La commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta dal vicepresidente Andrea Bertani, ha ratificato il Protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna e la Provincia del Guangdong della Repubblica Popolare Cinese per l’istituzione di un rapporto di partenariato. A favore si sono espressi Pd e Sel, mentre si sono astenuti Ln, M5s, Fi e Fdi.
Il Protocollo d’intesa, ha ricordato una dirigente della Regione, “è stato sottoscritto l’11 maggio scorso a Guangzhou dal presidente Bonaccini e dal governatore del Guangdong e prevede accordi per iniziative di scambio e di cooperazione finalizzati a promuovere sviluppo comune nei seguenti campi: visite reciproche di alto livello, commercio e investimenti, tecnologia, valorizzazione ambientale, cultura, formazione e turismo”. Si tratta, ha concluso, “di un accordo quadro, della durata di 5 anni con clausola di rinnovo automatico salvo recesso, che porterà sicuri vantaggi al nostro territorio, dato che il Guangdong è una delle regioni più ricche della Cina”.
Andrea Bertani (M5s) ha chiesto “se sono in vigore altri accordi con la Cina e con altri Paesi esteri e se la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo è stata coinvolta nell’accordo”. “Il piano triennale regionale di accordi internazionali è appena scaduto- è stata la risposta- e presto l’Assemblea legislativa sarà coinvolta nella definizione di quello nuovo”. Per quanto riguarda la Consulta, “non è stata coinvolta perché la comunità di emiliano-romagnoli nel Guangdong è ancora troppo esigua e di recente insediamento”.
Tommaso Foti (Fdi) ha domandato “se la partecipazione a eventi fieristici è ricompresa nel Partenariato”. La dirigente ha assicurato che “sono già in essere importanti collaborazioni e la nostra Regione ha già ricevuto inviti di partecipazione a fiere di rilievo internazionale”.
Galeazzo Bignami (Fi) ha chiesto “se la Regione si avvale anche di personale esterno per le iniziative previste dall’accordo”. “Oltre al personale interno- è stato chiarito-, la Regione ricorre al supporto di Aster ed Ervet”.
Stefano Bargi (Ln) ha infine voluto sapere “se nell’accordo sono inserite clausole di tutela dei nostri marchi e dei nostri brevetti”. La dirigente ha risposto che “non sono previste specifiche tutele, anche perché l’orientamento delle imprese cinesi non è più di copiare i nostri prodotti ma di investire nell’acquisto dei nostri marchi”.
(lg)


