Riduzione del cuneo fiscale, investimenti per occupazione e natalità e limite “all’attuale dispendio di risorse pubbliche destinate ad alimentare/consolidare la massa dei sussidi assistenziali che disincentivano la ricerca di un lavoro da parte dei soggetti percettori”.
L’impegno sul versante economico è chiesto alla Regione da Maura Catellani (Lega), in una risoluzione firmata anche da Valentina Stragliati, Fabio Bergamini, Andrea Liverani, Matteo Montevecchi e Matteo Rancan.
Catellani afferma che la riduzione del cuneo fiscale va finanziata “con un supplemento di spesa pubblica (aggiuntivo alle risorse pubbliche destinate a contenere i prezzi dei carburanti) ritenendola l’unica soluzione possibile e praticabile nel breve periodo”. Per invertire la marcia del “distorsivo modello economico”, che va modificato, nello stesso tempo si devono liberare “risorse per sostenere gli investimenti, l’occupazione e la natalità” e porre un limite “all’attuale dispendio di risorse pubbliche” che alimentano “la massa dei sussidi assistenziali”.
Secondo Catellani, occorre individuare “azioni finalizzate a mettere in sicurezza il potere di acquisto delle retribuzioni al fine di tutelare i salari dei milioni di persone che vivono di un reddito fisso: nella consapevolezza che nel medio/lungo periodo la soluzione strutturale rimanga quella di aumentare il tasso di occupazione e della produttività, affinché possano essere assicurate le risorse destinate a rendere sostenibili le prestazioni sociali”.
Dopo aver ricordato come in Italia sia aumentata la differenza di salari rispetto a Francia e Germania (il cui calo è confermato anche dai dati Ocse), la consigliera del Carroccio sottolinea come i salari siano bassi anche a causa di contratti a tempo ridotto. E l’aumento di produttività registrato non ricade sugli stipendi perché “una quota di questi incrementi di produttività è di fatto incamerata dallo Stato con l’aumento della pressione fiscale e degli oneri sociali per sostenere l’aumento della spesa pensionistica e soprattutto di quella assistenziale”.
L’occupazione, continua Catellani, negli anni 2000 è cresciuta del 70% “per il contributo rappresentato dagli immigrati (+1,4 milioni) e dal lavoro sommerso. La componente delle prestazioni sommerse e delle sotto dichiarazioni del reddito rimane pressoché inalterata intorno al 12-13% del Pil”. Una situazione che ha fatto sì che “in modo strisciante si è affermato nel nostro Paese un modello economico fondato sul sottoutilizzo delle risorse finanziarie, tecnologiche e umane che produce una bassa crescita e redditi stagnanti e che rimane sostenibile solo nelle condizioni di bassa inflazione”, la quale, però, “è oggi proiettata oltre il 7%”.
(Gianfranco Salvatori)