La Regione Emilia-Romagna si impegna ad arginare gli impatti delle scelte del governo in materia di nuova classificazione dei comuni montani e a valutare un aumento delle risorse per i comuni montani dell’Emilia-Romagna.
Con i voti della sola maggioranza di centrosinistra, l’Assemblea legislativa ha approvato la risoluzione di Pd, Avs, Civici e M5s in merito al futuro della montagna. Respinta, invece, la risoluzione di FdI che invitava viale Aldo Moro a prendere posizione pubblica a favore del disegno di legge nazionale del governo, a collaborare con l’esecutivo sul tema e a presentare entro 90 giorni un piano straordinario regionale per il rilancio dell’Appennino emiliano-romagnolo, con obiettivi misurabili di recupero demografico e sviluppo economico.
Il voto sulle due risoluzioni è arrivato dopo una giornata di dibattito sul futuro dell’Appennino alla luce delle nuove norme statali che hanno rivisto i criteri per il riconoscimento dei comuni montani. Ad aprire i lavori l’assessore Davide Baruffi che ha confermato l’impegno della Regione a rivedere la propria legge regionale sulla montagna per far fronte alle novità introdotte dal governo e a utilizzare fondi regionali per quei Comuni che verranno esclusi da quelli nazionali. Una posizione apprezzata e promossa dal centrosinistra che ha parlato delle nuove norme statali come sbagliate e confuse. Per il centrodestra, invece, la Regione e il centrosinistra vogliono solo criticare il governo Meloni il cui operato per la montagna sarebbe invece di grande valore.
Il dibattito
Paolo Calvano (Pd) ricorda come “la versione originale di questa proposta del governo era ancora peggiore di quanto puoi è stato deciso a Roma e se non è prevalsa quella versione è anche per merito del lavoro della Regione Emilia-Romagna. Dai fondi per le strade provinciali ad altri temi, sono già molti i casi in cui l’impegno della Regione Emilia-Romagna fa cambiare idea al governo. Noi siamo per promuovere la montagna e pensiamo che chi ci vive e lavora debba essere tutelato”.
Marta Evangelisti (FdI) è critica nei confronti del centrosinistra. “L’Emilia-Romagna ha scritto fin troppa carta sulla montagna – affonda -. Un tema che ha appassionato sempre poco la maggioranza regionale, la quale oggi vuole giocare all’attacco con una comunicazione in aula su una legge nazionale che fa cominciare un nuovo cammino ai territori di montagna. L’assessore si chiede perché non sia stato lasciato alle Regioni il compito della classificazione: si sarebbe dovuto lasciare questo compito a chi, in cinque anni, non è riuscito ad allineare l’orario di due treni che si incrociano a Porretta? La verità è che questa Regione avrebbe bisogno di una serena, trasparente e leale autocritica, che, però, non viene fatta”.
Simona Larghetti (Avs) ricorda come “la realtà è complessa e l’altimetria non stabilisce lo stato di fragilità di un territorio. Dobbiamo costruire le infrastrutture dove non ci sono. Per il comune bolognese di Marzabotto perdere lo status di montagna vuole dire perdere opportunità fiscali per le imprese, con rischi, quindi, per lo sviluppo di queste aree come di altre dell’Appennino. Penso, ad esempio, al raddoppio della tratta ferroviaria Porrettana, di cui lo stesso Bignami non parla più”.
Lorenzo Casadei (M5s): “I Comuni montani rischiano, con questa legge, di soffrire ancora di più. C’è preoccupazione da parte degli amministratori della montagna e noi attacchiamo il governo con argomenti concreti ma da Roma non arrivano risposte. La Regione Emilia-Romagna è particolarmente attenta ai problemi della montagna, ma con provvedimenti statali come questo si rischia di cancellare il lavoro fatto”.
Per Andrea Costa (Pd) “è singolare la difesa d’ufficio da parte delle opposizioni del provvedimento nazionale, disposizione che rappresenta un’occasione mancata. Così non si risolvono i problemi della montagna e con questa legge non si chiariscono quali siano le risorse a disposizione. Si genera incertezza fra le amministrazioni locali della montagna. Si poteva fare diversamente e chi governa sceglie, assumendosi la responsabilità se commette errori”.
Per Francesca Lucchi (Pd) “questa legge non riesce a dare risposte adeguate. I criteri introdotti non fanno il bene delle comunità e i comuni esclusi subiscono un danno rilevante. I territori hanno bisogno di contiguità e servono servizi capillari. Anche questa volta la Regione Emilia-Romagna ci mette una pezza, con l’obiettivo di far cresce tutti i territori, compresi quelli montani”.
Ludovica Carla Ferrari (Pd) afferma: “Questa legge, celebrata dal centrodestra come il ‘non plus ultra’ per la montagna, non ci convince. E’ una legge cornice senza visione strutturale: non c’è un disegno organico per la rigenerazione dei territori, mancano una strategia sulla demografia e un’integrazione con le politiche abitative. Trovo assurdo che in questa legge non vi sia un riferimento al tema climatico fondamentale per la montagna, che oggi rischia la perdita della biodiversità, oltre a doversi confrontare con il dissesto idrogeologico”.
Per Giovanni Gordini (Civici) “la legge interviene secondo elementi meccanicistici e semplificatori, come pendenza e altimetria, senza cogliere le criticità dei territori montani, senza entrare nel merito degli aspetti demografici, per esempio, o del supporto economico alle aziende che intendono investire in queste aree”.
Per Simona Lembi (Pd) “la realtà è molto diversa da quella che racconta il centrodestra, che la dipinge in maniera bucolica. La verità è molto differente: la scelta fatta dal governo sui comuni montani danneggia cittadini, imprese e territorio e a poco vale la difesa d’ufficio del governo fatta dai colleghi di destra. Voglio sottolineare che mi sembra curioso che la Città Metropolitana di Bologna sia la più colpita dalle scelte del governo. E non accetto come risposta che Bologna è la provincia più ampia della Regione”.
Per Niccolò Bosi (Pd): “la proposta del governo non tiene conto di cosa sono i territori, delle nostre comunità. Non si può gestire un tema così importante con sole scelte amministrative”.
(Brigida Miranda, Cristian Casali e Luca Molinari)



