Governo locale e legalità

Enti locali. In commissione clausola valutativa su legge per sostegno a Pro Loco: più di 1mln in 3 anni

Dibattito sulle regole per accedere ai bandi. Per Rancan (Lega) serve eliminare l’obbligo di aggregazione; Marchetti (Pd), invece, spinge per aumentare il supporto per facilitarle. Soddisfatta dei risultati della norma la presidente Rontini

In tre anni, dal 2017 a oggi, sono stati erogati dalla Regione un milione e 100mila euro di finanziamenti per la promozione e il sostegno delle Pro Loco. Sono 52 i programmi presentiti nel triennio di cui 44 finanziati. Questi sono i numeri presentati in commissione Politiche economiche (presieduta da Manuela Rontini) dove è andato in scena il dibattito sulla clausola valutativa relativa alla legge “Norme per la promozione e il sostegno delle Pro Loco”, approvata nel 2016 dall’Assemblea legislativa con la sola astensione del Movimento 5 stelle. Una legge che mette in risalto la specificità in ambito turistico delle Pro Loco, che attualmente sono 347 in Emilia-Romagna.

L’elemento fondamentale individuato per il triennio, ha spiegato un funzionario della Giunta, è stata l’aggregazione con una regola ad hoc inserita nel bandi. Per il 2017, in cui sono stai erogati circa 350mila euro, per poter partecipare al bando l’asticella è stata fissata a un minimo di due Pro Loco aggregate. Un tentativo che ha messo in evidenza forti differenze territoriali: in Romagna la capacità di aggregazione è stata molto forte, mentre dal Piacentino fino alle province di Reggio e Modena è stata riscontrata una diffusa criticità. Nel 2018 l’asticella è stata alzata fino a sei Pro loco aggregate mentre nel 2019 la quota è stata abbassata a quattro. Proprio nel 2019 si è raggiunto il numero maggiore di Pro Loco aggregate, 101, il 30% del totale. Lo zoccolo duro di queste, circa il 60%, è presente in Romagna mentre in Emilia la percentuale si è fermata al 15%.

“Le Pro Loco- ha commentato il capogruppo della Lega Matteo Rancan– sono un grande patrimonio di tutto il territorio. I numeri ci raccontano che nei fatti le aggregazioni hanno fallito: 101 Pro Loco aggregate sono un dato molto basso. La regola introdotta non permette a molte associazioni di partecipare ai bandi per l’assegnazione dei fondi. Sarebbe opportuno togliere l’obbligo e inserire l’aggregazioni come possibilità, magari prevedendo un punteggio maggiore per chi si presenta insieme. Altro problema riguarda le piccole realtà: qui non si riescono a raccogliere i 10mila euro che servono per partecipare ai bandi. In futuro serve maggiore capillarità nella distribuzione dei fondi”.

Francesca Marchetti del Partito democratico ha sottolineato il ruolo centrale che assumono le Pro Loco grazie alla legge approvata nel 2016 e ha difeso la scelta di puntare sulle aggregazioni: “Dobbiamo pensare a trovare strumenti e soluzioni per aiutare le Pro Loco nelle aggregazioni. Dobbiamo sostenerle dal punto di vista della redazione della parte burocratica e accompagnarle anche dal punto di vista della formazione dei volontari. L’unione di più Pro Loco permette di migliorare il tipo di iniziative che si riescono a mettere in campo. Dobbiamo continuare a investire su questa strada”.

Soddisfazione è stata espressa anche dalla presidente della Commissione Manuela Rontini: “Il percorso fatto in questi anni ha centrato l’obiettivo di aiutare il tessuto di realtà associative che hanno a cuore i nostri territori e le nostre comunità, specie nelle realtà più piccole. La finalità della legge era e rimane di aiutare al meglio queste realtà”. E ha aggiunto: “Il tema dell’aggregazione deve essere affrontato in maniera flessibile. Ci sono gli elementi per provare a farlo insieme all’Unione nazionale delle pro loco italiane (Unpli), alle rappresentanze delle Pro Loco e a tutte le forze politiche, per non tradire lo spirito della legge. Un passo avanti per continuare a sostenere queste realtà”.

(Andrea Perini)

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