COMUNICATO
Sanità e welfare

Sanità. Question time Mori (Pd): “Riconoscere la fibromialgia fra le malattie croniche e invalidanti”

Arrivano conferme dall’assessore Donini: è necessario “riconoscere, in breve tempo, questa patologia, per garantire le esenzioni ai malati”

“Quali sviluppi concreti hanno prodotto e stanno producendo le ‘Linee di indirizzo per la diagnosi e il trattamento della fibromialgia’ a livello delle nostre Ausl?”.

A chiederlo, con un’interrogazione a risposta immediata in aula rivolta al governo regionale, è Roberta Mori del Partito democratico, che vuole sapere, in particolare, “cosa sia stato fatto, con il coinvolgimento delle autorità sanitarie nazionali, per il riconoscimento di questa sindrome fra le malattie croniche e invalidanti e per il conseguente inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)”.

La fibromialgia, si legge nell’atto, “è una patologia debilitante che compromette gravemente la qualità della vita in quanto caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, spesso associato ad astenia, disturbi del sonno e altri disturbi funzionali, fino a ingenerare stati di ansia e vera e propria depressione (in Emilia-Romagna soffrono di questa patologia tra le 66mila e le 89mila persone)”.

Per Mori è quindi necessario riconoscere la condizione invalidante a queste persone malate: “Il mancato riconoscimento a livello nazionale della sindrome fibromialgica tra le malattie croniche e invalidanti e il non inserimento nei Lea si traduce sia in forti lacune e disomogeneità tra regioni nei protocolli diagnostici e nei percorsi assistenziali, inoltre i costi farmacologici sono a totale carico delle persone affette”.

Nel 2018 la nostra Regione ha elaborato delle linee guida sul tema, al vaglio anche del ministero.

La risposta arriva da Raffaele Donini, l’assessore regionale spiega che queste linee guida sono state presentate, a Roma, alla commissione parlamentare igiene e sanità, che sta proseguendo con i lavori istruttori. Per Donini, quindi, è necessario “riconoscere, in breve tempo, questa patologia, per garantire le esenzioni ai malati”, comunica poi che “nelle aziende sanitarie proseguono studi sulla patologia (in particolare a Bologna e Reggio), previsti anche percorsi formativi”.

(Cristian Casali)

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