Scuola giovani e cultura

Bologna, Evangelisti (FdI): “l’opera ‘CopyCat’ offende la sensibilità comune”

La capogruppo critica l’installazione esposta al MAMbo, che consiste nell’utilizzo del corpo di un gatto imbalsamato, e chiede alla Giunta regionale di emanare linee guida per l’utilizzo di animali imbalsamati in contesti artistici ed espositivi

L’opera “CopyCat” di Eva & Franco Mattes, che consiste nell’utilizzo del corpo imbalsamato di un gatto, presentato come installazione artistica interattiva, e che è esposta all’interno della mostra “Facile Ironia” presso il Museo d’Arte Moderna di Bologna (MAMbo), è al centro dell’interrogazione presentata in Regione da Marta Evangelisti (FdI). Nell’atto ispettivo, la capogruppo, ricordando come l’opera abbia suscitato polemiche e reazioni contrastanti da parte della cittadinanza e di esponenti politici, che hanno denunciato la spettacolarizzazione della morte e del dolore giudicando l’installazione come irrispettosa della sensibilità comune, chiede alla Giunta regionale di “introdurre linee guida specifiche per l’utilizzo di resti animali o esemplari imbalsamati (tassidermizzati) in contesti artistici ed espositivi”.

I curatori del museo – riporta la consigliera – hanno dichiarato che l’animale esposto è stato recuperato da una clinica veterinaria a seguito di un incidente stradale e, successivamente, impiegato per la realizzazione dell’opera mediante tecniche tassidermiche che rispettano norme di legge. “L’installazione – puntualizza l’esponente di FdI – ha generato un evidente conflitto tra libertà artistica e sensibilità etica, aprendo una questione che non riguarda solo la singola opera ma più in generale i limiti di ciò che può essere considerato accettabile in un museo pubblico sostenuto da risorse che provengono da svariati soggetti pubblici fra i quali la Regione Emilia-Romagna”.

Da qui la richiesta all’esecutivo regionale di “coinvolgere la cittadinanza e le associazioni per la protezione degli animali nella definizione delle linee culturali delle istituzioni museali sostenute da fondi pubblici”.

(Luca Govoni)

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