Una iniziativa di tre giorni, “Giustizia riparativa e programmi di reinserimento comunitario: pratiche e scenari in dialogo”, in programma a Parma dal 22 al 24 giugno prossimi.
Il garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri ha da poco concluso un monitoraggio nelle strutture penitenziarie dell’Emilia-Romagna sull’applicazione della giustizia riparativa, producendo un volume con otto raccomandazioni rivolte a chi deve adottare questo modello, al fine di garantirne in tempi certi la sua effettività ed efficacia su tutto il territorio regionale.
Da questa esigenza nasce la proposta di un percorso di formazione e confronto dedicato alla giustizia riparativa, con un focus specifico sul modello comunitario sviluppato nello stato americano della California. A Parma interverranno esperti del settore anche a livello internazionale. Fra i relatori – oltre a Cavalieri, Mannone e Sette – figurano Rosalia Donnici, presidente del C.I.M.F.M. (Centro Italiano di Mediazione e Formazione alla Mediazione), Mariam El-Menshawi, capo dell’Ufficio per i diritti e i servizi alle vittime e ai sopravvissuti del California Department of Corrections and Rehabilitation, e Saùl Sarabia, dell’Università della California, Solidarity Consulting. Seguiranno gli interventi di Melissa Shumsky e Joelle Kirtley di Mass Liberation California, dedicati al tema dell’accoglienza post detenzione e dei percorsi di rientro nella comunità, cui farà seguito uno scambio di pratiche con Franco di Nucci, rappresentante del progetto CEC (Comunità Educanti Carcerati) della Comunità Papa Giovanni XXIII. Sul tema dell’accoglienza dopo la detenzione e della giustizia riparativa comunitaria interverranno anche Kriss Marr e Melanie Robledo di Impact Justice California. Una prospettiva innovativa sarà, poi, portata da Luisa Borrego di Healing Dialogue and Action, che affronterà alcune delle principali sfide della giustizia riparativa, fra cui il coinvolgimento dei familiari delle persone detenute: soggetti spesso trascurati, ma profondamente segnati dagli effetti della vittimizzazione. Seguirà un momento di confronto con organizzazioni che lavorano sul tema della genitorialità in carcere e un cerchio riparativo con le famiglie coinvolte. Interverranno Davide Nora, responsabile Ceis per il progetto “Carcere Nonostante”, e Tonino D’Angelo, referente dell’associazione Sostegno e Zucchero per il gruppo di mutuo aiuto dei familiari di pazienti psichiatrici detenuti in Atsm e coordinatore del gruppo di lavoro regionale “Salute mentale e carceri” nell’ambito della Consulta regionale per la salute mentale. Spazio, infine, anche al tema delle pratiche di mediazione e del dialogo tra le parti, con particolare attenzione alla prevenzione dei rischi di vittimizzazione secondaria: ad approfondirlo saranno Miguel Quezada e Guadalupe Angulo di Mend Collaborative California.
“Recentemente – spiega Roberto Cavalieri organizzatore dell’evento parmigiano – il ministero della Giustizia ha attivato, come prevede la riforma Cartabia, trentasei centri per la giustizia riparativa, distribuiti su tutto il territorio nazionale, un percorso che coinvolge anche il sistema giudiziario della nostra regione.” Prosegue: “Con la giustizia riparativa, applicata in carcere nella fase dell’esecuzione penale, l’obiettivo è quello di sanare il danno causato dal reato (materiale, emotivo e relazionale) andando oltre la semplice punizione del colpevole. Si basa sull’adesione volontaria e consensuale della vittima e dell’autore del reato a un confronto, promuovendo la ricomposizione dei legami incrinati”.
“La giustizia riparativa – rimarca, poi, Silvia Mannone, dottoranda nel Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna e collaboratrice Anci a supporto dell’Ufficio del garante regionale dei detenuti – è spesso percepita come lontana dalla vita della comunità, come un tema che sembra non riguardarla direttamente. Il percorso formativo promosso vuole superare questa visione, adottando un approccio comunitario che vada oltre la semplice mediazione tra autore e vittima. Il punto di partenza è considerare la giustizia riparativa come un prezioso strumento da sviluppare su più livelli: dalla dimensione comunitaria, che include il reinserimento e l’accoglienza nella società, alla dimensione della responsabilità, con percorsi trattamentali in carcere basati su valori riparativi e responsabilizzazione. A questo si aggiunge la dimensione del dialogo, che coinvolge vittime, famiglie delle persone detenute e altri attori della comunità. Si tratta di prerogative essenziali: solo così è possibile creare le condizioni per programmi di mediazione e dialogo sicuri e realmente inclusivi. Restituire voce agli attori originari significa far comprendere loro che la giustizia riparativa non è solo uno strumento ma un diritto e una responsabilità condivisa, capace di rafforzare i legami, la fiducia e la coesione sociale”.
“Con questo evento formativo, inedito e particolarmente ricco di contributi qualificati – interviene Raffaella Sette, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico del C.I.R.Vi.S. (Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza) – si vuole valorizzare il ruolo della comunità nei percorsi di giustizia riparativa e assegnare la debita rilevanza al carcere come luogo in cui diverse forme di comunità possono interagire fra di loro. In questo senso, infatti, i percorsi riparativi in ambienti carcerari portano con sé molteplici significati simbolici. Pertanto, l’evento formativo in programma metterà in evidenza come essi possano diventare momenti in cui i confini tra la comunità e la giustizia penale tradizionale non solo coesistono ma riescono a essere rinegoziati trasformando lo spazio carcerario in un setting per dialoghi e riflessioni collettive”.
Per partecipare agli incontri serve registrarsi compilando questo form. Qui, invece, il programma completo della tre giorni.
(Cristian Casali)



