La Regione sostenga il riconoscimento della religione sikh a livello nazionale.
A chiederlo è una risoluzione del Partito democratico a firma di Elena Carletti (prima firmataria), Valentina Ancarani, Niccolò Bosi, Andrea Massari, Luca Sabattini, Alice Parma, Barbara Lori e Gian Carlo Muzzarelli che tra le altre cose chiede di promuovere accordi locali per l’individuazione di aree o spazi destinati a enti ecclesiastici, valorizzare le festività religiose delle minoranze presso la cittadinanza, agevolare l’accesso agli spazi cimiteriali, superando le rigidità della legge n. 1159/1929, che oggi penalizza le confessioni non legate a un’intesa.
”In Italia, la maggioranza dei sikh vive nelle regioni settentrionali in particolare in Lombardia, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, in cui sono parte del tessuto sociale in maniera attiva e operosa: dopo l’essenziale lavoro dei padri, che ci ha fatto conoscere e apprezzare questa comunità, oggi molti giovani delle II generazioni si cimentano in attività imprenditoriali e artigianali”, spiegano i democratici per i quali “la presenza dei sikh nella nostra regione ha radici storiche importanti, legate al contributo dei soldati sikh durante la Seconda Guerra Mondiale all’interno dell’Armata
britannica. Del loro sacrificio viene fatta memoria nei cimiteri delle nostre città. Il contributo dei sikh per l’affermazione della pace continua oggi, attraverso azioni dirette all’integrazione e alla costruzione di una società coesa e plurale”.
In merito ai rapporti tra la religione sik e lo Stato italiano i democratici ricordano come “nel 2021 è stata costituita l’Unione Sikh Italia (USI), organismo federativo che raccoglie la maggioranza dei centri Sikh in Italia (circa 60 su tutto il territorio nazionale), con l’obiettivo di dare una rappresentanza formale e giuridica alla comunità Sikh e di promuovere il rapporto con le istituzioni nazionali, le amministrazioni locali, le associazioni culturali e le altre comunità religiose e i centri che aderiscono a USI rispettano le autorità civili, rispettano e condividono le
norme e i principi della Costituzione italiana e riconoscono il valore della convivenza democratica come elemento essenziale nella vita dei credenti sikh, promuovono l’integrazione interculturale, il dialogo interreligioso e il volontariato: l’Unione Sikh Italia ha chiesto il riconoscimento della personalità giuridica come ente di culto diverso da quello cattolico al fine di dare una rappresentanza formale e giuridica alla comunità Sikh per favorire i rapporti con le Istituzioni nella costruzione del progetto di pluralismo religioso così come immaginato dalla nostra Carta costituzionale”.
(Luca Molinari)



