Valorizzare il Tricolore attraverso un progetto storico-culturale che coinvolga tutto il territorio regionale, in particolare nelle città simbolo delle origini del Tricolore quali Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Modena e Lugo di Ravenna. Lo chiede una risoluzione a prima firma Elena Carletti (Pd) approvata dall’Assemblea legislativa con i voti della sola maggioranza. Respinta, invece, una risoluzione sullo stesso tema a firma di Alessandro Aragona (FdI) che chiedeva di rafforzare il valore della Festa del Tricolore di Reggio Emilia quale evento di rilevanza nazionale, sottoscrivendo, in accordo con il Comune di Reggio Emilia, un programma di cerimoniale definito e un protocollo uniforme che stabilisse nuove norme per l’uso e il rispetto della bandiera nella giornata della celebrazione del Tricolore. L’atto di indirizzo chiedeva inoltre alla Giunta di sostenere iniziative culturali, educative e divulgative volte a diffondere la conoscenza della storia del Tricolore, prevedendo, nell’ambito del bilancio regionale, specifici finanziamenti annuali.
L’ampio dibattito non ha portato al voto di un testo condiviso. Al termine della discussione è stato votato favorevolmente l’atto di indirizzo delle forze di maggioranza (con i voti contrari delle opposizioni) ed è stata respinta la risoluzione di FdI. Punto di divisione è stato l’impegno rivolto alla Giunta: FdI chiedeva alla Regione di stanziare risorse proprie, mentre la maggioranza ha chiesto che anche lo Stato intervenga con fondi specificamente destinati. Il dibattito è scivolato anche sulle argomentazioni storiche intorno alla nascita del Tricolore.
“Anche quest’anno è stato evidenziato da più parti come la Festa del Tricolore a Reggio Emilia sia stata percepita come sottotono, con una partecipazione limitata e un ridotto coinvolgimento istituzionale e cittadino. Emerge inoltre uno scarso coinvolgimento della comunità locale in fase di organizzazione dell’evento che denota come la celebrazione sia stata ridotta ai minimi termini”, ha spiegato Aragona nel presentare il proprio atto al quale è stata abbinata la risoluzione a prima firma di Elena Carletti (Pd). Questa seconda risoluzione è stata sottoscritta dai democratici Anna Fornili, Paolo Calvano, Fabrizio Castellari, Andrea Costa, Niccolò Bosi, Maria Costi, Luca Sabattini, Andrea Massari, Lodovico Albasi, Gian Carlo Muzzarelli, Maria Laura Arduini, Eleonora Proni, Matteo Daffadà, Barbara Lori, da Paolo Burani (AVS), da Lorenzo Casadei (M5stelle) e da Vincenzo Paldino (Civici).
Elena Carletti (Pd), nel presentare la risoluzione della maggioranza, ha ricordato come il Tricolore rappresenti “un simbolo condiviso, di patriottismo costituzionale, che nasce nella nostra terra emiliano-romagnola, ma già allora aperta a una dimensione più ampia. Il Tricolore nasce a Reggio Emilia, ufficialmente il 7 gennaio 1797, in occasione del congresso della costituente Repubblica Cispadana, successivamente riconosciuto come momento sorgente della bandiera nazionale. Ma ricordiamo che della Repubblica Cispadana facevano parte le città di Ferrara, Bologna e Modena e il deputato Giuseppe Compagnoni, originario di Lugo di Ravenna, suggerì l’adozione di una bandiera verde, bianca e rossa venendo per tal motivo indicato come il padre del Tricolore. Ed è significativo che la discussione avvenga tra il 25 aprile il primo maggio, che sono insieme al 7 gennaio le date in cui probabilmente il Tricolore raccoglie un’adesione e uno spirito particolarmente coinvolgente”.
La parola ai consiglieri
Eleonora Proni (Pd) ha ricordato quanto sia importante “custodire e trasmettere la memoria della nascita della nostra bandiera e di ampliare questa stessa memoria a percorsi di consapevolezza e partecipazione, soprattutto per le giovani generazioni”.
Va all’attacco Priamo Bocchi (FdI) che è critico sui contenuti della risoluzione della maggioranza: “La bandiera dovrebbe essere il simbolo di una Nazione che accomuna tutti e non può essere ridotto a un simbolo nostalgico ed escludente. Mi permetto di far notare la sproporzione evidente nella narrazione della maggioranza che parla di un Tricolore nato dalla Resistenza. Non è così. E faccio presente che sono passate inosservate le celebrazioni legate alla Prima guerra mondiale e al Risorgimento. Oggi poteva essere l’occasione per gettare un seme di pacificazione unitaria ma così non è stato”.
Nicola Marcello (FdI) ha rimarcato: “Dentro il Tricolore c’è il sacrificio di chi ha costruito il Paese e il futuro delle nuove generazioni. Deve unire e non dividere. Negli ultimi anni si è parlato con forza di unità nazionale e rispetto dei nostri simboli e il governo ha dato un segnale chiaro, partendo dalle scuole e riportando al centro l’educazione civica e la nostra storia”.
Per Niccolò Bosi (Pd) “il Tricolore è la storia d’Italia, un simbolo rivoluzionario di libertà, futuro e speranza che ha animato la storia di tanti giovani. Mutuato dal turbine della Rivoluzione francese, ha ‘pensionato’ le immagini araldiche dei sovrani, rappresentando la necessità di cambiare il mondo abbandonando gli antichi regimi. Noi siamo figli del Tricolore e del Risorgimento, ma la storia prosegue e il compianto presidente Ciampi lo ha ricordato con la logica delle tre “R”: Risorgimento, Resistenza, Repubblica”.
Critico Ferdinando Pulitanò (FdI): “Pensavo di ascoltare in quest’aula parole diverse nell’ottica dell’unità nazionale. Ma il dibattito nasce divisivo nel momento in cui la maggioranza deposita una risoluzione in contrapposizione alla nostra. Poteva essere costruito un documento unico: ma, pur di non votare un documento neutro di FdI, la maggioranza continua nella contrapposizione, cercando di non assumersi una responsabilità finanziaria per la valorizzazione della Festa del Tricolore e chiedendo al governo di farlo, cosa che il livello nazionale già fa”.
Luca Pestelli (FdI) ha rimarcato il fatto che la maggioranza non abbia cercato un percorso unitario. “Il documento della maggioranza arriva di rincorsa sul tema e cita la legge 671 del 1996 affermando che la festa nazionale del Tricolore è stata istituita sotto il Governo Prodi. Ma questa legge origina da più disegni di legge bipartisan e la potestà legislativa è del Parlamento. Il tema qui è chi versa i fondi per la festa e la risoluzione della maggioranza non fa altro che scaricare la palla sul governo”.
Maria Laura Arduini (Pd) ha evidenziato: “Il Tricolore è la bandiera sotto la quale generazioni di italiani hanno combattuto e sperato. Sotto questa bandiera si sono combattute anche guerre sbagliate e affrontato avventure coloniali: una storia fatta di luci e ombre. Un vessillo strumentalizzato durante il ventennio fascista e riconsegnato al suo significato più alto con la Costituzione”.
Gian Carlo Muzzarelli (Pd), nel manifestare piena condivisione per il documento proposto dalla maggioranza, ha ribadito come sia “fondamentale continuare nell’opera di approfondimento storico”. “Il Tricolore rappresenta quella visione culturale che ha consentito alle nostre comunità di guardare oltre e ha in sé una storia ampia e concreta che dobbiamo valorizzare”.
Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha sottolineato: “Occorre avere la consapevolezza che non stiamo discutendo di una semplice ricorrenza: se riduciamo il tutto a una memoria di stile, stiamo tradendo i valori originari di unità, libertà e appartenenza. Come spesso accade, quando FdI pone un tema identitario, la sinistra risponde rincorrendo e annacquando, senza il coraggio di pronunciare parole come orgoglio, appartenenza e nazione. La risoluzione di FdI ha il merito di riportare le celebrazioni a una dimensione nazionale”.
Secondo Anna Fornili (Pd) “la Festa del Tricolore ha sempre avuto un carattere nazionale con centro a Reggio Emilia. Non condivido la lettura fornita dalla risoluzione di FdI, secondo la quale le celebrazioni a Reggio Emilia sarebbero di carattere paesano. La Festa di quest’anno ha visto interventi di artisti e personalità e anche i rappresentanti delle istituzioni nazionali sono sempre stati invitati. Quest’anno c’è stata una rinuncia tardiva da parte del presidente della Camera che non ha potuto partecipare. Nella nostra risoluzione chiediamo anche un sostegno del governo, perché è nell’interesse di tutti valorizzare il Tricolore”.
Per Daniele Valbonesi (Pd) “la discussione ha preso una piega surreale e distante dalla realtà. Non permetto che la politica si appropri della bandiera che è un valore condiviso. E il 25 aprile non poteva non rientrare nel dibattito, perché è vero che il Tricolore è venuto prima, ma quegli anni hanno ravvivato i valori di quella bandiera”.
Francesco Critelli (Pd) ha rimarcato: “Questo dibattito ci sta consegnando, per volontà dei proponenti di FdI, un’occasione persa per poter discutere lontano da polemiche e stereotipi. Sembra che l’obiettivo del testo di FdI sia quello di attaccare l’amministrazione di Reggio Emilia, senza altri nobili intenti”.
Per Alberto Ferrero (FdI) “si sarebbe dovuto restare nel merito fin da subito”. “La maggioranza ha messo in atto un esercizio di stile che poco ha a che vedere con il senso vero di questa risoluzione. Non c’era bisogno di una controrisoluzione della maggioranza: sarebbe bastato un emendamento e molto probabilmente sarebbe stato anche accolto. Ma non c’è stata la volontà di prendere in considerazione un percorso comune”.
Paolo Calvano (Pd) ha evidenziato: “Quando si cerca una strada unitaria, si contattano in anticipo le altre forze politiche e si chiede di lavorare insieme. Se questo fosse stato fatto, da parte nostra ci sarebbe stata una totale disponibilità. Ma il fatto è che l’obiettivo della risoluzione di FdI è quello di usare strumentalmente il Tricolore per attaccare l’amministrazione comunale di Reggio Emilia. Questa Regione fa già molto per le celebrazioni e la Giunta è al lavoro su una legge che ricomprenderà molti aspetti culturali regionali, con passaggi chiari e impegni anche sul punto che oggi stiamo trattando”.
Per Tommaso Fiazza (Lega) è importante “partire da qua, dalla Regione che può fare la sua parte. È questo che la risoluzione di Aragona chiede. Certo, si può inserire nella risoluzione anche un impegno al governo, ma qui siamo in Emilia-Romagna e dobbiamo fare la parte di nostra competenza”.
Annalisa Arletti (FdI) ha affermato: “Non sono d’accordo sul fatto che questa risoluzione critichi l’amministrazione reggiana. Anzi, vogliamo aiutarla e dirle che la festa è una grande opportunità per Reggio e per tutta la Regione”.
Per Paolo Burani (AVS) “è chiaro che la risoluzione di FdI rappresenti un attacco all’amministrazione di Reggio Emilia. Si dice solo ciò che non si è fatto, ma non viene detto quante e quali iniziative sono state messe in campo negli anni, con il museo del Tricolore, con il coinvolgimento delle scuole in percorsi educativi, con eventi che richiamano migliaia di visitatori”.
Secondo Fausto Gianella (FdI) “la risoluzione non intende criticare o mettere in difficoltà l’amministrazione di Reggio Emilia ma anzi, mira a sottolineare che l’evento non ha rilevanza locale ma nazionale: un accordo poteva essere raggiunto”.
Taglia corto Marta Evangelisti (FdI): “Non abbiamo bisogno che altri dicano al nostro posto cosa significa la bandiera italiana per FdI e per la destra. Mai da questa parte c’è stato imbarazzo a sventolare il Tricolore, lo stesso non si può dire per qualcun altro. Abbiamo perso l’occasione di trovare un punto di incontro: tra l’altro, in quest’aula, non si può nemmeno interloquire con il Presidente della Regione che non si presenta mai. Alla maggioranza diciamo solo di scendere dal piedistallo”.
Per Lorenzo Casadei (M5stelle) “bisognerebbe avere la capacità di uscire dalla propaganda e di entrare nella storia”. Casadei ricorda le luci e ombre della storia del Tricolore “ma l’avvento della Repubblica e della Costituzione ci dice che sotto quella bandiera, oggi, ci sono valori di democrazia, di libertà e di pace. E per un evento di rilievo nazionale è lo Stato che deve metterci i soldi”.
Secondo Vincenzo Paldino (civici) “poteva essere studiato un documento condiviso in fase di scrittura, perché tutti ci riconosciamo nella nostra bandiera. Se ci dividiamo anche sul Tricolore, allora c’è un problema di tenuta democratica. Se la discussione finisce su ideologie contrapposte, non facciamo il bene della comunità”.
Alessandro Aragona (FdI) è netto: “Il documento da noi presentato è neutro, ho evitato contenuti che toccassero ricostruzioni storiche e tematiche divisive. Esistono leggi regionali sulle celebrazioni storiche ma la maggioranza oggi sta dicendo che non vuole dedicare risorse alla Festa del Tricolore”.
Per Simona Larghetti (AVS) “il Tricolore rappresenta quei valori costituzionali concertati da padri e madri costituenti che appartenevano ad aree politiche diverse. I valori del Tricolore non stanno nel nazionalismo di estrema destra e nemmeno in altri tipi di strumentalizzazioni”.
(Brigida Miranda)



