COMUNICATO
Scuola giovani e cultura

Scuola. In commissione la relazione triennale sui servizi educativi della prima infanzia

Lieve aumento del costo dei nidi, ma oltre il 60% delle famiglie ha visto ridotta la retta. Stanziati altri 3 milioni in aggiunta ai 21 decisi per il 2021. Torna alta la percentuale di bimbi vaccinati per accedere ai nidi. Ampio confronto fra le forze politiche

Il bilancio triennale (2016-2019) dei servizi educativi per la prima infanzia è stato presentato in commissione Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità, presieduto da Francesca Marchetti. Sul tavolo, i dati della relazione dell’assessorato al Welfare che hanno dato una panoramica sui servizi, su chi li frequenta, sulla valutazione della qualità, sull’obbligo delle vaccinazioni per accedere ai nidi (0-3 anni) sui costi dei servizi e sulle rette. Ampio il dibattito fra i consiglieri al termine della presentazione.

La vice presidente Elly Schlein ha illustrato il quadro strategico dei bisogni educativi dei più piccoli e i servizi fondamentali per sostenere la conciliazione tempi vita lavoro. “C’é stata- ha spiegato- una grande attenzione sui primi anni di vita, il periodo 0-6 anni, così come previsto anche dalle linee guida del ministero dell’Istruzione, che suggeriscono di aprire l’ascolto partecipato nelle regioni. Un sistema che unisce gestori pubblici e privati e che ha registrato un rallentamento a causa della pandemia”. Le Regioni, ha continuato Schlein, “chiedono che a maggiori investimenti per costruire nuove strutture (in Emilia-Romagna c’è un bando di 700 milioni) si affianchino anche fondi per la gestione. E noi abbiamo già deliberato altri 3 milioni per il 2021 che si aggiungono ai 21 previsti”. Schlein, inoltre, sarà anche presidente del Tavolo paritetico fra Regioni, Uffici scolastici e Stato, avviato il 23 novembre. “Si tratta- ha sottolineato la vicepresidente- di servizi fondamentali, per il funzionamento dei quali monitoriamo i contagi e la pandemia al fine di far rispettare i protocolli di sicurezza nelle strutture. Ora si parla di grandi investimenti (il Pnrr stanzia 4,6 miliardi per nidi e scuole d’infanzia) e noi vogliamo assicurare che anche sulla gestione arrivino più risorse”.

I dati provengono dai Comuni. In regione, sono impiegate nel settore, tra pubblico e privato, circa 5mila unità per il personale educativo e 2.500 per quello non educativo. Il calo delle nascite, tra il 2010 e il 2018, è una realtà, ma non ha impedito di far registrare nel triennio un limitato aumento delle iscrizioni: “il nido e altri servizi suscitano interesse. Si passa dai 33mila iscritti nel 2017 ai 33.559 nel 2019. La crescita è più alta nei comuni non capoluogo. Numeri che dicono come usi i servizi il 33% degli aventi diritto”.

Tema delicato sono le liste d’attesa: attualmente si attestano tra il 12 e il 13% e nei comuni capoluogo la media è un po’ più alta. Nel 2010, però, era tra il 20 e 22%, quindi c’è stato un miglioramento grazie ai nuovi servizi avviati dagli Enti locali.

In lieve crescita anche i servizi, che dai 1.225 (di cui 784 nidi) del 2017 sono saliti ai 1.233 (789 nidi) nel 2019. E si è registrata anche un’espansione di vari tipi di servizi integrativi – piccoli gruppi educativi anche in appartamento – ma nel 2020 e nel 2021 è attesa una contrazione a causa della pandemia. Il nido – riporta la relazione – è il fulcro del sistema.

La valutazione della qualità è disciplinata da una legge e due direttive su autorizzazioni e accreditamento. All’interno c’è anche la valutazione del rischio dello stress da lavoro correlato: una delibera prevede di fare un piano valutazione e di gestione di questo rischio stress.

La Regione ha imposto la vaccinazione obbligatoria per accesso ai nidi d’infanzia (0-3), un obbligo deciso poco dopo anche dallo Stato. Le coperture vaccinali obbligatorie nel 2000 toccavano il 93%, ma dal 2002 c’è stato un crollo che ha portato nel 2015 al 77%. Poi, la ripresa grazie alla legge regionale del 2016 e a quella nazionale l’anno successivo. Nel 2018 la percentuale di bimbi vaccinati è tornata al 93,5% e oggi si tocca il 95%.

Il costo annuo per un bambino al nido è di 9.500 euro, mentre nel privato è di poco più di 7mila. Su queste differenze pesano le differenze dei contratti di lavoro e il fatto che ogni nido fornisce servizi diversi.

Il bilancio regionale stanzia 7,2 milioni di euro l’anno per i servizi d’infanzia, cifra confermata per il 2020 e 2021. Nel 2017 dal fondo nazionale sono arrivati 20 milioni, ma nel 2019 e 2020 le risorse sono state portate a oltre 21 milioni (la quota nazionale totale è di 264 milioni). Le Regioni programmano i fondi, ma è lo Stato che li liquida.

L’ultimo dato riguarda l’incremento di 19 milioni, dal 2019, per il sostegno alla gestione dei servizi, con il fine di abbattere le rette. Uno studio delle università di Modena e Reggio Emilia mostra che alcuni comuni si sono concentrati sulle fasce meno abbienti, mentre altri hanno cercato di spalmare di più i fondi su diverse fasce. Oggi comunque, oltre il 60% delle famiglie che frequentano servizi hanno beneficiato di una riduzione della retta.

I dati illustrati dai tecnici della Giunta hanno dato il via a un confronto fra i diversi consiglieri. “Il Governo ha esteso l’obbligo vaccinale al personale della scuola, ora aspettiamo di capire cosa la Regione vuole fare con il personale dei servizi educativi”, ha affermato Valentina Castaldini (FI), che ha fatto una disamina provincia per provincia dei nidi (sia pubblici, sia privati) in Emilia-Romagna sottolineando come restano liste d’attesa troppo lunghe, pari a una media del 15%, come i nidi privati abbiano un costo di gestione inferiore rispetto a quelli pubblici e come aumenti il numero di famiglie che scelgono i nidi convenzionati privati rispetto a quelli pubblici. “E’ una tendenza che va guardata con attenzione e cura”, sottolinea la forzista.

Netta la posizione di Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle) che ha chiesto alla Giunta certezze sull’azzeramento delle rette per i nidi a tutta la popolazione: “Il presidente Bonaccini lo ha promesso in campagna elettorale che avrebbe azzerato le rette per i nidi a tutti i cittadini, la sindaca di San Lazzaro ne ha fatto una bandiera per la sua campagna elettorale a Bologna, la ministra Bonetti ha avvallato la cosa, poi abbiamo sentito il sindaco di Bologna dire che non è possibile. Ora la vicepresidente Schlein faccia chiarezza…”.

Dai banchi della maggioranza è intervenuta Marilena Pillati (Pd), che ha sottolineato come “i dati illustrati dimostrano come il nostro sistema educativo abbia tenuto anche in tempo di pandemia: ha attraversato questo momento difficile non solo dando un contributo per erogare questo tipo dei servizi, ma è un sistema che in questo anno e mezzo è andato al di là dell’emergenza”.

Alle osservazioni dei consiglieri ha risposto la vicepresidente della Regione e assessore al Welfare Elly Schlein che ha confermato l’impegno della Regione di abbattere entro la legislatura le rette per i nidi. “Vogliamo proseguire su questa strada e le risorse che ci mettiamo non sono sottratte ad altri progetti relativi ai nidi”, spiega Schlein, che ricorda come “per l’abbattimento delle liste d’attesa aspettiamo il Pnrr: il nido non può essere il privilegio di chi se lo può permettere, ma è un diritto”.

(Gianfranco Salvatori e Luca Molinari)

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