, valorizzare il patrimonio edilizio e garantire maggiore equità. È un primo passo importante per riaffermare che la casa è prima di tutto un bene essenziale, e che le politiche pubbliche devono partire da qui. Siamo altresì convinte di operare pienamente e legittimamente nel quadro delle competenze regionali in materia di governo del territorio, nel rispetto dei principi dell’ordinamento statale ed europeo. Con questa legge l’Emilia-Romagna si assume l’onere e l’onore della pianificazione, con l’auspicio di aprire una strada che altri territori e altre Regioni possano scegliere di percorrere, affrontando con responsabilità una trasformazione che non può più essere lasciata priva di regole”.
Opposta la posizione del relatore di minoranza Francesco Sassone (FdI): “Siamo contrari a questa legge tanto nel merito quanto nel metodo. Una legge pavida, perché demanda esclusivamente ai comuni le decisioni su cosa fare. Una legge poco chiara e sicuramente inefficace, che si basa sul presupposto che il fenomeno degli affitti brevi turistici sia una delle principali cause della riduzione di alloggi in locazione per studenti, famiglie, lavoratori e dell’innalzamento dei canoni di locazione. Presupposto assolutamente non veritiero, che contestiamo, come anche ha fatto recentemente il presidente de Pascale, che avremmo voluto oggi vedere in quest’aula, quando ha affermato di non condividere la tesi di chi sostiene che, regolando gli affitti turistici, si risolvano tutti i problemi. Questa legge, poi, come dimostrano tutti gli studi che abbiamo portato all’attenzione di una assemblea, la cui maggioranza è rimasta cieca e sorda, non porterà in alcun modo ad aumentare, in regione, l’offerta locativa duratura ed anzi, creerà solo danni: questo perché lo strumento della revisione di una legge urbanistica per limitare gli affitti brevi è totalmente sbagliato e servirà solo a creare maggiore confusione e conflittualità tra cittadini ed enti locali. Proprio gli enti locali, infatti, potranno intervenire per ridurre o vietare gli affitti brevi in maniera del tutto arbitraria, creando evidenti distorsioni nel mercato e nella concorrenza. E tutto a danno, poi, dei cittadini senza in alcun modo andare a regolamentare, con giusti ed equi criteri, la concorrenza tra strutture extralberghiere e alberghiere. Non possiamo che non rilevare la debolezza del presidente de Pascale che, per accontentare la parte più a sinistra della sua maggioranza, si è fatto eterodirigere nella redazione di questa legge quando, invece, come anche richiesto dagli operatori del sistema alberghiero, si sarebbe dovuti intervenire con l’aggiornamento della legge sul turismo, la 16/2004, ormai obsoleta e non più rispondente alle nuove esigenze dell’offerta turistica regionale”.
(Lucia Paci, Brigida Miranda e Luca Boccaletti)


