COMUNICATO
Sanità e welfare

Sanità. Procreazione assistita, fino a 6 cicli e fino a 46 anni di età per le donne che accederanno al trattamento

Informativa della giunta in commissione Politiche per la salute su decreto ministeriale. Bagnari (Pd): bene anticipo lungaggini; Tagliaferri (Fdi) chiede dei costi

Procreazione assistita al centro dell’informativa della giunta in commissione Politiche per la salute, presieduta da Paolo Zoffoli. Con il nuovo decreto ministeriale verranno inserite le prestazioni di procreazione assistita di primo livello eterologa e di secondo livello (fecondazione in vitro) omologa ed eterologa. Sarà previsto l’aumento del limite d’età fino a 46 anni per le donne che intendono accedere al trattamento e l’aumento a 6 del numero massimo di cicli effettuabili nelle strutture sanitarie pubbliche. Inoltre, le procreazioni assistite di secondo livello verranno eseguite anche in chirurgia ambulatoriale.

Con il decreto ministeriale, la delibera di giunta adotterà le condizioni di erogabilità previste dal decreto, individuerà le tariffe regionali per le prestazioni e i criteri di compartecipazione ai ticket per i cittadini. E, per quanto riguarda i ticket, per la procreazione assistita omologa la coppia paga il ticket sulle prestazioni di specialistica secondo la normativa e viene fatta fatturazione diretta dall’Azienda di residenza della donna. Anche per l’eterologa, la fatturazione avviene a carico dell’Azienda di residenza.

Mirco Bagnari (Pd) sottolinea come “sia importante che sia stato deciso di anticipare le lungaggini che spesso ci sono con le norme” e chiede alla giunta se gli ambulatori coinvolti siano anche privati. Ma dai tecnici arriva la precisazione che “la delibera si riferisce alle attività degli ambulatori pubblici”.

Da Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d’Italia) arriva la richiesta di sapere “quali siano le necessità di gameti e quali siano i costi di acquisizione”. Costi, però, che “si potranno capire – spiegano dalla giunta – forse a fine anno, in base all’utilizzo effettuato”.

(Margherita Giacchi)

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