Lo scorso 7 marzo è stata eseguita l’operazione di sgombero dell’insediamento abusivo di via Canaletto Nord, a Modena: l’insediamento, presente da 12 anni, era pieno di rifiuti di ogni genere, carcasse di veicoli bruciati e vere e proprie discariche abusive. Un’area che si configurava come ‘zona franca’ e sottratta al controllo delle regole.
Da questa vicenda parte l’interpellanza a firma del consigliere di Fratelli d’Italia, Ferdinando Pulitanò, e sottoscritta anche dalla collega di partito Annalisa Arletti. “Secondo quanto emerso in Consiglio comunale a Modena – spiegano i consiglieri – l’amministrazione avrebbe fornito fin dal 2014 l’autorizzazione allo stabilimento delle famiglie. Per oltre un decennio la fornitura di servizi essenziali, acqua e gestione rifiuti, è avvenuta a spese della collettività, pur in assenza di qualsiasi titolo autorizzativo o percorso formale di integrazione”.
Una “tolleranza assistenzialista” che, secondo i consiglieri “si scontra frontalmente con la legge regionale specifica, che promuove il superamento dei grandi campi e la transizione verso le micro-aree regolate”. “Il costo della bonifica – aggiungono Pulitanò e Arletti – ricadrà integralmente sui cittadini. Inoltre, a seguito dello sgombero, gli occupanti sono stati trasferiti in un’altra zona della città, nel quartiere San Pancrazio, con una procedura che appare come un mero spostamento fisico del problema piuttosto che una soluzione strutturale”. Da qui l’interpellanza alla giunta, alla quale si chiede conto della situazione, verificando inoltre se esistano, in altre zone della Regione, situazioni analoghe di “anarchia amministrativa” sostenute con fondi pubblici.
A rispondere in aula è stata la sottosegretaria Manuela Rontini che ha confermato come la situazione fosse di “forte criticità sotto il profilo ambientale, igienico-sanitario e della sicurezza”. “Situazione che non si intende sottovalutare – ha chiarito Rontini -. Tuttavia, è necessario riportare il tutto correttamente al tema delle competenze: la gestione delle aree, il loro utilizzo e controllo è in capo ai Comuni. Questa vicenda dice chiaramente che le problematiche degli insediamenti informali e non regolati non si affrontano con interventi emergenziali se questi non sono accompagnati da soluzioni alternative, perché il rischio è solo quello di spostare il problema”. Sul fronte del monitoraggio, Rontini ha chiarito che i dati forniti dai Comuni si basano sulle situazioni formalmente riconosciute, quali le microaree e le aree di sosta pubbliche e non su quelle informali che rientrano nella responsabilità degli enti locali. La sottosegretaria ha ribadito la bontà della legge regionale specifica sulle microaree, che rappresentano un percorso verso l’autonomia e la stabilità di queste famiglie: microaree nelle quali, oggi, su tutto il territorio regionale, vivono 2700 persone di cui 700 minori. “Negli ultimi due anni sono stati destinati più di 700mila euro del programma FSE Plus a interventi per contrastare la dispersione scolastica, la povertà educativa e il divario digitale, per accompagnare le transizioni abitative, rafforzare le reti territoriali, e ridurre le discriminazioni. La vicenda richiamata – ha concluso Rontini – non rappresenta il modello regionale e conferma quanto sia necessario proseguire nella direzione che abbiamo tracciato, con strumenti strutturali fondati sulla legalità e l’inclusione”.
Particolarmente critico nella replica il consigliere Pulitanò. “Non è normale che questo insediamento abusivo, in un Comune dello stesso colore politico della Regione, sia stato attivo alle porte della città per tutti questi anni, con dispendio di risorse pubbliche. Non è possibile far passare il principio che un insediamento abusivo momentaneo diventi la regola. Forse la strategia di questa Regione non sta dando i frutti sperati, perché sono ancora molte le sacche di illegalità e mancata integrazione. E, probabilmente, se non ci fosse stato quel gravissimo episodio, costato la vita a una persona, forse quel campo sarebbe ancora lì”.
(Brigida Miranda)


