Trasparenza, contratti nazionali di lavoro, responsabilizzazione delle parti contrattuali tanto a livello nazionale, quanto aziendale. Ospite delle commissioni Cultura e Lavoro riunitesi in maniera congiunta e presiedute rispettivamente da Elena Carletti e Maria Costi, Stefania Scarponi, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro già Università di Trento e membro del Coordinamento dell’associazione “Noi Rete Donne”, indica la via per applicare la Direttiva dell’Unione europea del 2023 che mira a rafforzare il principio di parità retributiva tra uomini e donne attraverso la trasparenza.
I lavori sono stati aperti dalle presidenti Carletti, che ha presentato l’ordine del giorno, e Costi, che ha ricordato “l’importanza di questa commissione alla vigilia della Festa dei lavoratori del Primo maggio”.
“L’obiettivo è garantire la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, affrontando la disparità di genere attraverso meccanismi di trasparenza”, spiega Scarponi per la quale “la Direttiva impone una forte responsabilizzazione delle parti contrattuali, non solo a livello nazionale ma anche aziendale e interviene su una parte del mondo del lavoro dove, numeri alla mano, c’è molto da lavorare per affermare la reale e piena parità retributiva tra uomini e donne. Un forte problema in Italia è che abbiamo un sistema di contratti di lavoro molto frammentato, circa mille secondo le ultime informazioni del Cnel”.
Per ridurre il divario, l’Italia ha recepito la direttiva UE del 2023 che impone maggiore trasparenza salariale: i lavoratori hanno diritto a conoscere i livelli retributivi medi per genere e per categorie di lavoro di pari valore. Le aziende con più di 50 dipendenti devono rendere accessibili anche i criteri di progressione economica. La contrattazione collettiva funge da riferimento per garantire neutralità di genere nella classificazione professionale e retributiva.
Il dibattito
Giovanni Gordini dei Civici ha fatto una considerazione “per capire come rendere vincolante tale responsabilità sociale delle aziende, valutando ogni volta a seconda della tipologia. Mi chiedo se ci siano norme che spingono ad applicare queste modalità”.
Simona Larghetti di Alleanza Verdi Sinistra si domanda “quale sia la dinamica che porta a tali differenze salariali legate esclusivamente al genere, perché a parità di contratto e di mansioni per le donne si presenta sempre il problema del divario”.
Ludovica Carla Ferrari del Partito democratico riflette su “quanto l’approccio delle famiglie condizioni le scelte delle ragazze e quanto questo possa influire nel successo della loro vita”.
(Irene Gulminelli)



