La Regione prosegua nel rafforzamento della rete dell’emergenza e urgenza, con particolare attenzione alle condizioni lavorative degli operatori attivi nei pronto soccorso e nei servizi collegati mettendo al centro la sicurezza sul lavoro.
Lo chiede una risoluzione Pd e Civici a prima firma Giovanni Gordini (Civici) e Maria Laura Arduini (Pd) approvata a maggioranza dall’Assemblea legislativa. Bocciata, invece, una risoluzione analoga presentata da Fratelli d’Italia a prima firma di Annalisa Arletti. La risoluzione verteva sullo stesso tema, però conteneva critiche severe verso i Cau.
Nel presentare la risoluzione della maggioranza Gordini e Arduini hanno sottolineato che “serve continuare a rafforzare la rete dell’emergenza e urgenza, valorizzando il lavoro dei professionisti, promuovendo, poi, modelli operativi che integrino le diverse articolazioni del sistema, puntando, anche, sulla formazione degli operatori. Dobbiamo potenziare il monitoraggio della rete territoriale per garantire la piena integrazione con il sistema ospedaliero e promuovere iniziative, rivolte ai cittadini, di informazione sanitaria su questi servizi”.
Il dibattito
Per Paolo Trande (Avs) “la risoluzione della maggioranza porta elementi di novità a partire dal tema della riorganizzazione della medicina territoriale”.
Annalisa Arletti (FdI) presentando la sua risoluzione ha spiegato che “chiediamo alla Regione Emilia-Romagna di rafforzare la rete dell’emergenza e urgenza. Il settore soffre di cronica carenza di personale, elevato turn over, difficoltà di reclutamento, condizioni lavorative particolarmente stressanti e fenomeni crescenti di burnout. Con l’attivazione dei centri di assistenza e urgenza (Cau), per un investimento stimato di circa 35 milioni di euro, sarebbero dovuti diminuire gli accessi impropri al pronto soccorso, cosa che non è accaduta”.
Sulla stessa linea Giancarlo Tagliaferri (FdI): “serve guardare ai risultati: in Emilia-Romagna si registrano circa 1,3 milioni di accessi all’anno al pronto soccorso, i tempi di attesa restano elevati e rimane il problema della carenza di personale. I Cau non hanno dato gli esiti sperati: occorre, quindi, guardare ad altre realtà come la Lombardia, che prevede incentivi per chi opera nel pronto soccorso, o la Toscana, dove è prevista la rotazione dei medici per la presa in carico dei codici a minore complessità. Serve valorizzare anche in Emilia-Romagna chi lavora sull’emergenza e urgenza”.
Per Marta Evangelisti (FdI) “oggi i pronto soccorso della regione sono evidentemente sotto pressione: il modello va rivisto, i tempi di attesa sono lunghi, resta il tema della carenza di personale. Anche il sistema dei Cau non ha portato i risultati previsti”. Concetti simili nelle dichiarazioni di tutti gli esponenti di FdI: per Nicola Marcello “i pronto soccorso sono pieni, c’è carenza di personale, c’è anche il tema della sicurezza, i Cau non hanno sortito l’effetto aspettato, serve affrontare subito questi problemi”, mentre Priamo Bocchi ha sottolineato che “in Emilia-Romagna sul tema emergenza e urgenza le idee sono confuse, a partire dai Cau: i problemi sono tanti, non si intravedono soluzioni perché il sistema non investe le risorse disponibili nel modo migliore e le politiche nel settore sono state sbagliate”. Ferdinando Pulitanò ha sottolineato che “sui Cau la Regione ha sbagliato, serve rendere nuovamente attrattivo il lavoro in pronto soccorso”. Sulla stessa linea Luca Pestelli per il quale “l’amministrazione della sanità non sostiene adeguatamente i nostri professionisti e i nostri operatori. Serve intervenire, manca una visione politica per affrontare le tante problematiche che caratterizzano il sistema, problemi che i Cau non hanno risolto”. Per Fausto Gianella, inoltre “manca una strategia organizzativa soprattutto sull’ubicazione dei presidi collegati all’emergenza e urgenza. I Cau non hanno risolto i problemi perché sono delle scatole vuote, mancano le strumentazioni, solo le spese sono raddoppiate. Il sistema va rivisto, bisogna puntare sulla medicina di base”. Netti Alberto Ferrero, per il quale “evidente è il problema dei tempi di attesa in pronto soccorso, anche dodici ore, nella struttura di Ravenna mancano almeno nove medici, inevitabilmente emergono problemi sull’operatività del sistema. Serve migliorare le condizioni di lavoro dei nostri operatori, anche la medicina territoriale andrebbe strutturata in modo diverso”, e Francesco Sassone (FdI) che ha bocciato la risoluzione della maggioranza perché “non prende in considerazione i problemi e le critiche emerse sul tema Cau, non porta nulla di concreto pur ammettendo che il sistema non funziona. Soprattutto a Bologna “la domanda di servizi sanitari, ma i tempi d’attesa restano alti sui tempi d’attesa”.
Critici con la risoluzione del centrosinistra anche i rappresentanti di Rete civica: per Marco Mastacchi “continuiamo a intervenire su singoli problemi senza avere un approccio organico su tutta la filiera: i Cau dovevano essere la panacea di tutti i mali, ma così non è stato, anzi i costi sono aumentati e i problemi sono stati spostati da una struttura all’altra senza risolvere niente”, mentre Elena Ugolini “il sistema sanitario regionale va migliorato e nella risoluzione di Arletti si propongono soluzioni, in primis per risolvere il problema dei tempi di attesa al pronto soccorso”.
La risoluzione approvata dall’Assemblea, oltre che dai due primi firmatari, è stata sottoscritta anche da Fabrizio Castellari, Lodovico Albasi, Maria Costi, Andrea Massari, Raffaele Donini, Eleonora Proni, Elena Carletti, Barbara Lori e Matteo Daffadà del Pd, oltre a Paolo Trande dei Civici con de Pascale, mentre quella di FdI portava le firme di Annalisa Arletti, Marta Evangelisti, Ferdinando Pulitanò, Giancarlo Tagliaferri, Priamo Bocchi, Alessandro Aragona e Nicola Marcello.
(Cristian Casali)


