Divieto di occultamento del volto nei luoghi pubblici e tutela della dignità della donna: è quanto prevede il progetto di legge di Fratelli d’Italia, discusso oggi nella Commissione Bilancio presieduta da Annalisa Arletti.
Un progetto di legge, spiega la prima firmataria Marta Evangelisti (FdI), “che si inserisce nel contesto delle politiche regionali finalizzate alla tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza dei cittadini e della promozione dei valori fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana: il rispetto della persona, l’uguaglianza tra uomini e donne, la dignità individuale e la libertà personale”.
“È una proposta che non è rivolta contro una specifica cultura o religione, ma – precisa poi Evangelisti – si colloca nell’ambito delle competenze regionali. La riconoscibilità del volto non è una misura identitaria o discriminatoria. Altro principio da tenere a mente è che ci sono diritti che devono essere bilanciati con altri di pari interesse, come la tutela pubblica e la tutela della dignità delle persone”. E, anche se tra gli indumenti che impediscono al volto di essere visibile, vi sono burqa e niqab, Evangelisti sottolinea che “questo progetto di legge non può sottostare a obiezioni di carattere discriminatorio: si tratta di una proposta neutra che non menziona simboli religiosi e non opera distinzioni di genere o di tipo confessionale”.
Il progetto di legge mira dunque a modificare due leggi regionali: la 24/2003 in materia di polizia amministrativa locale e la 6/2014 sulla parità di genere. In particolare, l’articolo 1 prevede, tra i compiti della Regione, quello di “garantire la sicurezza pubblica, rendendo sempre riconoscibili le persone nelle sedi regionali e nelle strutture sanitarie, prevedendo l’obbligo di affissione di cartelli che vietino l’ingresso a chi si rifiuta di essere identificato”, introducendo tra le funzioni di polizia locale quelle volte a far rispettare l’obbligo di rendere riconoscibile il volto nei luoghi pubblici (art. 2). L’articolo 3 introduce, tra i compiti della Regione, quello di promuovere la dignità della donna, “contrastandone la marginalizzazione sociale che deriva da pratiche sociali, culturali e religiose”.
Simona Lembi (Pd), nell’evidenziare quanto il tema sia interessante, pone alcune questioni. “Sono state espresse tante parole, tanti concetti, ma ho qualche dubbio sul fatto che sostituire un divieto con un altro divieto possa avere a che fare con la tutela della dignità della donna che, invece, si configura nella libertà di scelta”. Lembi ha evidenziato come sulla questione i Paesi europei si confrontino ormai da circa 20 anni, con un dibattito molto articolato soprattutto in Francia, chiedendo nel contempo se la sede più consona al confronto non sia quella nazionale.
Evangelisti, nel rispondere a Lembi, sottolinea come la sicurezza pubblica e la tutela della dignità della donna siano due esigenze che si contemperano, ricordando anche il progetto di legge depositato a livello nazionale da parte di FdI. “Lo abbiamo ribadito più volte – conclude -. Il volto coperto di una donna equivale ad un annientamento della sua dignità. Una donna con il volto coperto è una donna che non esiste”.
(Brigida Miranda)



