Garantire un servizio di supporto psicologico permanente per il personale di polizia penitenziaria.
Con un’interrogazione a risposta immediata in aula il consigliere Lorenzo Casadei (M5s), chiede alla Regione di attivarsi per garantire un adeguato servizio di supporto psicologico permanente per il personale di polizia penitenziaria all’interno delle carceri.
“Gli agenti di polizia penitenziaria svolgono un ruolo estremamente delicato all’interno degli istituti di detenzione, garantendo la sicurezza, la gestione quotidiana della popolazione carceraria e contribuendo al mantenimento di un clima di collaborazione con i detenuti. Tale funzione – sottolinea il consigliere – espone gli agenti a situazioni di forte pressione psicologica e stress emotivo, aggravate dalla cronica carenza di personale, dai turni di lavoro particolarmente gravosi e dalla necessità di sopperire spesso, in modo improprio, alla mancanza di figure specializzate in attività educative, formative e sociali rivolte ai detenuti”.
“L’assenza di un adeguato supporto psicologico per il personale di polizia penitenziaria rischia di compromettere non solo il benessere individuale degli agenti, ma anche l’ordine, la sicurezza e il rispetto della dignità di tutte le persone detenute – per questo Casadei chiede alla giunta – se intenda attivarsi, per quanto di sua competenza in ambito sanitario, per garantire un adeguato servizio di supporto psicologico permanente per il personale di polizia penitenziaria, intraprendendo iniziative per migliorare le condizioni di lavoro psicologiche e sociali negli istituti penitenziari, anche attraverso la promozione di attività rieducative e adeguato sostegno psicologico per i detenuti”.
“Stiamo lavorando per un’innovazione radicale del piano socio-sanitario – ha dichiarato l’assessora a Welfare, Terzo settore, Politiche per l’infanzia, Scuola, Isabella Conti – nella nuova formulazione andremo a formalizzare anche il supporto e il sostegno agli agenti della polizia penitenziaria. Come sappiamo, il tema del carcere è un tema che vede entrambe le realtà, sia quella dei detenuti che quella della polizia penitenziaria, in un regime di cattività e di prigionia, tant’è vero che moltissimi agenti della polizia penitenziaria vivono una sindrome di prigionizzazione. La Regione Emilia-Romagna ha proposto 4,2 milioni per progetti di formazione e reinserimento sociale dei detenuti, in particolare percorsi di accompagnamento al reinserimento lavorativo. Inoltre, i detenuti, se vogliono, possono frequentare la scuola; a tal proposito, il nostro assessorato ha avviato proprio nelle scorse settimane una mappatura e un’analisi molto puntuale di quelle che sono le attività rieducative promosse dagli istituti nei diversi istituti penitenziari”.
Lorenzo Casadei ha replicato dicendo di vedere “l’impegno concreto di raggiungere obiettivi. L’impegno per la polizia penitenziaria è importante, così come quello per i detenuti, che lamentano una condizione di abbandono e di noia. La funzione rieducativa della pena, sancito dall’art. 27 della Costituzione, è un sacrosanto diritto”.
(Giorgia Tisselli)
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