Fissare una data per lo stop ai veicoli a benzina e diesel su tutto il mercato europeo. Lo chiede in una risoluzione, approvata in Aula con 28 voti favorevoli e 13 contrari, la consigliera del Movimento 5 stelle, Silvia Piccinini.
Il sì arriva dal Partito democratico, che propone due emendamenti, Emilia-Romagna Coraggiosa ed Europa Verde mentre il testo viene bocciato da Lega e Fratelli d’Italia.
“Un’iniziativa parlamentare nazionale ha chiesto al governo interventi normativi per disciplinare, su tutto il territorio, la messa al bando al 2035 di autoveicoli inquinanti, garantendo all’industria automobilistica di pianificare la riconversione, la riqualificazione e l’aggiornamento delle proprie competenze per andare verso la mobilità elettrica” spiega Piccinini. La consigliera spiega che si tratta di un percorso intrapreso dai governi europei, anche non dell’Ue, che chiedono di porre uno stop ai veicoli a benzina e diesel. Francia, Norvegia, Germania, Olanda, Irlanda e Paesi Bassi e Regno Unito hanno scritto una lettera alla Commissione europea per avere un calendario definito e per il passaggio a mezzi ad emissione zero.
“La mobilità elettrica -spiega Piccinini- può aiutare ad accelerare la ripresa dell’economia. L’industria automobilistica europea e anche le case automobilistiche italiane si stanno adeguando- continua la consigliera- ma non basta, bisogna fare di più, anche per la tutela della salute dei cittadini. E la nostra Regione, che ha già avviato alcune iniziative in questo senso come le risorse per un parco auto pubblico di mezzi elettrici, può dare un segnale importante sostenendo questa richiesta”.
Perplessità da parte dell’opposizione, soprattutto da parte di Lega e Fratelli d’Italia.
Secondo Emiliano Occhi (Lega) “le scelte politiche devono essere ben ponderate. In questa risoluzione non si tengono conto aspetti economici fondamentali. Imporre oggi una scelta al 2035 potrebbe rivelarsi un’azione non solo fallimentare ma dannosa. Quale sarà infatti la produzione di energia rinnovabile al 2035? Ancora non lo sappiamo”. Secondo il consigliere non bisognerebbe trascurare neanche gli effetti sul terzo mondo, gli impatti sull’intera filiera e naturalmente i costi sulle famiglie. “Bloccare lo sviluppo di altre tecnologie e promuoverne solo una come elettiva può essere controproducente”, aggiunge il leghista, che suggerisce, al contrario, di puntare sul biometano.
Non è d’accordo Federico Amico di Emilia-Romagna Coraggiosa secondo cui chiedere al governo di prendere un impegno oggi è ‘un modo intelligente per costruire il futuro’. “L’obiettivo della decarbonizzazione che si è data anche la nostra Regione- continua- può essere contrastato solo con la mobilità elettrica e ‘dolce’. Non possiamo rimanere inermi, i costi sarrano importanti ma abbiamo sia le possibilità sia le strutture per accompagnare utenza e produzione verso questi obiettivi europei”.
Si unisce Igor Taruffi, dello stesso gruppo assembleare. “Si parla di transizione ecologica, una strada che dobbiamo inevitabilmente intraprendere e ce lo indicano i pericoli dei cambiamenti climatici a cui andiamo incontro se non invertiamo la rotta. Di fronte a questa sfida globale, dispiace che il dibattito si incagli su alcuni elementi. Un conto infatti è affrontare i problemi che comporta questo passaggio, un conto è chiedere il mantenimento dello status quo. Noi veniamo da due decenni dove l’ideologia dominante ha imposto meno Stato e più mercato, ma si è rivelata una scelta dannosa”.
“In questa risoluzione c’è molta retorica e non vengono considerati aspetti importanti- sottolinea Michele Barcaiuolo (Fratelli d’Italia)-. Le normative in Italia sono molto stringenti ma si ignora quello che avviene in tutto il resto del mondo, come il fatto che India e Cina contribuiscono in maniera determinante all’inquinamento di mari e atmosfere. Non si tiene conto- secondo il consigliere- del fatto che gli autoveicoli servono alle famiglie per recarsi al lavoro e non per la gita domenicale”. Il consigliere mette anche in dubbio il fatto che “l’elettrico possa portare agli obiettivi di emissioni zero visto che ci sono studi che dimostrerebbero il contrario. Quello che manca in questa risoluzione- conclude- è una visione di complessità su questo tema, una visione che preveda anche l’uso di nuove tecnologie che non siano l’elettrico”.
Favorevole alla risoluzione, il Partito democratico che propone due emendamenti, votati favorevolmente in Aula. Spiega Andrea Costa: “Dobbiamo agire tenendo uno sguardo sia verso l’orizzonte che verso le reali condizioni del paese. La politica ha il dovere di dare indicazioni verso le quali la comunità deve marciare, anche per questo è importante fissare la data del 2035. Poi si possono riconsiderare alcuni aspetti, ma mai retrocedere verso questi obiettivi”. Il consigliere ribadisce poi l’impegno che nell’ultimo anno la Regione sta prendendo in questo senso e sottolinea “l’azione di accompagnamento al settore industriale, prevista dalla Strategia di specializzazione intelligente votata in Aula lo scorso mese”. Costa ribadisce poi l’urgenza di mettersi in moto e quindi di fissare una data. “La transizione ecologica è una responsabilità etica, un dovere”.
Sulla stessa linea la consigliera di Europa Verde, Silvia Zamboni, che sottolinea come la transizione ecologica sia un processo già in moto e che molte case automobilistiche si siano già mosse in questo direzione, anche se con ritardo. “Ancora una volta- dice la consigliera- vediamo come la Cina prenda l’iniziativa su un mercato ‘futuro’, quello delle auto elettriche, che in realtà è già presente. Vogliamo fare come con i pannelli fotovoltaici e lasciare la primazia alla Cina o vogliamo diventare noi gli autori di questa svolta?”. Oltre a spingere su questa strada, la consigliera suggerisce anche di trovare altre misure. “L’elettrico è una soluzione ma deve essere accompagnato da altre strade per offrire alternative alle persone”.
“La Cina non è certo un esempio di green economy” specifica Marco Lisei (Fratelli d’Italia) che aggiunge: “Non siamo contrari all’elettrico in sé, con i suoi pro e contro, ma siamo contro le imposizioni. Dare una data per lo stop alla benzina ci sembra prematuro perché dobbiamo metterci nell’ottica dei cittadini ai quali offrire alternative credibili”.
“Per la Lega il futuro è nel petrolio. E per Fratelli d’Italia l’elettrico concorrerebbe addirittura al peggioramento della qualità dell’aria- ribatte Silvia Piccinini– ma gli stravolgimenti climatici non aspettano la politica miope. C’è in ballo la salute dei cittadini, e, tra l’altro le aziende si stanno già attrezzando. Quattordici anni di transizione ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione”.
(Francesca Mezzadri)


