Forte dei 43 progetti finanziati nel 2025 per un importo complessivo pari a 808.850 euro, la Regione Emilia-Romagna conferma l’impegno a sostegno della partecipazione attraverso bandi rivolti a enti pubblici e privati. Nel 2026, infatti, sono previsti due tipo di bandi: il primo aperto sia a privati sia a enti pubblici, il secondo rivolto solo alle istituzioni.
Con il voto a favore dei consiglieri di Pd, Avs, Civici e M5s, quello di astensione degli eletti di FdI, FI e quello contrario del consigliere della Lega, l’Assemblea legislativa ha approvato il “Programma a sostegno della partecipazione per il 2026” proposto dalla giunta. Ovvero le linee guida in base alle quali verrà fatto il “Bando partecipazione” per il 2026 per finanziare progetti di educazione civica, di coinvolgimento di cittadini e associazioni nelle attività degli Enti locali e della Pubblica Amministrazione. Con il voto favorevole della sola maggioranza e quello contrario dell’opposizione, è stata approvata anche una risoluzione a prima firma Simona Lembi (Pd) che invita la Regione a favorire gli “studi di futuro” anche prevedendo di formazione sugli studi di futuro per consiglieri comunali e amministratori, comunali e regionali.
Il voto dell’Assemblea legislativa è arrivato dopo che nelle scorse settimane la commissione Statuto e Regolamento presieduta da Emma Petitti aveva dato parere favorevole al provvedimento con la presidente Petitti che ha ricordato come la partecipazione sia un tema molto importante e che fra gli obiettivi della come commissione Statuto ci sia quello di recarsi nei Comuni che hanno sviluppato alcuni progetti. Nel corso del dibattito politico che ha preceduto il voto, i rappresentanti del centrosinistra hanno elogiato e promosso le proposte della giunta, mentre il centrodestra ha chiesto maggiore trasparenza e coinvolgimento reale dei cittadini. Per la giunta la partecipazione si conferme come un punto fermo delle politiche della Regione Emilia-Romagna.
Il 2025 ha visto la Regione finanziare progetti in tutte le province dell’Emilia-Romagna (2 progetti in provincia di Piacenza, 5 a Parma, 4 a Reggio Emilia, 6 a Modena, 11 a Bologna, uno a Ferrara, 5 a Ravenna, 7 a Rimini e 2 a Forlì-Cesena), da piccoli Comuni a Unioni, passando per realtà associative. Venendo alla tipologia dei proponenti si vede che mentre resta stabile il numero di Comuni che presenta progetti è, invece, in crescita quello dei soggetti privati. Un viatico che serve per calibrare gli interventi del 2026, anno in cui è previsto anche l’attività per istruire mille persone che si occuperanno di partecipazione sul territorio.
Il dibattito
Per Fabrizio Castellari (Pd) “la Regione conferma l’impegno per il bene dei cittadini. Questa Regione ha promosso un rapporto con i cittadini per avvicinarli alle istituzioni, la stessa tipologia dei bandi serve per raggiungere questo obiettivo: per noi la partecipazione è un pezzo fondamentale per avere una comunità che promuove a tutti i livelli la nostra democrazia, è una pianta che va coltivata anche in una Regione ricca di occasioni di confronto come l’Emilia-Romagna”.
Per Eleonora Proni (Pd) “viviamo un tempo segnato da paura per l’incertezza e il futuro che invita a ritirarsi nel privato. Anche l’aumento dell’astensionismo elettorale è da inserirsi in questo quadro. Per questo attività come quelle legate alla partecipazione non sono solo adempimenti burocratici o esercizi formali, ma è un modo per responsabilizzare i cittadini coinvolgendoli nella vita della nostra comunità. Quanto fatto fino ad ora dalla Regione ha permesso di trasformare gli spazi pubblici in luoghi vivi. Il nostro lavoro proseguirà in futuro partendo da questi presupposti per aumentare sempre più il valore della cittadinanza”.
Per Vincenzo Paldino (Civici) “la partecipazione deve essere inclusiva e aperta, deve dare voce ai gruppi che hanno meno rappresentanza, a partire dai giovani. La partecipazione è un antidoto all’antipolitica e può servire a contrastare il degrado urbano e i problemi legati alla sicurezza e di riqualificazione della nostre periferie”. Paldino ricorda anche come si debba investire non sul tema della tutela delle parti fragili della comunità regionale, partendo da coloro che non hanno strutture organizzate alle spalle.
Per Paolo Burani (Avs) “dobbiamo decidere chi mettere al centro delle attività di partecipazione, per questo dobbiamo puntare sulle nuove generazioni che sono quelle che faticano sempre più a riconoscersi nelle forme della vita pubblica fino a ora utilizzate. I giovani vanno coinvolti, bisogna attrarre i nuovi talenti a partire dalle politiche ambientali come abbiamo proposto nel progetto di legge regionale sul clima depositata qualche settimana fa”. Burani chiede, quindi, di valorizzare l’attività di coinvolgimento dei giovani e non solo quello di educazione.
Per Giancarlo Tagliaferri (FdI) “l’atto che discutiamo oggi è un documento che non si limita ad assolvere un adempimento burocratico, ma dà una visione complessiva che non si esaurisce nel bando di finanziamento”. Nel suo intervento Tagliaferri ha posto dubbi sul ruolo assegnato alla presidenza della Giunta nella gestione del processo partecipativo e ha chiesto cosa accade nel caso in cui l’esito di un processo partecipativo sia difforme dalle linee delle politiche pubbliche in materia.
Per Simona Lembi (Pd) “viviamo un momento storico di crisi della rappresentanza per questo occorre investire sulla partecipazione. L’ordine del giorno che abbiamo presentato va in questo senso perché ci serve per alzare lo sguardo e vedere quale sia l’orizzonte verso cui andare”. Prendendo le mosse dal pensiero dell’ex sindaco comunista di Bologna degli anni ’70-’80, lo storico Renato Zangheri, Lembi ha invitato a “capire cosa occorre fare oggi per indirizzare il lavoro delle istituzioni per capire di cosa abbiamo bisogno nel 2050: ci sono processi decisionali e obiettivi che hanno bisogno di tempi e processi lunghi”.
Per Lorenzo Casadei (M5s) “votiamo un piano per la partecipazione ben fatto, che non è solo basato sui bandi, ma che va incontro ai bisogni dei cittadini e degli amministratori”. Per Casadei bisogna usufruire delle opportunità della partecipazione in tutti i temi di competenza della Regione.
Per Tommaso Fiazza (Lega) occorre avere progetti strutturati che coinvolgano veramente i cittadini, mentre quanto fatto fino ad ora dalla Regione non avrebbe raggiunto i risultati previsti.
Per Marta Evangelisti (FdI) “la Regione dice di essere un’istituzione che ascolta, ma questa narrazione non è vera: ci sono limiti strutturali frutto di una legge troppo burocratica. Si parla tanto di partecipazione, ma nella pratica solo pochi soggetti riescono ad ottenere le risorse dei bandi, si tratta di soggetti che sanno bene come muoversi tra i bandi. I percorsi partecipativi di cui stiamo parlando non sono realmente inclusivi a fronte di un progetto che costa molto e una gran parte delle risorse vanno ai cosiddetti “soggetti facilitatori”, ci chiediamo se servano davvero e speriamo che nel 2027 le cose vadano meglio”. Evangelisti è netta anche nel bocciare l’odg Lembi: “Le proposte contenute nell’ordine del giorno hanno pochi effetti reali sulla vita dei cittadini”.
Per la giunta replica la Sottosegretaria alla Presidenza Manuela Rontini: “La partecipazione è un’infrastruttura democratica, è parte della storia di questa Regione e per questo è importante decidere sempre in base a dati oggettivi. Il nostro programma si rivolge ad amministratori, rappresentanti di associazioni e parti sociali e cittadini”.
(Luca Molinari)



