Simulazioni di allagamenti e scenari di rottura arginale per mettere a punto una strategia complessiva di contenimento delle piene. Da queste basi parte la Variante PAI-Po, ancora in fase di definizione, illustrata oggi nella Commissione Territorio e Ambiente, presieduta da Paolo Burani, che ha ospitato gli ingegneri Alessandro Delpiano e Andrea Colombo dell’Autorità di bacino del Po.
La variante può già contare su un primo finanziamento pari a circa un miliardo di euro di provenienza statale, per le opere contro il rischio idrogeologico. Il progetto mira a definire le aree allagabili, soprattutto in territorio romagnolo, aggiornando le mappe di pericolosità al fine di ridurre la vulnerabilità dei territori. L’analisi ha riguardato oltre 1500 chilometri di aste fluviali. Tra le novità introdotte dalla Variante, figurano le aree a tracimazione controllata: il surplus di portata che gli argini non saranno in grado di contenere, sarà gestito e convogliato in aree apposite da progettare (nove quelle individuate).
Le parole di Delpiano e Colombo hanno aperto il confronto tra i gruppi consigliari: per il centrosinistra si tratta di “una sfida epocale”, mentre per il centrodestra “questo piano sopperisce a mancanze del passato”.
Intervenendo anche lei in commissione, la sottosegretaria alla presidenza della Giunta Manuela Rontini ha parlato della Variante al PAI Po come di un documento “strategico per il territorio, già finanziato con un primo miliardo di euro”. È stato importante questo confronto in Commissione – ha concluso -. Abbiamo la responsabilità collettiva della costruzione di un approccio culturale diverso ai temi della sicurezza idraulica e del governo delle acque. I numeri forniti oggi restituiscono la complessità del percorso e l’auspicio resta quello di una collaborazione condivisa a tutti i livelli istituzionali”. Rontini ha ricordato come, tra le competenze dirette della Regione, vi sarà quella di redigere, sia in fase di salvaguardia sia una volta approvata la Variante al PAI Po, norme urbanistiche aggiornate. “Siamo al lavoro con i diversi portatori di interesse per scrivere un dispositivo che tenga insieme la necessaria messa in sicurezza del territorio e le esigenze di sviluppo e competitività dei nostri sistemi economico-produttivi. Norme chiare, da applicare con omogeneità su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna”.
Il dibattito
Marta Evangelisti (FdI) ha evidenziato come la Variante “vada a sopperire a problematiche e carenze degli anni precedenti, di cui la Regione era a conoscenza. Resta il tema di come questa Variante si interfaccerà con la programmazione urbanistica di Comuni e Regione: sarebbe importante sapere, inoltre, se e quante osservazioni sono pervenute”.
Elena Ugolini (Rete civica) ha posto il tema delle norme transitorie e su come verranno applicate fino a quando il nuovo PAI non vedrà la luce. “Occorre fare in modo che il nuovo piano non metta a rischio la possibilità di sviluppo di zone importanti della nostra regione e, in questa fase, è cruciale anche la trasparenza nella presa in esame delle osservazioni e sulle motivazioni del relativo accoglimento o rigetto”.
Per Simona Larghetti (AVS) “si è di fronte a un tema complesso che riguarda il come intendiamo affrontare la trasformazione e l’uso del suolo. La politica ha una responsabilità altissima che deve assumersi, anche rispetto alla complessità degli interventi. Perché nella semplificazione si rischia di fare scelte che non sono accorte: è necessario chiarire, per esempio, cosa vuol dire pulizia di un alveo naturale o in contesto di fiume pensile”.
Nicola Marcello (FdI) ha evidenziato come il tema sia particolarmente delicato, ribadendo la necessità “di prevedere anche fondi per i privati che hanno bisogno di mettere in sicurezza piccoli affluenti, che spesso sono causa di tracimazioni creando ingenti danni”.
Tommaso Fiazza (Lega) ha chiesto conto delle tempistiche relative ai complessi passaggi tecnici. “E’ fondamentale sapere come ci si pone rispetto alle osservazioni che stanno arrivando: è importante cercare di coinvolgere il più possibile i territori, soprattutto quelli nei quali ci sono imprese già insediate”.
Alberto Ferrero (FdI) ha sottolineato l’importanza di “dare maggiore attenzione al trattenimento delle acque in aree collinari, rafforzando la presenza di briglie e di piccoli bacini”. “In tal modo saremmo in grado di scongiurare una serie di problemi in modo meno impattante”. Infine, Ferrero avverte: “Nella nostra regione ci sono zone molto antropizzate, che fino a pochi decenni fa non erano urbanizzate. La memoria storica qui è corta: se si definiscono aree a tracimazione controllata, occorre anche prevedere che, sulle stesse, non si costruisca più nulla per secoli, prevedendo i giusti ristori per i proprietari”.
Fabrizio Castellari (Pd) ha rimarcato: “Siamo di fronte a una materia complicata e c’è una responsabilità nel guidare i processi che porteranno a prevenire e scongiurare altri eventi alluvionali. La proroga delle tempistiche per le osservazioni è un fatto positivo, che ha permesso un maggior coordinamento. E’ necessario che si raccolgano le preoccupazioni legittime dei territori e rispondere nella maniera più corale e attenta possibile: un percorso difficile ma sfidante”.
Francesca Lucchi (Pd) ha parlato di una “sfida epocale che giorno dopo giorno ci rende più consapevoli della battaglia da vincere contro il cambiamento climatico”. “Si tratta di una sfida che mette a nudo la fragilità dei nostri territori, che riguarda il modo di progettare le città e che ha bisogno di coraggio e di competenze. Proprio su questo punto, occorre rimpinguare gli enti di professionalità e competenze, con un occhio e una visione nuovi: un tema che va assolutamente posto”.
Alice Parma (Pd) si è soffermata sull’importanza del dialogo con l’Autorità di Bacino anche rispetto al tema dei piani spiaggia, contenuto nel PAI-Po. “Il messaggio che abbiamo il dovere di far passare – ha affermato – è che in questo percorso sono coinvolte molte competenze, statali, regionali, comunali, ma è insieme che si risolvono i problemi. Un messaggio facile forse a dirsi, più difficile tradurlo negli atti, ma si tratta di passaggi fondamentali”.
Daniele Valbonesi (Pd) ha evidenziato: “La Variante rappresenta una tappa fondamentale per la messa in sicurezza del territorio: un percorso che viene da lontano ma che, a seguito degli eventi del 2023 e del 2024, ci consegna una maggiore consapevolezza. Ci sarà un impatto forte sulle aree antropizzate e produttive e la preoccupazione è alta. Anche sulla definizione delle aree a tracimazione controllata, è fondamentale che si coinvolgano i territori e che siano previsti anche ristori”.
Andrea Costa (Pd) ha evidenziato la necessità che “questo lavoro così importante venga portato a compimento anche sull’area emiliana, con tutte le cautele e con il coinvolgimento delle comunità interessate”. “Un percorso che richiederà tempo ovviamente, ma è tempo che non dobbiamo lasciar scorrere inutilmente: dobbiamo ‘cambiare pelle’, nel frattempo, soprattutto nel sistema dell’intervento in emergenza, consapevoli che la prima sicurezza va generata nelle azioni individuali”. Infine, Costa ha ribadito: “Questa Regione merita, per la sua resilienza, per la capacità di impresa e programmazione, di ottenere risorse in un lasso di tempo ragionevole, indipendentemente da chi c’è al governo”.
Giovanni Gordini (civici) ha rimarcato l’impegno della sottosegretaria Manuela Rontini sul fronte della costante relazione con le amministrazioni locali e i territori “in un contesto di profondo mutamento, legato al cambiamento climatico, che rende sempre più necessari i patti tra istituzioni”. Gordini ha ribadito quanto sia necessario creare un humus culturale e una consapevolezza condivisa su tali temi.
(Brigida Miranda)


