Meno mezzi su strada, più su ferrovia significano meno inquinamento e meno smog. La “cura del ferro” che la Regione ha promosso sul trasporto delle merci comincia a dare i suoi effetti sull’ambiente. E’ quanto è emerso dalla clausola valutativa sulla “Legge regionale sull’interventi per il trasporto ferroviario e fluviomarittimo delle merci” discussa oggi nel corso della commissione Territorio e Ambiente presieduta da Stefano Caliandro.
I numeri parlano chiaro: nel triennio 2020-2022, grazie a 1,5 milioni di euro di investimenti regionali ci sono stati benefici ambientali e sociali pari a 5,3 milioni di euro, ed è stata evitata l’emissione di 32.944 tonnellate di anidride carbonica e di 135.841 kg di ossido di zolfo. Scorrendo la relazione si scopre che le politiche e i contributi della Regione hanno permesso di spostare, dalle strade dell’Emilia-Romagna alle ferrovie, merci trasportate per un totale di 1.511.535 tonnellate pari a 53.983 veicoli pesanti che percorrono 6.478.007 km in Regione. In Emilia-Romagna il traffico ferroviario merci è stato in crescita fino al 2007, superando i 15 milioni di tonnellate, per arrestarsi e toccare il minimo, nel 2009, a una quota inferiore a 12 milioni di tonnellate. Dal 2010 si è registrata un’inversione di tendenza, accentuata soprattutto sui collegamenti retroportuali da Ravenna in direzione dell’area produttiva localizzata nel centro Emilia e da qui ai porti di esportazione del nord Tirreno. Nel 2019 il traffico ferroviario merci della regione era di circa 18,5 milioni di tonnellate, mentre la movimentazione complessiva si avvicinava ai 20 milioni, mentre nel 2020 il traffico ferroviario, a causa delle conseguenze della pandemia da Covid, è diminuito a 17,74 milioni di tonnellate. Nel 2021 si è registrato un rimbalzo record che ha portato il traffico ferroviario a raggiungere circa 21,5 milioni di tonnellate a fronte di una movimentazione complessivo di quasi 23 milioni, questo grazie alla ripresa economica ed alla legge di incentivazione al trasporto ferroviario che ha incentivato circa 830.000 tonnellate di merce aggiuntiva. Nel 2022 si osserva un sostanziale assestamento delle tonnellate pari a 21,8 milioni, dovuto agli effetti del protrarsi della guerra in Ucraina sul traffico di inerti, nonché al caro energia.
Di particolare interesse quanto avvenuto al Porto di Ravenna: nel periodo gennaio-dicembre 2022, lo scalo romagnolo ha movimentato complessivamente 27.389.886 tonnellate di merce, in crescita dell’1,1% (290 mila di tonnellate in più) rispetto al 2021, anno del record storico per il traffico del porto. Il traffico ferroviario nel 2022 è calato, in termini di merce e di numero di treni, rispettivamente del 5,7% e del 9,8% rispetto al 2021. Sono state trasportate via treno 3.709.023 tonnellate di merce, per 8.136 treni. I principali motivi del calo del traffico ferroviario sono dovuti alla diminuzione dei treni che nel 2022 sono arrivati dall’Est Europa carichi di cereali ed ai rallentamenti che ha subito il traffico sulla Dorsale destra del porto canale a seguito del ripristino della linea danneggiata a causa di un incidente in prossimità di un passaggio a livello. Le principali categorie merceologiche sono: i metallurgici, che rappresentano il 62% del totale (-1,5% sul 2021); gli inerti, in prevalenza argilla e feldspato, che rappresentano il 12,5% del totale (-19,5% sul 2021); i cereali e sfarinati, che costituiscono il 9,9% del totale (-35,5% sul 2021); i chimici liquidi, ovvero l’8,9% del totale (+17,9% sul 2021) e la merce in container, ovvero il 6,1% del totale (+44,7% sul 2021).
“La Regione aveva obiettivi molto più ambiziosi di quelli raggiunti, ci saremmo aspettati più impegno e risultati maggiori”, spiega Michele Facci (Lega) che ricorda come “la Regione da tempo sta profondendo l’impegno su questo tema, ma i risultati non arrivano: noi non diciamo che la Regione faccia male a perseguire questi risultati e che non si impegni, ma prendiamo atto che non arrivano i risultati e per noi questo avviene anche perché non c’è un quadro normativo chiaro. Sottolineo anche che non c’è un sufficiente impegno sul trasporto fluviale”.
Netta la posizione di Nadia Rossi (Pd): “Bisogna dare atto che la Regione ha lavorato e lavora molto su questo tema, nonostante la pandemia da Covid e le guerre che hanno creato problemi e causato aumenti dei costi, ma nonostante questo ci sono risultati importanti. Dobbiamo cercare di approfondire per risolvere i problemi che ancora ci sono”.
“Senza equivoci dalla relazione emerge che nel periodo del Covid, quando c’è stato il massimo del calo dei trasporti e pure alla luce dei problemi causati dalla guerra in Ucraina, c’è stata una mancata emissione di 32.944 tonnellate di anidre carbonica e di 135.841 kg di ossido di zolfo”, spiega il presidente della commissione Stefano Caliandro per il quale “scegliendo la via ferroviaria si tutela l’ambiente: la cura del ferro non ha un colore politico, diamo un contributo alla lotta ai cambiamenti climatici”.
(Luca Molinari)


