“Proseguire nel percorso di revisione del modello dei centri di assistenza e urgenza (Cau), valorizzando i risultati conseguiti in termini di rafforzamento della prossimità, in coerenza con una visione unitaria della rete territoriale”.
La richiesta arriva, con un’interrogazione a risposta immediata in aula è Giovanni Gordini (Civici).
Evidenzia il consigliere sui Cau: “Accanto ai risultati positivi conseguiti si registrano alcune criticità legate alla sostenibilità organizzativa, alla necessità di una più stretta integrazione con la medicina generale per la continuità assistenziale, nonché a una certa eterogeneità territoriale in termini di orari, dotazioni e modalità operative”. Sottolinea il politico: “I Cau, le case della comunità, gli ospedali di comunità (osco) e le cure domiciliari devono essere inquadrati non come modelli alternativi o sovrapposti ma come componenti di un unico continuum territoriale di presa in carico, capace di intercettare il bisogno acuto a bassa complessità e di accompagnare il paziente – in particolare cronico e fragile – verso percorsi strutturati di follow up e assistenza programmata”. Conclude: “L’evoluzione del modello dei Cau deve essere letta come una fase di maturazione del sistema sanitario regionale, finalizzata, in primis, a offrire ai cittadini percorsi chiari, appropriati e omogenei”.
La risposta arriva in aula dall’assessore regionale Massimo Fabi: “I Cau rappresentano qualcosa di positivo nella risposta sanitaria di emergenza e urgenza, l’obiettivo è quello di valorizzare i risultati ottenuti introducendo al tempo stesso miglioramenti per l’integrazione della rete e per la capillarità del servizio, ci sarà poi un ampliamento dell’offerta, con anche nuovi percorsi di cura”.
La replica di Gordini: “Serve un modello di offerta che non sia solo quello dei Cau, la rete è fondamentale”.
(Cristian Casali)


