Via libera in commissione Territorio ambiente mobilità, presieduta da Manuela Rontini, alla delibera di Giunta regionale che va a modificare lo schema di accordo del 2012 tra Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna per la promozione e realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale nel quartiere Navile, per cui la Regione stanzia 10 milioni di euro.
Come si legge nella delibera, l’introduzione lo scorso anno della legge regionale di riforma degli alloggi popolari “ha avviato un percorso volto alla ridefinizione dei limiti di accesso e permanenza negli alloggi di edilizia residenziale, anche in ragione delle nuove modalità di calcolo dell’Isee e delle modificazioni del panorama socio-economico regionale”, con effetti che “potrebbero ridefinire sensibilmente le condizioni di permanenza negli alloggi di Erp, con evidenti conseguenze anche sulle variabili disciplinate dall’Accordo in oggetto”.
Si è espresso a favore dell’atto il gruppo Pd, mentre Ln, M5s, Sel e Fdi-An si sono astenuti.
La modifica, illustrano i tecnici dell’assessorato competente, “introduce elementi di flessibilità nell’individuazione dei beneficiari”, “rafforza l’attività del Comune nella gestione, nel controllo e nel monitoraggio sull’applicazione dei canoni previsti”, “allinea le modalità di erogazione del contributo al Pef del progetto assunto come riferimento per la procedura del project financing, per rendere maggiormente efficace il finanziamento regionale rispetto alla realizzazione del servizio”, “aggiorna le scadenze” con l’obbligo di iniziare i lavori entro il 30 giugno 2017 e finirli entro il 30 dicembre 2019 e infine “prevede una polizza fideiussoria a garanzia del corretto adempimento da parte del soggetto attuatore e a tutela del contributo erogato”.
Secondo Tommaso Foti (Fdi-An) “non siamo davanti a una correzione di errori precedenti o all’adeguamento, ma proprio a scelte diverse”. Il consigliere, dopo aver chiesto poi chiarimenti sulle definizioni di servizio e canone utilizzate nella delibera, si è informato se “una volta introdotta la ‘copertura del rischio’, cioè la fidejussione, ci sia un elemento specifico per cui prima del fine opera si attribuisce comunque l’80% del contributo regionale o se invece c’è una motivazione tecnica”. Inoltre, conclude Foti, “il cronoprogramma mi lascia perplesso, mancano meno di 100 giorni per la scadenza del bando”.
Massimo Iotti (Pd) ha concentrato il proprio intervento “su un obiettivo di qualità come la classe energetica non inferiore alla 1, un parametro estremamente importante perché permette un abbattimento del costo della casa davvero rilevante: in questo contesto la spesa annua per il riscaldamento di appartamenti di 100mq va tra i 100 e i 200 euro all’anno, in un edificio da ristrutturare si arriva a 2000”. Per il consigliere “nei prossimi anni sarebbe bene vedere anche interventi che guardano alla riqualificazione: non c’è nulla di male nel costruire nuovi edifici, ma questi interventi andrebbero provati anche in casi di ristrutturazione, almeno per capire a parità di risorse quanti interventi e quali effetti si possono avere”.
Per Igor Taruffi (Sel) “l’intervento ha un valore importante, perché l’area non è in una situazione positiva, ma tanti anni senza che la situazione sia sbloccata segnalano qualche valutazione, come la necessità di ripensare su un certo tipo di programmazione urbanistica, da calibrare su riqualificazione e rigenerazione urbana: ci sono tanti appartamenti sfitti, ma noi continuiamo a metter risorse per nuove costruzioni”. Secondo il consigliere poi “le osservazioni sulle tempistiche del collega Foti sono molto puntuali, anche in relazione ai prossimi passaggi amministrativi del Comune di Bologna”.
Luca Sabattini (Pd) ha posto una serie di domande ai tecnici della Giunta “non tanto specifiche sulla delibera di oggi, ma perché negli ultimi mesi o anni ogni consigliere sul suo territorio ha visto episodi di edilizia residenziale sociale finiti male”: in particolare ha voluto capire “dal momento che gli alloggi sono la sommatoria di varie fattispecie, dalla futura vendita all’affitto a 15 anni, cosa succede se l’attuazione non regge e il soggetto gestore dovesse venire meno e di chi è la proprietà dell’intervento” e “qual è il diritto dei proprietari assegnatari di oggi nel momento in cui dovessero cambiare le condizioni, a quali valori eventualmente questi possono esercitare un diritto e se possono passare a una tipologia diversa, visto che i tempi sono lunghi”.
(jf)


