Quali interventi sono stati realizzati lungo l’argine del Panaro – la cui esondazione nel dicembre scorso ha provocato un’alluvione a Nonantola (Modena) – nei tratti non interessati dai lavori di innalzamento. Inoltre, perché c’è stato un ritardo negli interventi per bloccare la falla e se la Regione “abbia predisposto un progetto, legato all’emergenza idrogeologica, per accedere ai fondi destinati al Recovery Plan al fine di adeguare i fiumi alla piena centenaria (livello considerato minimo per parlare di sicurezza) e se tale progetto sia già stato inviato al vaglio delle autorità competenti”. Infine, la Regione presenti un progetto per ottenere finanziamenti nazionali ed europei “al fine di poter strutturare un protocollo di prevenzione in materia di emergenza idrogeologica e alluvionale”.
Le richieste sono avanzate dal consigliere Michele Barcaiuolo (Fratelli d’Italia) in un’interrogazione.
Le forti piogge del 6 dicembre hanno creato una falla di 70 metri attraverso cui il Panaro è esondato e l’acqua ha investo Nonantola. Diverse le cause della rottura dell’argine, ricorda Barcaiuolo, tra cui le tane di animali, vecchi inerti e terra golenale contenente sabbia. La rottura non è stata provocata dalla tracimazione dell’acqua, ma dalla falla (il fiume “era ancora sotto di circa un metro e mezzo dalla sommità dell’argine”). Il consigliere scrive che “dalla testimonianza dei tecnici, rispetto al lavoro di analisi e di ricostruzione della dinamica del collasso, emerge invece chiaramente che, nonostante quel tratto di argine fosse già stato oggetto (come documentato dalla stampa locale e confermato dal prof. Menduni), di diverse rotture storiche, non era stato oggetto di specifiche osservazioni o ispezioni”. Se ci fossero state quelle analisi anche nel tratto collassato, conclude Barcaiuolo, si sarebbe potuto “valutarne la composizione e la reale stabilità interna”.


