Non bastano a Tommaso Foti (Fdi-An) i voti di Lega Nord e Forza Italia sul progetto di legge alla Camere a sua firma, che prevede la videosorveglianza negli asili e nelle case di riposo. L’Assemblea ha votato a maggioranza (sì di Pd, Sel e AltraER, no di Ln, M5s, Fi e Fdi-An) l’ordine del giorno, presentato da Paolo Zoffoli (Pd), che prevede il non passaggio all’esame dell’Aula degli articoli del progetto.
Foti ha ricordato l’escalation di episodi di gravi violenze fisiche e psicologiche, avvenute in asili nido e scuole per l’infanzia, oltre che in strutture socio-assistenziali per anziani e/o disabili in Emilia-Romagna. “E’ più facile ignorare il tema- ha accusato il consigliere- che non mettere il dito nella piaga e disturbare, così, il manovratore”. “Non si è trattato- ha aggiunto- di uno o due dipendenti che si sono comportati in modo ignobile, ma di più dipendenti che operavano in diverse strutture controllate e accreditate. E c’è da pensare che i fatti accaduti siano solo la punta dell’iceberg di episodi analoghi che succedono a livello nazionale”. Di qui, a parere di Foti, la necessità di sollecitare una presa di posizione nazionale attraverso un provvedimento legislativo che preveda l’installazione di telecamere per la videosorveglianza in queste strutture, in chiave di prevenzione, pur nel pieno rispetto della privacy. “Non ho la presunzione di aver proposto la risposta unica al problema,- ha concluso- mi rivolgo quindi alla Giunta per sapere che impegni si voglia assumere rispetto a questi problemi”.
Critico Mirco Bagnari (Pd), che vede nella videosorveglianza uno strumento “importante e anche indispensabile” in situazioni ben definite. In questo caso, potrebbe essere “complementare” ad altri provvedimenti. Il problema è che questo strumento va a impattare sul diritto alla riservatezza personale e si incrocia con quanto stabilisce lo Statuto dei lavoratori su questo tema. Bagnari punta il dito anche sugli obblighi e i costi aggiuntivi, previsti nel progetto di legge, che andrebbero a pesare sulle strutture” e considera più efficace un costante controllo della situazione tra operatori e famigliari, segnalando casi sospetti alle autorità competenti.
Considerano il testo “condivisibile e di buon senso” Daniele Marchetti e Marco Pettazzoni della Lega. “La sua approvazione- questa la sintesi del loro intervento- darebbe risposte a fatti gravissimi. Si può intervenire anche su altri fronti, per esempio sulla formazione, tuttavia dotare queste strutture di un sistema di videosorveglianza significa dare una garanzia in più alle famiglie, non installare il ‘grande fratello’”.
“Va dato atto a Foti di aver messo in evidenza questo tema che avrebbero dovuto affrontare la maggioranza e la Giunta regionale”, afferma Raffaella Sensoli (M5s), che chiede di trovare “una via di mezzo” e di approfondire il problema su un piano multidisciplinare e non solo sul fronte della videosorveglianza, che, assunta come unico strumento, potrebbe creare un clima di diffidenza nella maggioranza delle strutture immuni dai gravi episodi evocati.
“Un problema delicato” segnala Piergiovanni Alleva (AltraER), contrario al progetto perché l’argomento “è trattato in modo troppo semplicistico. Non si tratta- afferma- di negare la necessità di un controllo, ma di tenerlo nei limiti della dignità dei lavoratori. Un nodo complicato- spiega- dove si intersecano libertà morale del lavoratore e il bisogno di tutela di altri interessi cioè in questo caso la protezione di persone deboli”.
Di parere opposto Enrico Aimi (Fi), che considera il testo del progetto privo di “lacune” e afferma di aver avvertito “il disagio di chi ha cercato di arrampicarsi sugli specchi per evitare di affrontare il problema”. Smentita, poi, da Aimi la tesi che si tratti di installare una sorta di ‘grande fratello’: ormai- ha detto- i sistemi di videosorveglianza sono ovunque ci sia necessità di prevenire situazioni a rischio.
(Antonella Celletti)


