Imprese lavoro e turismo

Avs: “Contrastare il caporalato”

A chiederlo è un’interrogazione a firma di Paolo Trande e sottoscritta anche da Simona Larghetti e Paolo Burani

Contrastare a tutti i livelli il caporalato in agricoltura.

A chiederlo è Avs con una risoluzione a prima firma Paolo Trande e sottoscritta anche da Simona Larghetti e Paolo Burani, che prende le mosse da quanto successo nei giorni scorsi in provincia di Modena dove la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto di nazionalità pakistana, accusato di intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro ai danni di altri otto connazionali.

“Da quello che emerge dalle prime notizie, l’operazione della Guardia di Finanza congiunta con l’Ispettorato territoriale del lavoro di Modena ha portato a scoprire un vero e proprio sistema di sfruttamento del lavoro agricolo nelle campagne modenesi: il caporale approfittava dello stato di bisogno e fragilità dei braccianti irregolari sul territorio italiano, talvolta interessandosi direttamente dell’ingresso dei cittadini stranieri in Italia e procurando loro vitto e alloggio, in condizioni di sovraffollamento degradante, all’interno di un immobile fatiscente e appositamente adibito a dormitorio, che avrebbe base nelle campagne dell’Area Nord”, spiegano i consiglieri per i quali “nel rapporto della Guardia di Finanza emerge che  “i lavoratori venivano occupati in svariate aziende agricole della provincia di Modena che corrispondevano ai braccianti paghe effettive da fame, tra i 7 e gli 8 euro, talvolta ridotte a 5 euro o del tutto azzerate, anche per sette giorni su sette, senza diritto al riposo”.

Da qui l’atto ispettivo per sapere quali azioni la Regione intenda intraprendere al fine di fare piena luce sulla vicenda e di contribuire, come sta chiedendo anche Flai Cgil, a rendere pubblici i nomi di chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori più vulnerabili, e se la Regione non ritenga opportuno creare un tavolo di coordinamento stabile tra istituzioni e parti sociali allo scopo di predisporre azioni di verifica e controllo, coordinate dalla Direzione provinciale del lavoro e costruite sia sulle denunce delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori sia sull’incrocio delle informazioni
disponibili presso INPS, Agenzia delle Entrate, uffici di collocamento e catasto.

Trande, Larghetti e Burani chiedono anche se la Regione sia in possesso di un quadro aggiornato del fenomeno del caporalato in Emilia-Romagna.

(Luca Molinari)

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