COMUNICATO
Parità, diritti e partecipazione

Sessione europea. La Regione punta su diritti delle donne e tutela dell’infanzia

In commissione Parità sono state illustrate le strategie e i programmi dell’Unione europea per l’anno in corso

Strategie per potenziare le politiche in favore della parità di genere e dell’accesso ai servizi essenziali per i minori a rischio povertà. Passa anche da questi temi la collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Unione europea, come testimoniato dalle audizioni avvenuto oggi nel corso della commissione Cultura e Parità, presieduta da Elena Carletti, in occasione della Sessione europea 2026, il momento in cui le istituzioni regionali esaminano gli atti e i programmi dell’Unione europea per l’anno in corso.

A fare gli onori di casa è stata la presidente Carletti per la quale “stiamo facendo un percorso che si concluderà il 2 aprile creando un percorso di interazione diretto”.

A illustrare i contenuti principali della Strategia per la parità di genere 2026-2030 è stata Maria Mollica, Team Leader per il contrasto alla violenza contro le donne – Commissione europea: “Si tratta di una tabella di marcia per i diritti delle donne che definisce una visione a lungo termine per la piena realizzazione della parità di genere, approvata da tutti gli Stati membri dell’UE, le istituzioni dell’UE, la società civile e le organizzazioni internazionali nell’ottobre 2025”. L’approccio è quello di una nuova strategia per la parità di genere per rafforzare i diritti delle donne in tutti i settori, dalla lotta contro la violenza di genere all’emancipazione delle donne in politica e nel mercato del lavoro, in tutta l’UE e in tutte le istituzioni dell’UE, spiega nello specifico Mollica. Sono otto i principi su cui si basa: libertà dalla violenza di genere, standard del massimo livello in materia di salute, parità di retribuzione ed emancipazione economica, equilibrio tra vita professionale e vita privata, pari opportunità occupazionali e condizioni di lavoro adeguate, istruzione inclusiva e di qualità, partecipazione politica e rappresentanza paritaria, meccanismi istituzionali che realizzano i diritti delle donne.

Importante anche la collaborazione sulle politiche per l’infanzia. “In Europa i bambini in condizione di povertà sono 20 milioni e le condizioni sono state aggravate dalla pandemia da Covid. Il numero fa fatica a scendere e l’obiettivo è di scende da 20 a 15 milioni entro il 2030 grazie al rafforzamento della Garanzia europea l’infanzia, adottata nel 2021” ha evidenziato Andrea Moreschi, funzionario per le politiche per il reddito minimo della Commissione europea. “Ancora permangono disparità, finanziarie e non finanziarie – ha proseguito – nell’accesso ai servizi e per questo, come annunciato dalla presidente della Commissione europea von der Leyen, la prima strategia dell’Ue metterà al centro il contrasto alla povertà infantile partendo da azioni come colmare il divario nelle forme di assistenza e con programmi di refezione scolastica”.

Stefano Rimini, consulente per le politiche sociali dell’Unicef, ha illustrato gli interventi resi possibili o in fase di programmazione nell’ambito del Piano di azione nazionale per l’attuazione della garanzia infanzia (Pangi). Per il periodo 2020-2027 sono stati stanziati fondi per 734 milioni di cui 380 dal Fondo sociale europeo e il resto dal Fondo nazionale politiche sociali. Al 31 dicembre sono stati ammessi a spesa 330 milioni e ne sono previsti 150 per il 2026. “Le misure messe in campo negli ultimi due anni – ha spiegato – hanno avuto come priorità l’accesso ai servizi e la formazione con particolare attenzione per i bambini delle comunità rom, sinti e caminanti per evitare l’esclusione sociale. Altro intervento reso possibile con il Pangi a livello nazionale è il bando per gli spazi aggregativi per adolescenti, molto sostenuto da Unicef. In Emilia-Romagna sono stati progettati spazi a Parma, Reggio Emilia, San Giovanni in Persiceto, Lugo, Ravenna e Rimini. Sarebbe interessante vedere come si stanno sviluppando queste esperienze”. “A Bruxelles – ha concluso Rimini – è stato chiesto di inserire 20 miliardi nel Fondo sociale per il Piano povertà. Questo è un ottimo momento nella programmazione per provare a dare più forza a uno strumento di condivisione a livello europeo”.

Apprezzamento per la collaborazione tra Ue e Regione su questi temi è stato espresso dai consiglieri intervenuti nel dibattitto seguito alle comunicazioni.

Nello specifico Simona Lembi (Pd) ha incentrato il suo intervento sui temi legati ai diritti delle donne ricordando come “il dialogo tra la Regione Emilia-Romagna e le istituzioni europee sulle strategie di genere è un dialogo aperto. Le scelte di Bruxelles hanno un forte impatto sui territori e in uno come questo, che ha fatto della parità un suo punto di riferimento, sono importanti. Soprattutto, in un momento in cui il Governo nazionale sta smantellando la rete di garanzia per la parità, quei presidi che hanno favorito condizioni di uguaglianza”, mentre Simona Larghetti (AVS) si è concentrata sui diritti dell’infanzia e ha chiesto di “avere aggiornamenti sui contesti dove la povertà si accanisce sui minori e se ci sono strategie specifiche in Italia”.

La posizione della giunta è stata espressa dall’assessore Davide Baruffi: “Abbiamo un tasso di occupazione tra i più alti del Paese, e quello femminile lo supera di 10 punti, per questo – spiega Baruffi – abbiamo creduto nel contributo delle donne per rendere più competitivo il nostro territorio. Sui giovani l’Italia è in fondo alla classifica, sottolineo che il contribuito da parte del Fondo di coesione è cruciale. L’Emilia-Romagna investe sulle giovani generazioni e ha raggiunto i target europei: il tasso di abbandono scolastico è più basso di quello europeo”.

(Giorgia Tisselli e Lucia Paci)

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