L’Emilia-Romagna punta sulle energie rinnovabili e lo fa normando l’uso delle aree per l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici. Dopo un lungo dibattito l’Assemblea legislativa ha approvato la legge regionale sulle aree idonee proposta dalla Giunta e ampiamente emendata dalle forze politiche nel corso del dibattito in commissione Territorio.
Il provvedimento fissa un potenziale incremento di potenza installata sulle aree idonee fino a 10 GW entro il 2030. Questo traguardo supera ampiamente l’obiettivo minimo di 6,3 GW assegnato alla Regione dallo Stato. Al fine di tutelare le eccellenze agroalimentari del territorio, la legge introduce regole precise per contrastare il consumo incontrollato di suolo: in ciascun Comune della regione, i nuovi impianti a fonti rinnovabili a terra non potranno interessare una quota superiore al 2,5% della Superficie Agricola Utilizzata (Sau) comunale. Viene invece promosso l’autoconsumo aziendale e lo sviluppo dell’agrivoltaico, garantendo che le installazioni non compromettano le colture e il pascolo.
A favore della legge hanno votato Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle, contro FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega. Per il centrosinistra la legge darà impulso all’utilizzo di energie da fonti rinnovabili, con effetti benefici sulla tutela dell’ambiente e il contrasto del caro energia per cittadini e imprese. Per il centrodestra, invece, si tratta di una legge non adeguata ai reali bisogni della comunità regionale: la soluzione ai problemi energetici italiani è il nucleare.
Nella sua replica l’assessora all’Ambiente Irene Priolo ha ricordato come la materia in questione sia molto complessa e che la nuova legge regionale sa tenere insieme competitività, coinvolgimento del territorio e consenso democratico.
Le aree idonee sono specifiche porzioni di territorio individuate dalla Regione in cui il processo di autorizzazione per costruire ed esercitare impianti a fonti rinnovabili beneficia di semplificazioni amministrative e burocratiche. In queste zone, l’iter per l’approvazione dei progetti è accelerato e snello. Ciò permette di ridurre i tempi di attesa per le imprese e i cittadini che investono nella transizione energetica. La legge regionale qualifica le aree idonee differenziandole in base alla tecnologia energetica e alla potenza dell’impianto, prediligendo le aree già urbanizzate, compromesse o antropizzate. Oltre alle zone già stabilite dai decreti nazionali, l’Emilia-Romagna ha inserito nel testo ulteriori aree strategiche, tra cui: siti da bonificare, aree racchiuse entro un raggio di 100 metri da siti oggetto di bonifica ambientale; infrastrutture logistiche quali aree di pertinenza degli interporti regionali; aree industriali e artigianali cioè zone del territorio urbanizzato classificate come aree ecologicamente attrezzate; coperture edificate con massima priorità a tetti di capannoni industriali, strutture commerciali e parcheggi.
Il dibattito
Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha evidenziato come “il testo arrivato in Aula non sia quello originariamente presentato dalla Giunta, né dal punto di vista politico né tecnico.
Diversi emendamenti hanno cambiato il punto centrale della legge consegnando un documento che si discosta da quello illustrato in udienza conoscitiva alla presenza di
categorie e organizzazioni agricole. Sono stati modificati aspetti fondamentali come i limiti relativi delle superfici, l’estensione delle aree idonee e le deroghe comunali.
Tutti elementi che cambiano l’impatto concreto della legge sui territori. Non siamo contrari alle rinnovabili ma siamo convinti che servono regole chiare ed equilibrio per
evitare che la transizione si trasformi in nuovi conflitti territoriali e scarico di responsabilità sui comuni. Dobbiamo ricordare che la filiera agroalimentare
garantisce la tutela territoriale ed è un elemento strategico dal punto di vista economico, sociale e culturale”.
Per Tommaso Fiazza (Lega) “il green deal è un clamoroso autogol e la soluzione per l’indipendenza energetica è il nucleare oltre al geotermico e l’idroelettrico.
Implementando il fotovoltaico si foraggiano economie extraeuropee. Scelte presentate come ecologiche sono un’aggressione al nostro patrimonio ambientale
oltre che un suicidio economico. Come Lega chiediamo di eliminare l’obiettivo di produzione di 10 gigawatt riportandolo a 6 gw come richiesto a livello nazionale se
non vogliamo trasformare le nostre campagne in tappeti di fotovoltaico. I 10 gw vogliono anticipare di 10 anni i target europei. È opportuno riconoscere le limitazioni
dall’uso della Sau: abbiamo chiesto un ragionamento sul consumo di suolo per tutelare i piccoli comuni che hanno molte aree idonee e devono avere strumenti utili
per evitare che il paesaggio sia coperto da distese di pannelli”.
Secondo Pietro Vignali (FI) “la legge presenta un impianto contraddittorio difficile da comprendere fino in fondo”. “Non è chiaro se la Regione intenda aprire allo sviluppo
delle rinnovabili o se voglia stringere, sul tema, in modo significativo. La legge oscilla continuamente tra queste due impostazioni senza sceglierne una. L’obiettivo
dichiarato di 10 Gigawatt è superiore a quello indicato dal livello nazionale ed è illusorio se confrontato con le regole restrittive che la norma regionale introduce. Con
tali regole si fatica perfino a raggiungere i 6,3 Gigawatt: si approva una legge sapendo già che non potrà funzionare. Va respinta con forza la narrazione secondo cui il
Governo nazionale avrebbe escluso territori e comuni dai processi decisionali perché la centralizzazione energetica nasce a livello europeo, con la normativa sul green deal
che la sinistra continua a sostenere”.
Daniele Valbonesi (Pd) respinge le accuse secondo le quali la sinistra sarebbe “colpevole di qualsiasi cosa”. “Siamo al quarto anno di questo governo nazionale che
poteva fare scelte diverse – ha affermato -. Sappiamo che questa legge che ci apprestiamo ad approvare non accontenterà tutti. Ma è una sintesi di un
cambiamento e, come ogni cambiamento, impatta sui contrasti, sulle divisioni, sulle divergenze che ci sono sui territori. Ma questa legge ha il merito di dare chiarezza alle
comunità e agli investitori, complicando la vita agli speculatori”.
Per Paolo Burani (Avs) “stiamo portando a compimento un percorso complesso perché questa legge era necessaria: stiamo attraversando una transizione ecologica e
energetica alla luce proprio dei cambiamenti climatici che fanno sì che la temperature siano aumentate anche di 10 gradi rispetto alla media stagionale. Il nostro impegno è
anche sul versante economico: puntare sulle rinnovabili significa ridurre le bollette dei cittadini e di aiutare tutti, imprese e cittadini, ad affrontare il caro energia. Non
bastano più slogan e annunci, ma atti concreti come è questa legge”.
Vincenzo Paldino (Civici) sottolinea come “questa legge è molto importante perché promuove l’uso di energia da fonti rinnovabili. Negli anni in Italia si sono accumulando
molti ritardi sul tema delle energie rinnovabili e questo sta danneggiando molto i cittadini e le imprese. Dobbiamo porre l’attenzione all’accesso delle piccole e medie
imprese alla produzione di energie pulite, è un modo per permettere di sostenere il nostro territorio. Questo progetto di legge è necessario per il nostro territorio: è il
frutto di un confronto con le parti sociali”.
Per Marco Mastacchi (Rete civica) “su questi temi ci sono diversi gli interessi in ballo e serve quindi salvaguardare tutti i settori coinvolti, penso in primis a quelli
dell’agricoltura e del turismo. Occorre quindi puntare sulla qualità e non sulla quantità: la transizione energetica non è solo una questione di numeri. Per questo ho
presentato alcuni emendamenti al provvedimento e un ordine del giorno collegato per provare a migliorare la legge e trovare soluzioni ai problemi”.
Ferdinando Pulitanò (FdI) ricorda come “il percorso che ha portato a questo provvedimento non è stato facile, se a livello nazionale il centrosinistra ‘di lotta’
vorrebbe ricoprire i territori di pannelli fotovoltaici e lo vuole fare a qualsiasi prezzo come confermato dalle dichiarazioni Schlein, Fratoianni, Conte e Bonelli, in Emilia
Romagna, invece, un centrosinistra ‘di governo’, preferisce non prendersi responsabilità e presenta un progetto di legge particolarmente cauto, che non traccia,
su queste tematiche, una linea chiara. Ma non mi stupisco: la transizione energetica ha un prezzo, un prezzo molto caro e quindi dove governa il centrosinistra sceglie
cautela”.
Francesca Lucchi (Pd) ha sottolineato come “il tema energetico sia causa quotidiana di guerre e divisioni e non c’è nulla di più democratico delle energie rinnovabili. Poi
c’è il tema economico: famiglie e imprese sono alle prese con difficoltà quotidiane per l’aumento delle bollette. In Italia il costo dell’energia è del 30% più alto rispetto ad
altri paesi europei. È complesso per le nostre imprese competere sul mercato internazionale. Questa legge è stata migliorata cercando un compromesso del
consumo di Sau, definendo in maniera chiara cosa sono gli stabilimenti industriali e
sapendo bene cosa è l’autoconsumo”.
Per Alice Parma (Pd) “dobbiamo dare risposte e garantire l’appropriatezza degli impianti da fonti rinnovabili nei nostri territori: la sfida è tenere conto delle specificità
di ogni singolo territorio. La nostra regione ha caratteristiche di cui occorre tenere conto. In questo contesto c’è il tema dell’eolico sui crinali. Noi vinciamo col mix
energetico ma la tutela dei luoghi è imprescindibile. Sapendo che i Comuni dovranno gestire la norma insieme a noi dobbiamo costruire una proposta chiara che preveda
di fare cose consone in base a dove vengono realizzate”.
Ludovica Carla Ferrari (Pd) ha richiamato le opposizioni alla collaborazione: “Le norme nazionali hanno prodotto molta confusione e oggi lo sforzo dovrebbe essere
comune per applicare provvedimenti così complessi. Come Regione abbiamo provato a rimediare per garantire le migliori ricadute sui territori e dovremmo collaborare
insieme per produrre, sull’Emilia-Romagna, un cambiamento verso le rinnovabili anche in ambito agricolo, coniugando il bisogno di approvvigionamento energetico
con il mantenimento delle produzioni agricole di qualità”.
Luca Pestelli (FdI) ha evidenziato: “Avrei immaginato per questo progetto di legge un percorso più ricettivo e radicato sul territorio. La norma si basa su elementi
condivisibili, ma il vero tema è che un percorso di legge, per raccogliere consensi e idee di miglioramento, deve fondarsi su una chiara proposta politica. Ed è questa che
manca alla maggioranza, così come è mancata una visione per tutto l’iter di formazione della legge. Si tratta di una norma che non sceglie: ma se un legislatore
non sceglie, vuol dire che non definisce una linea politica, diventando solo un burocrate e perdendo la fiducia di cittadini e portatori di interesse”.
Per Priamo Bocchi (FdI) “la maggioranza è intervenuta molto nel cambiare il testo originale, questa legge ha dei problemi e non dà risposte ai problemi veri del settore
energetico perché ha un approccio ideologico. Abbiamo degli ambientalisti che sognano solo di distruggere o almeno rivoluzionare le nostre società liberali e
industriali. Questa sinistra vuole solo decarbonizzare e sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili: è uno scenario che presenta molte contraddizioni perché la
verità è un’altra: esistono, infatti, solamente due modi comprovare per ridurre le emissioni e fornire elettricità, costruire centrali a gas naturale e centrali nucleari”.
Simona Larghetti (Avs) “dobbiamo prenderci delle responsabilità e le responsabilità se le prendono le persone serie: il dibattitto di oggi me lo aspettavo ricco, ma sul
merito e non sui massimi sistemi. Ho ascoltato da parte dei colleghi di centrodestra temi e argomenti più adatti a un convegno che all’approvazione di una legge molto
importante. Come maggioranza abbiamo fatto un lavoro vero, un lavoro serio in cui abbiamo cercato di migliorare il testo iniziale perché questo è il nostro compito.
Vogliamo affrontare i temi delle energie rinnovabili e dare risposte”.
Per Lorenzo Casadei (M5 Stelle) “con questo provvedimento c’è un progetto di transizione energetica per la nostra regione: vogliamo costruire un modello di
sviluppo più democratico, meno dipendente dagli sprechi, ci mettiamo al servizio della collettività. Il modello attuale basato sulle fonti fossili è insostenibile, noi
vogliamo una transizione fatta bene: per questo diciamo sì alle comunità energetiche, diciamo sì all’economia circolare, diciamo sì alla produzione di energia che
avvantaggia i cittadini”.
Francesco Sassone (FdI) ha dichiarato che “il centrosinistra continua a rincorrere gli slogan, anche sui temi ambientali, ma poi deve poi fare i conti con la realtà: c’è una
contraddizione politica perché si fanno scelte spesso non coerenti e non sostenibili. Penso, ad esempio, agli autobus a idrogeno a Bologna: un mezzo che non porterà a
una riduzione delle fonti fossili. Questa legge non dà una direzione chiara, serviva più coerenza: serve capire se le scelte fatte oggi porteranno realmente dei benefici
ambientali”.
Ricordando che in provincia di Ferrara è stato raggiunto il limite massimo di impianti fotovoltaici e dovendo escludere, per le caratteristiche del territorio, fonti come
l’eolico o il geotermico, Fausto Gianella (FdI) ha ribadito che “dobbiamo confrontarci con il mondo quando parliamo di normative sull’energia. Siamo la quarta manifattura
europea e le nostre industrie devono avere energia per funzionare. Senza la possibilità di un’energia costante per competere a livello mondiale siamo economicamente
falliti. Per questo è necessario approcciare al nucleare. Il nucleare è possibile da installare con centrali meno impattanti rispetto al passato e in tre o quattro anni
potremmo essere di nuovo competitivi e indipendenti sotto il profilo energetico”.
Concorde, sulla necessità di introdurre il nucleare, Alberto Ferrero (FdI) che ha ricordato come “a causa della scellerata scelta di uscire dal nucleare qualche anno fa,
oggi l’Italia, priva di fonti combustibili, deve dipendere dall’estero. Non solo per le risorse, ma anche, ad esempio, per i materiali necessari alla produzione del
fotovoltaico. Le nostre industrie necessitano di energia programmabile e un paese industrializzato necessita di integrazione tra fonti energetiche: il giusto alleato è il
nucleare. In provincia di Bologna abbiamo l’eccellenza del Brasimone dove si sta studiando il nucleare di quarta generazione. Un’opportunità da cogliere alla luce del
fatto che anche il governo nazionale sta andando in questa direzione”.
Vincenzo Paldino (Civici) ha sottolineato: “In quest’aula più di un esponente dell’opposizione ha parlato di nucleare. Allora bisogna chiedersi perché il Governo
nazionale abbia perso quattro anni o, più probabilmente, la realtà è che servono approfondimenti da effettuare con prudenza”. Paldino ha poi annunciato il suo ordine
del giorno, a sostegno delle piccole e medie imprese, per le quali l’approvvigionamento energetico è particolarmente gravoso. “Un ordine del giorno
che va nella direzione di non lasciare indietro questo tessuto economico e che propone procedure semplificate”.
Paolo Calvano (Pd) ha voluto rendere merito all’assessora Irene Priolo, in particolare per il primo testo redatto dalla giunta e che poi è stato ritirato per via della sentenza
del Tar. “Un testo che siamo stati costretti a ritirare perché il Tar ha fermato il primo decreto nazionale – ha ribadito Calvano – ma che conteneva elementi importanti, che
poi sono stati ripresi dal successivo testo nazionale. Come, ad esempio, la proposta di poter limitare la superficie agricola utilizzata a livello comunale, che è uno di quegli
strumenti che consentirà, nel tempo, di vedere una migliore distribuzione di questi impianti. Nel nostro testo di legge, inoltre, diamo un segnale importante rispetto al
tema dell’autoconsumo e al come questi impianti possano essere messi a disposizione delle comunità energetiche”.
Nicola Marcello (FdI) invita a “contrastare la burocrazia che rallenta l’attività dei cittadini, dobbiamo raggiungere gli obiettivi veri: invece questa legge è uno
specchietto per le allodole. Serve porsi obiettivi e raggiungerli e non fare solo dibattiti”.
Per Annalisa Arletti (FdI) “quello dell’energia è un tema serio e come tale va affrontato. L’Italia deve diventare una Paese indipendente dal punto di vista
energetico, perché un Paese che non è indipendente sul piano energetico è un Paese ricattabile. Non ho dubbi nel dire che questa legge è una delle più importanti che
voteremo in questa legislatura e proprio per questo non è più il momento di tentennare come fa invece questa legge”.
Per Marta Evangelisti (FdI) “questo pdl, per come è stato scritto e modificato, rispecchia il metodo di come la maggioranza affronta temi definiti strategici. Una
legge regionale che dovrebbe disciplinare le aree idonee non può limitarsi a essere un compromesso momentaneo per le divisioni nella maggioranza. Il testo è
caratterizzato da un’ambiguità di fondo: si dice di voler tutelare i territori, ma poi si rimandano le responsabilità ai Comuni. Il governo nazionale, a differenza della
narrazione che spesso viene fatta in quest’Aula, non ha rallentato la transizione energetica, ma sta lavorando per renderla più compatibile e più accessibile a famiglie
e imprese. Sta inoltre aprendo al nucleare per eliminare tabù che da tempo hanno incatenato questa Regione”.
(Brigida Miranda, Lucia Paci, Cristian Casali e Luca Molinari)



