Salvaguardare l’offerta pubblica di formazione nell’ambito dell’apprendistato professionalizzante, strumento importante per il sistema delle imprese e accesso certo a percorsi formativi per migliaia di giovani.
E’ questa la richiesta rivolta da Mirco Bagnari (Pd) alla Giunta regionale in un ‘question time’ firmato insieme a Manuela Rontini e Luca Sabattini, entrambi appartenenti allo stesso gruppo, dove si evidenzia che lo scorso 30 marzo l’assessorato ha trasmesso una comunicazione formale alle parti sociali con la quale si conferma l’esaurimento delle risorse, si tratta di “oltre 8 milioni per il 2016 interamente impegnati”, destinate all’apprendistato professionalizzante.
Bagnari ricorda, a questo proposito, che “l’istituto dell’apprendistato professionalizzante è lo strumento più utilizzato dalle imprese per nuove assunzioni e la scelta di sospendere l’offerta pubblica di formazione a causa della carenza dei fondi limiterebbe, per i nuovi assunti e per il periodo di interruzione, la componente formativa del contratto a quella obbligatoria in capo all’azienda”.
“Le ‘Linee guida per l’apprendistato professionalizzante’, deliberate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome e recepite dalla Regione Emilia-Romagna nel 2015, – risponde Patrizio Bianchi, assessore alla Formazione – prevedono che le amministrazioni, in caso esauriscano le risorse disponibili e “per l’intero periodo di indisponibilità, ne garantiscono la tracciabilità e comunicazione anche alle direzioni territoriali del lavoro quale causa esimente per le imprese dall’obbligo della formazione di base e trasversale”.
La Regione – aggiunge – “ha sempre investito sul contratto di apprendistato rendendo disponibile un’offerta pubblica qualificata di formazione”, per questo, “storicamente, il riparto delle risorse ha premiato” l’Emilia-Romagna, “garantendole un’attribuzione annuale intorno al 20% del totale delle risorse stanziate dal ministero del Lavoro”, che dai 100 milioni annui fino al 2015 sono state ridotte a 40 milioni: da qui, gli 8,2 milioni destinati nel 2016 alla nostra Regione, “risorse già assegnate e pagate”. A fronte di questa riduzione – riferisce ancora Bianchi – si è registrato in Emilia-Romagna un incremento progressivo del numero degli apprendisti assunti nell’ultimo anno, passati da 30 mila a 38 mila.
“Si attende per il 2017 il nuovo decreto, previsto di pari importo, – segnala – attraverso il quale saranno erogati gli assegni formativi riferiti ad attività concluse e verificate pari a 4.627.700 euro fino a oggi. A fine marzo 2017 risultano assegni formativi già attribuite in fase di realizzazione per un importo complessivo pari a 11 milioni, che saranno in parte maturati nel 2018”.
“Queste condizioni – sottolinea l’assessore – rendono indisponibile l’offerta formativa pubblica per i soli apprendisti assunti dal 12 aprile 2017 alla data di stanziamento di ulteriori risorse e, eventualmente, alla ridefinizione delle caratteristiche dell’offerta formativa pubblica”.
“La sospensione, quindi, – chiarisce Bianchi – un atto dovuto e previsto dalla normativa, non incide in nessun modo sull’utilizzo della forma contrattuale dell’apprendistato, né dei contratti in essere, né di quelli futuri. Ma rappresenta esclusivamente causa esimente per le imprese dall’obbligo della formazione di base e trasversale effettuata esternamente all’azienda e, in quanto tale, comunicata alle direzioni territoriali del lavoro. Fermo restando l’obbligo primario della formazione di tipo professionalizzante, affidata dall’ordinamento all’impresa, la cui durata e modalità di erogazione sono stabilite a livello nazionale”.
“Abbiamo scritto al ministro Giuliano Poletti – assicura infine Bianchi– chiedendo con urgenza l’emanazione del decreto 2017 per poter ripristinare al più presto l’obbligo dell’offerta pubblica”.
“Una spiegazione esauriente e dettagliata sui meccanismi di questo istituto – replica Bagnari – che evidenzia come l’impegno della Regione sulla formazione professionalizzante faccia la differenza rispetto ad altri territori. Se c’è stato quindi un aspetto critico riguarda, quindi, una comunicazione troppo veloce che ha sorvolato su aspetti dirimenti della vicenda”. Bagnari auspica quindi una ripresa del dialogo e della concertazione con le parti sociali: “La nostra attenzione su questo istituto – conclude – è motivata dal fatto che rappresenta un tassello importante e qualificante anche sul fronte dell’attività messa in campo nell’ambito del Patto per il lavoro.
(Antonella Celletti)


