Anziché uccidere le nutrie, va cambiato l’approccio per contrastare il rischio idraulico “lavorando per avere alvei dei nostri corsi d’acqua più naturali e meno artificiali, che renderebbero l’intero sistema fluviale più stabile e resiliente e aiuterebbero a limitare, di molto, i danni causati dalle alluvioni”.
Lo chiede alla giunta, con un’interrogazione” la consigliera Giulia Gibertoni (Gruppo Misto) affermando che bisognerebbe curare di più i corsi d’acqua per renderli più naturali “anziché continuare a stanziare fondi che vanno a finanziare, di fatto, gli Ambiti Territoriali di Caccia e prendersela, una volta ancora, con il capro espiatorio di turno, cioè le specie cosiddette “fossorie”, già uccise in queste attività, negli anni precedenti, a decine di migliaia, come nel caso delle nutrie o a migliaia come nel caso delle volpi, e anziché continuare a sterminare ogni animale che vive sugli argini dei nostri corsi d’acqua, e che a volte come nel caso delle nutrie assume abitudini fossorie solo per mancanza di altro habitat adeguato, tutto ciò con poco vantaggio in termini di rischio idraulico”.
La capogruppo del Misto sottolinea come sia inutile stanziare risorse per “provvedere alle vere cause dei disastri” di alluvioni e inondazioni cioè “cementificazione e impermeabilizzazione massiccia del territorio, corsi d’acqua in alvei sempre più ristretti e resi artificiali, corsi d’acqua e fiumi tombati, cementificazione dei canali, mancata manutenzione del territorio e delle opere di difesa idraulica o addirittura mancanza di queste ultime”. La Regione, continua, “preferisce finanziare di fatto gli ATC e prendersela con il capro espiatorio di turno”, le specie fossorie. La giunta, incalza Gibertoni, “cerca cause esterne quali gli animali e gli alberi” invece che concentrarsi su come ha gestito per decenni i corsi d’acqua. La consigliera conclude: “anche se si riuscisse a sterminare ogni animale che vive sugli argini dei nostri corsi d’acqua, e che a volte come nel caso delle nutrie assume abitudini fossorie solo per mancanza di un altro habitat adeguato, poco cambierebbe in termini di rischio idraulico, mentre occorrerebbe un cambiamento di approccio, con alvei più naturali e meno artificiali, che renderebbero l’intero sistema fluviale più stabile e resiliente e aiuterebbero a limitare di molto i danni causati dalle alluvioni”.
(Gianfranco Salvatori)


