Parità, diritti e partecipazione

Lista Bonaccini-Pd-Erc: “la parità di genere reclama una corretta informazione”

Il 25 novembre il mondo si ferma a commemorarle:donne uccise, donne stuprate, donne picchiate da chi dice di amare ma in realtà vuole solo reclamare il possesso. In Italia sono 60 le donne uccise nel 2020, ma sono solo la punta di un iceberg di violenza fisica, verbale e psicologica che i media spesso trattano in modo inadeguato

Giulia Pigoni e Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini presidente) e Nadia Rossi (Pd)
Cambiare il modo in cui i giornali raccontano la violenza di genere, per una società più consapevole del problema. La risoluzione a firma della consigliera Giulia Pigoni (Lista Bonaccini) e sottoscritta anche da Roberta Mori (Partito Democratico), Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini), Federico Alessandro Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa), Stefano Caliandro e Nadia Rossi(Pd) impegna la Giunta “ad attivarsi, per quanto di competenza, presso le istituzioni coinvolte e l’Ordine dei giornalisti, invitando i mass media ad attenersi a una corretta informazione”. Un intervento volto a sensibilizzare il mondo dell’informazione affinché si adoperi a spiegare e arginare il fenomeno della violenza sulle donne. Un tema che torna in auge in questi giorni con l’avvicinarsi della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre).
“Nel corso di questi ultimi anni i mass media hanno raccontato la violenza sulle donne in numerosi articoli con titoli a effetto, basandosi su stereotipi e pregiudizi, cadendo in morbose descrizioni o indulgendo in dettagli superflui, violando norme deontologiche e trasformando l’informazione in sensazionalismo”, si legge nella risoluzione. “Nel 2014, una ricerca condotta dal dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna su articoli di cronaca riguardanti casi di donne uccise dai partner, pubblicati su tre quotidiani italiani nel 2012, ha evidenziato come il ‘romanticismo della violenza’ facesse parte di un codice narrativo molto utilizzato dai media in questi casi”. Anche se nel 2016, l’Ordine dei giornalisti ha adottato un documento della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) relativo a come parlare sui media di violenza sulle donne.
“La comunicazione e l’informazione sugli ultimi episodi di violenza- sottolineano i firmatari della risoluzione- hanno confermato l’evidenza di un’arretratezza e un’impreparazione di giornali e tv sul tema della violenza di genere. Anche nel linguaggio comune, peraltro, si riscontrano espressioni intrise di pregiudizi e stereotipi che testimoniano di una società che fa fatica ad evolvere e di una nuova cultura del rispetto dei diritti e della parità di genere che stenta a formarsi. Per questo ogni singola parola, ogni singola immagine può dare la voce a migliaia di donne oppure spegnerla”.
La pandemia, inoltre, non avrebbe fatto che peggiorare la situazione di discriminazione e sopraffazione vissuta dalle donne: “come riportato da una specifica ricerca di Istat- scrivono i consiglieri proponenti- sono aumentate in maniera considerevole le chiamate al numero verde Antiviolenza e stalking del Dipartimento delle pari opportunità e nella nostra regione, come nel resto d’Italia, dietro i dati ufficiali si celano drammatiche realtà sommerse”.
Per questi motivi Giulia Pigoni e i consiglieri firmatari della risoluzione chiedono all’esecutivo regionale “di valutare, all’interno dei progetti finanziati dalla Regione Emilia-Romagna
rivolti al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere, la promozione di azioni e
criteri che tendano a favorire misure per lo sviluppo di un’informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali, giuridiche”. Infine, impegnano la Giunta “ad adoperarsi, avvalendosi degli strumenti previsti dalle norme regionali in materia e del CORECOM, al monitoraggio costante dei mass media tradizionali e digitali per favorire l’emergere di una corretta comunicazione priva di pregiudizi e attenta a una narrazione realistica, inclusiva e democratica nonché a segnalare all’Ordine dei Giornalisti gli eventuali casi di disinformazione passibili di violare il codice deontologico”.
(Caterina Maggi)
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