COMUNICATO
Sanità e welfare

WELFARE. AUDIZIONE SINDACATI CONFEDERALI PENSIONATI IN COMMISSIONE: “LE NOSTRE PROPOSTE PER CAMBIARE IL SISTEMA DEI SERVIZI. NON CHIUDERE GLI OCCHI SUL BADANTATO IN NERO”

“Più prevenzione, integrazione fra sanità e servizi sociali E massimo investimento sull’assistenza a domicilio”. Il presidente della commissione Politiche per la salute, Zoffoli: “Stretta relazione con i sindacati nella fase di redazione del nuovo Piano sociale e sanitario”

Il welfare regionale visto dalle persone anziane. Rappresentanti di Spi-Cgil, Uilp-Uil e Fnp-Cisl hanno partecipato oggi all’audizione promossa dalla commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli: illustrando il documento congiunto elaborato nei mesi scorsi, i sindacati confederali dei pensionati hanno spiegato le loro valutazioni finalizzate a ripensare i servizi alla popolazione anziana tradizionalmente garantiti in Emilia-Romagna.

Si è partiti dai cambiamenti demografici: oggi il 23% della popolazione emiliano-romagnola ha più di 65 anni, e fra vent’anni sarà il 30%; in particolare, è in forte crescita la quota di coloro con più di 80 anni, costituita in maggioranza da donne sole. Ai cambiamenti demografici conseguono sensibili cambiamenti sociali. Crescono le situazioni di solitudine, le fragilità psicologiche e finanziarie, le persone che scendono sotto la soglia di povertà. E il ripensamento del sistema di welfare “si rende ancor più necessario per la crescita esponenziale delle malattie croniche e invalidanti”.

Secondo i pensionati di Cgil, Cisl e Uil, il sistema dei servizi agli anziani “va corretto alla luce di questi cambiamenti, salvaguardando alcuni principi di riferimento: garantire l’universalità dei servizi, il controllo pubblico sulla qualità delle prestazioni, la regolarità dei contratti di lavoro”. Va “invece migliorata l’integrazione fra sanità e servizi sociali”.

È stato poi detto che “le strutture residenziali faticano a rispondere alla domanda e che non si può chiudere gli occhi di fronte al fenomeno del badantato in nero”. Oltre a “un consolidamento del Fondo regionale per la non autosufficienza”, il sindacato chiede di “evolvere da un sistema che agisce in chiave riparatrice, quando il problema è ormi conclamato, a un sistema che segue una logica proattiva, investendo di più sulla prevenzione, così da ridurre l’impatto sui servizi sociali”. Il massimo investimento andrebbe fatto “sull’assistenza a domicilio, sui Piani di assistenza individuali, in uno scambio virtuoso con i centri diurni, riducendo il peso relativo delle strutture residenziali e rilanciando gli assegni di cura, in continuo calo dal 2011 a oggi”.

Il presidente Zoffoli ha assunto l’impegno “di mantenere una stretta relazione con i sindacati nella fase di redazione del nuovo Piano sociale e sanitario”.

Nel dibattito sono quindi intervenuti alcuni consiglieri.

Condivisione dell’analisi dei mutamenti in atto e del senso delle proposte sindacali è venuta da Alessandro Cardinali (Pd), secondo il quale “non ci sono solo scelte politiche e amministrative da predisporre, correggendo quelle finora compiute, ma occorre agire con grande impegno per una presa di coscienza culturale”.

Raffaella Sensoli (M5s) ha raccolto l’allarme sulle migliaia di anziani che scendono sotto la soglia di povertà e sulle lunghe liste d’attesa per le case protette, aggiungendo che “vanno presto riparametrate le risorse regionali finora investite, avendo il coraggio di toccare interessi consolidati e senza chiedere supplenze al mondo del volontariato”.

Da Ottavia Soncini (Pd) è venuta una rivendicazione delle politiche regionali finora praticate, “il cui successo esce confermato dai dati sulla popolazione anziana che fa pratica sportiva, che accede a Internet, che legge libri e giornali, che resta in buona salute anche in tarda età; a questo si accompagna una presenza molto positiva e articolata del volontariato”.

Infine, Roberto Poli (Pd) ha definito molto utile alla commissione “la chiave di lettura che viene da soggetti come i sindacati confederali, con i loro forti legami territoriali e l’esperienza diretta sulle nuove forme del disagio sociale”; il consigliere ha poi detto che “otto anni di crisi economica hanno avuto effetti pesanti sulle famiglie e sulle reti di relazioni, indebolendo ulteriormente i soggetti più deboli”.

(rg)

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